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Buoni Pasto 2025, nuovo tetto alle commissioni: cosa cambia per lavoratori, esercenti e aziende

Dal 1° settembre entra in vigore un nuovo tetto massimo del 5% alle commissioni applicate sui buoni pasto. Ma l'impatto sulle aziende potrebbe non essere del tutto positivo.

di Redazione
29 Agosto 2025
in Attualità, Lavoro
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Dal 1° settembre 2025 entra in vigore una misura che modificherà in profondità il panorama dei buoni pasto in Italia: arriva il tetto massimo del 5% alle commissioni che le società emittenti potranno applicare a bar, ristoranti e supermercati che accettano questi voucher. Questa novità, voluta nell’ottica di favorire la trasparenza e la competitività nel settore, è già operativa nel comparto pubblico e ora riguarderà anche quello privato, con ricadute su tutta la filiera. Ecco di seguito i dettagli.

Sommario

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  • Buoni Pasto 2025, in arrivo commissioni più leggere
  • La posizione delle società emittenti
  • Gli effetti sul welfare aziendale
  • Cosa succede ai contratti e ai ticket già emessi

Buoni Pasto 2025, in arrivo commissioni più leggere

Leggi anche  Bonifico istantaneo, come funziona e quanto costa
Per chi accetta buoni pasto, la nuova soglia massima delle commissioni pari al 5% rappresenta una boccata d’ossigeno: fino ad oggi, le società emittenti potevano imporre costi anche superiori al 15%, incidendo notevolmente sui margini di bar, ristoranti, alimentari e catene della GDO. Con il tetto fissato per legge, il risparmio sarà diretto e immediato, e consentirà agli esercenti di gestire in modo più sostenibile i ticket e di poter considerare la loro accettazione come vantaggio competitivo, senza più dover scegliere se aderire o meno solo per ragioni di costo.

La posizione delle società emittenti

Non mancano però le polemiche da parte delle società che emettono i voucher. Secondo le associazioni di categoria, il tetto imposto sarebbe ‘anticoncorrenziale’, con il rischio di favorire le grandi catene della distribuzione rispetto ai piccoli operatori. L’Associazione nazionale società emettitrici buoni pasto (Anseb) ha sottolineato come il nuovo limite potrebbe portare all’eliminazione di sconti per le aziende che acquistano buoni, riversando così il peso delle commissioni contenute direttamente sui datori di lavoro.

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Gli effetti sul welfare aziendale

Il tema più delicato riguarda proprio i lavoratori e il welfare aziendale. Secondo una recente indagine condotta tra gli HR manager, c’è preoccupazione che le aziende possano reagire riducendo il numero o il valore dei buoni offerti ai dipendenti, oppure tagliando altre voci di spesa dedicate al benessere. In particolare, quasi il 40% ipotizza la necessità di decurtare il budget destinato al personale, mentre il 15% valuta di abbassare il valore facciale del buono pasto, con il 13% pronto a trovare soluzioni alternative per tutelare il potere d’acquisto dei propri lavoratori.

Cosa succede ai contratti e ai ticket già emessi

La nuova normativa sui buoni pasto prevede in ogni caso un periodo ‘di transizione’: tutti i contratti tra società emittenti ed esercenti dovranno essere adeguati entro il 31 agosto 2025, mentre i buoni già in circolazione resteranno validi alle vecchie condizioni fino al 31 dicembre. Dal 1° gennaio 2026, il tetto del 5% sarà obbligatorio per tutti, senza eccezioni.

In sintesi, la riforma sui buoni pasto si inserisce in una cornice di cambiamento destinata a impattare su tutti gli attori del sistema: esercenti finalmente facilitati, aziende in cerca di nuovi equilibri e lavoratori che dovranno monitorare con attenzione gli effetti indiretti sulle loro retribuzioni accessorie. E nonostante le critiche, la riforma si presenta come un passo importante verso la trasparenza del settore e la riduzione delle inefficienze.


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