Il 2026 apre un nuovo capitolo per le agevolazioni sulle assunzioni. Con la scadenza degli incentivi del Decreto Coesione al 31 dicembre 2025, la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha ridisegnato il quadro degli strumenti disponibili, stanziando 825 milioni di euro per il triennio 2026-2028. Le aziende private che assumono a tempo indeterminato potranno quindi contare su un ventaglio articolato di agevolazioni: esoneri contributivi, deduzioni fiscali potenziate e bonus mirati per specifiche categorie di lavoratori. Il tutto con la possibilità, in molti casi, di cumulare più misure sulla stessa assunzione. Ecco tutti i dettagli.
Esonero contributivo per nuovi assunti
Secondo quanto stabilito nei commi 153-155 della Legge di Bilancio 2026, i datori di lavoro privati che effettuano nuove assunzioni a tempo indeterminato, o trasformano contratti a termine in contratti stabili, possono ottenere un esonero parziale dei contributi previdenziali per un periodo massimo di 24 mesi. Un’agevolazione che vale per il personale non dirigenziale e non si estende invece al lavoro domestico né alla Pubblica amministrazione.
Per le aziende con sede operativa nelle otto regioni della ZES Unica — Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna — è previsto inoltre un trattamento rafforzato in continuità con la Decontribuzione Sud degli anni precedenti, con l’obiettivo di rendere strutturalmente più conveniente assumere nel Mezzogiorno. L’entità dello sgravio e le modalità operative saranno definite da un decreto del Ministero del Lavoro, non ancora pubblicato.
Maxi-deduzione fiscale al 120% e al 130%: come funziona
La maxi-deduzione fiscale, già pienamente attiva e prorogata fino al 2027, consente di portare in deduzione il 120% del costo del lavoro per ogni nuova assunzione a tempo indeterminato che generi un reale incremento occupazionale. In pratica, un dipendente che costa 30.000 euro lordi “vale” fiscalmente 36.000 euro, con un risparmio IRES netto di circa 1.440 euro annui.
La percentuale sale poi al 130% quando l’assunzione riguarda alcune categorie specifiche:
- Lavoratori con disabilità
- Donne con almeno due figli minori o disoccupate da oltre sei mesi
- Giovani under 30 mai assunti a tempo indeterminato
- Ex percettori del Reddito di Cittadinanza non ammessi all’Assegno di Inclusione
- Lavoratori dipendenti con sede di lavoro in regioni con PIL pro capite inferiore al 75% della media europea.
Il requisito fondamentale è l’incremento occupazionale netto: a fine esercizio il numero complessivo dei dipendenti deve risultare superiore alla media dell’anno precedente. Non rinnovare un contratto a termine potrebbe quindi compromettere l’agevolazione anche in presenza di nuove assunzioni stabili.
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Incentivi per giovani under 30 e under 35
Per i giovani under 30, mai titolari di un contratto a tempo indeterminato, rimane confermato l’incentivo strutturale che consiste in uno sgravio del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro, fino a 3.000 euro all’anno per 36 mesi.
Il bonus under 35 del Decreto Coesione, invece, — che prevedeva un esonero del 100% fino a 500 euro mensili, con una maggiorazione a 650 euro per le regioni ZES — non è stato prorogato in Manovra. Il Ministero del Lavoro ha tuttavia segnalato che le risorse non utilizzate nel biennio 2024-2025 potrebbero finanziare un’estensione in futuro.
Bonus mamme lavoratrici: esonero fino a 8.000 euro annui
Una delle misure chiave della Manovra 2026 riguarda le donne madri di almeno tre figli minorenni, prive di occupazione regolare da almeno sei mesi. Le legge prevede per loro un esonero contributivo del 100% fino a 8.000 euro annui, con una durata differenziata: 24 mesi per le assunzioni a tempo indeterminato, 18 mesi per le trasformazioni contrattuali e 12 mesi per il tempo determinato.
Questa misura si affianca al Bonus Donne già esistente e all’esonero contributivo per le lavoratrici madri di tre o più figli previsto dalla Legge 213/2023, che offre uno sgravio del 100% a carico della lavoratrice fino a 3.000 euro annui. Le due agevolazioni non sono cumulabili sulla parte contributiva, ma la maxi-deduzione fiscale resta comunque applicabile in parallelo.
Part-time agevolato per genitori
La Legge di Bilancio 2026 introduce infine una misura inedita: le aziende che accolgono la richiesta di un dipendente con almeno tre figli conviventi di passare da full-time a part-time ottengono un esonero contributivo totale fino a 3.000 euro annui per 24 mesi. Affinché la misura sia applicata, la riduzione oraria deve essere pari ad almeno il 40%. E il beneficio resta attivo fino al compimento dei 10 anni del figlio più piccolo, senza limiti di tempo nel caso di figli con disabilità.