Assegno Unico nell’ISEE, la trappola che ha escluso dai bonus sociali il 21% delle famiglie più povere

Redazione

11 Marzo 2026

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Ricevere un sussidio per i propri figli e perdere per questo il diritto al bonus sulla bolletta del gas. Non è un caso limite o una distorsione marginale: è il meccanismo concreto che, dal 2024, colpisce migliaia di famiglie italiane. L’inclusione dell’Assegno Unico nel calcolo dell’ISEE ha prodotto infatti un effetto a catena che nessuno vuole chiamare con il suo nome: una trappola del welfare. Ecco tutti i dettagli.

Assegno Unico nell’ISEE, il dato che non si può ignorare

I numeri elaborati dal Sole 24 Ore su dati dell’Osservatorio ISEE dell’INPS sono inequivocabili. Tra il 2022 e il 2025, le famiglie con ISEE inferiore a 10.000 euro — più o meno la soglia di riferimento per l’accesso ai bonus sociali su luce, gas e acqua — sono crollate da 4,97 milioni a 3,93 milioni. Un calo del 21%: circa un nucleo familiare su cinque ha perso in quattro anni il diritto alle agevolazioni più essenziali.

La platea complessiva di chi presenta l’ISEE è invece cresciuta, seppure di poco: da 10,02 a 10,37 milioni di nuclei, un +3%. Ma al suo interno è avvenuta una redistribuzione silenziosa e profonda, con famiglie scivolate verso fasce di reddito più alte — non perché stiano meglio, ma perché il loro indicatore è stato ‘gonfiato’ da voci che non rispecchiano la loro reale capacità di spesa.

Come l’Assegno Unico ha distorto l’ISEE

Dal 2024, l’Assegno Unico per i figli viene incluso nel calcolo dell’ISEE come componente reddituale. Nel 2025, questo sussidio ha corrisposto in media 173 euro al mese per figlio, circa 2.076 euro annui. Per una famiglia con tre o quattro figli, la somma percepita può essere quindi sufficiente a far superare di poco la soglia dei 10.000 euro di ISEE — abbastanza per perdere i bonus energetici, ma non abbastanza per stare davvero meglio.

Il risultato è paradossale nella sua brutalità: un aiuto pensato per sostenere le famiglie con figli finisce per escluderle da altri sostegni. E chi ha più figli — e quindi più bisogno — rischia davvero di essere penalizzato due volte.

Lo spostamento verso l’alto delle fasce ISEE

Parallelamente al calo nella fascia più bassa, le classi ISEE superiori hanno registrato incrementi significativi tra il 2022 e il 2025:


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  • Nuclei tra 10.000 e 15.000 euro: +13% (da 1,53 a 1,72 milioni)
  • Tra 15.000 e 25.000 euro: +27% (da 1,87 a 2,38 milioni)
  • Tra 25.000 e 40.000 euro: +41% (da 1,11 a 1,57 milioni)
  • Oltre 40.000 euro: +43% (da 0,54 a 0,77 milioni).

Questo spostamento, però, non riflette solo la crescita reale dei redditi, ma anche l’effetto ‘distorsivo’ dell’inclusione di nuove voci nel calcolo dell’indicatore. Tra il 2023 e il 2025, la componente reddituale dell’ISEE è cresciuta del 20,3%, quella patrimoniale del 6,9%. Aumenti reali, certo, ma che non compensano l’impennata del costo della vita e lasciano molte famiglie in una zona grigia: troppo ‘ricche’ per i bonus, troppo povere per farcela da sole.

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I correttivi della Legge di Bilancio 2026: un passo avanti, ma parziale

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto alcuni aggiustamenti necessari, come la neutralizzazione del valore della prima casa nel calcolo dell’ISEE e una scala di equivalenza più favorevole per le famiglie numerose. Le modifiche sono già state recepite nei nuovi modelli DSU disponibili presso l’INPS, ma il campo di applicazione resta limitato: questi correttivi valgono solo per alcune prestazioni specifiche — Assegno Unico, Assegno di Inclusione, Bonus Asilo Nido, Bonus Nuovi Nati — e non toccano i criteri di accesso ai bonus energetici né alla gran parte delle altre agevolazioni sociali.

Il problema strutturale, quindi, rimane irrisolto. Le soglie ISEE non sono state aggiornate in modo organico per tenere conto delle nuove voci incluse nel calcolo, e il sistema continua a escludere famiglie che, sulla carta, non dovrebbero stare fuori.

Insomma, fino a quando non si interverrà in modo sistematico — aggiornando le soglie, rivedendo le voci incluse nel calcolo e garantendo coerenza tra le diverse misure — il rischio è che il welfare italiano continui a restringersi proprio per chi ne avrebbe un disperato bisogno.