Un nuovo disegno di legge sui caregiver familiari introduce per la prima volta un contributo economico strutturato, e una serie di tutele specifiche, per chi assiste in modo continuativo un familiare non autosufficiente. Si tratta di un primo riconoscimento formale di un ruolo che, fino ad oggi, era richiamato in varie norme ma mai disciplinato in modo organico. Ecco che cosa prevede il nuovo bonus caregiver e come fare a ottenerlo.
Chi è il caregiver convivente prevalente
Al centro del nuovo provvedimento c’è la figura del caregiver “convivente prevalente”, cioè il familiare che si fa carico della quota maggiore di assistenza alla persona con disabilità o grave non autosufficienza. Sono tre i tipi di caregiver conviventi prevalenti riconosciuti:
- Chi svolge un’assistenza pari o superiore a 91 ore a settimana
- Chi assiste dalle 30 alle 90 ore settimanali
- Coloro che assistono dalle 10 alle 29 ore settimanali.
Viene inoltre riconosciuta una quarta categoria di caregiver non convivente, che è tenuto a prestare almeno 30 ore settimanali di assistenza. Questa classificazione serve a modulare le tutele in funzione dell’effettivo carico assistenziale dichiarato e riconosciuto.
Come funziona il contributo fino a 400 euro mensili
Il bonus caregiver riguarda soltanto la fascia con il carico più pesante, cioè i caregiver conviventi che garantiscono almeno 91 ore di assistenza a settimana. Per accedere al contributo, gli appartenenti a questa categoria dovranno:
- Avere un reddito da lavoro non superiore a 3.000 euro l’anno
- Possedere un ISEE familiare non oltre i 15.000 euro.
In presenza di questi requisiti, spetta un contributo esentasse fino a 400 euro al mese, erogato con cadenza trimestrale o semestrale e compatibile con alcune misure regionali, nei limiti che saranno definiti in sede attuativa. L’importo preciso dipenderà tuttavia dal numero di domande ammesse, e dal budget complessivo disponibile, per evitare sforamenti di spesa.
Come avverrà il riconoscimento e quali tutele sono previste
Il riconoscimento formale dei caregiver interessati dalla misura passerà attraverso una registrazione sul portale INPS, prevista a partire da settembre 2026, che servirà a censire i caregiver e a raccogliere i dati necessari per l’accesso alle agevolazioni. Oltre al contributo economico, il nuovo disegno di legge riconosce anche un pacchetto di diritti legati al mondo del lavoro e al benessere psicologico, graduato in base al monte ore di cura.
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Tra le tutele previste rientrano:
- Congedo parentale quando la persona assistita è un minore
- Ferie e permessi solidali messi a disposizione dai colleghi dello stesso datore di lavoro
- Accesso agevolato al supporto psicologico
- Flessibilità oraria
- Maggiore possibilità di lavoro da remoto
- Riconoscimento delle competenze maturate nell’assistenza, che potranno essere valorizzate come competenze socio‑sanitarie spendibili anche in ambito professionale.
Per i caregiver più giovani sono previste inoltre misure ad hoc, come:
- Richiesta di compatibilità tra orario di servizio civile e attività di cura
- Per gli studenti, esonero dalle tasse universitarie o riconoscimento dell’esperienza di cura come credito nei percorsi scuola‑lavoro.
Risorse stanziate e principali critiche alla misura
Per il nuovo impianto di tutele la Legge di Bilancio ha previsto uno stanziamento complessivo di 257 milioni di euro, di cui circa 1,15 milioni destinati nel 2026 alla realizzazione della piattaforma INPS e all’avvio operativo della misura. Le somme successive serviranno a finanziare i contributi e gli altri interventi previsti dal ddl, attraverso un Fondo dedicato al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale.
Accanto alla soddisfazione del Governo per un passo atteso da anni, non mancano però le critiche. I limiti economici (reddito da lavoro massimo 3.000 euro e ISEE fino a 15.000 euro) vengono giudicati troppo restrittivi, al punto che il contributo stimato potrebbe raggiungere soltanto 50.000 caregiver a fronte di una platea potenziale di 7–8 milioni di persone che assistono stabilmente un familiare. Il rischio evidenziato da associazioni e operatori, quindi, è che la misura riconosca formalmente la figura del caregiver, ma lasci scoperta gran parte di chi oggi sostiene un carico di cura intenso senza adeguato supporto economico.