Esiste una doppia forma di sostegno per chi, in età avanzata, non è più autosufficiente ma desidera continuare a vivere nella propria casa, con l’aiuto di familiari e personale dedicato. Nel complesso, questo bonus anziani permette di ottenere nel 2026 fino a 1.392 euro mensili. Ecco tutti i dettagli e i requisiti da rispettare.
Bonus anziani, come si compone l’importo fino a 1.392 euro
Il beneficio economico si basa su due pilastri. Il primo è l’indennità di accompagnamento INPS, che resta la prestazione “di base” riconosciuta agli invalidi civili totali non in grado di deambulare da soli o di compiere gli atti essenziali della vita quotidiana. L’importo per il biennio 2025–2026 oscilla intorno ai 540–550 euro al mese, a seconda dell’anno di riferimento (per il 2026 le stime parlano di circa 550 euro, dopo gli aumenti legati all’inflazione).
A questa quota si aggiunge poi la cosiddetta Prestazione universale, pari a 850 euro mensili. La somma dei due importi porta quindi il bonus complessivo intorno a 1.392–1.400 euro al mese, cifra che rappresenta il tetto massimo raggiungibile dai beneficiari che soddisfano tutti i requisiti previsti. A differenza dell’indennità di accompagnamento, utilizzabile liberamente, l’assegno della Prestazione Universale è però vincolato: deve essere speso esclusivamente per retribuire lavoratori domestici regolarmente assunti o per acquistare servizi di cura da imprese e professionisti autorizzati.
Requisiti: età, ISEE e bisogno assistenziale gravissimo
La Prestazione universale non è destinata a tutti gli anziani, ma solo a una platea ristretta individuata da requisiti anagrafici, economici e sanitari precisi. In primo luogo, è necessario avere almeno 80 anni e risultare già titolari (o comunque in possesso dei requisiti per il riconoscimento) dell’indennità di accompagnamento.
Sul piano economico, la soglia di accesso è fissata in un ISEE sociosanitario non superiore a 6.000 euro annui, calcolato con le regole specifiche per le prestazioni di natura sociosanitaria, che considerano solo il beneficiario, il coniuge e gli eventuali figli a carico. Il Governo ha annunciato tuttavia la possibilità di rivedere questo limite durante la fase sperimentale, per ampliare il numero di aventi diritto, ma al momento il valore di riferimento resta quello di 6.000 euro.
Elemento centrale è poi il requisito del “bisogno assistenziale gravissimo”, che non coincide semplicemente con la non autosufficienza generica. L’INPS utilizza un sistema di valutazione multidimensionale basato su un questionario a punteggio che analizza autonomia motoria, capacità cognitive e presenza di disturbi comportamentali. Solo chi raggiunge almeno 8 punti viene classificato in condizione di gravissimo bisogno assistenziale.
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Domanda, controlli e rischi di decadenza
Per ottenere la Prestazione Universale non basta essere già riconosciuti invalidi al 100%: è necessario presentare una domanda telematica specifica all’INPS, tramite il portale istituzionale o con il supporto di patronati e altri intermediari abilitati. La richiesta attiva le verifiche sul verbale sanitario e sui dati ISEE, oltre alla valutazione del fabbisogno assistenziale gravissimo secondo i criteri fissati dal Decreto Anziani.
Una volta riconosciuta, la quota integrativa da 850 euro è sottoposta a un rigido sistema di controlli: periodicamente l’INPS può chiedere la documentazione che dimostri l’utilizzo delle somme per retribuire assistenti familiari regolari o per pagare fatture di strutture e servizi autorizzati. Se le spese non risultano coerenti con la finalità della misura, o se viene accertata la mancanza di prove sufficienti, l’assegno di assistenza può essere revocato, lasciando al beneficiario solo l’indennità di accompagnamento.
Inoltre, la prestazione decade in caso di ricovero a totale carico del Servizio sanitario nazionale per periodi prolungati: la normativa prevede infatti che, superati determinati limiti di degenza gratuita continuativa (in genere oltre il mese), venga meno il diritto alla quota integrativa, proprio perché viene meno il presupposto dell’assistenza domiciliare. Per gli anziani e le famiglie che intendono mantenere il beneficio è quindi essenziale conservare tutta la documentazione di spesa, comunicare tempestivamente eventuali variazioni e rispettare con attenzione gli obblighi previsti.