Carta docente 2026, svolta per i fuorisede: si potrà usare anche per viaggi e rientri a casa

Redazione

21 Febbraio 2026

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Per chi insegna lontano da casa, la Carta docente 2026 diventa molto più di un semplice strumento per comprare libri o pagare corsi: si trasforma in un aiuto concreto per affrontare i costi, spesso salatissimi, degli spostamenti. La grande novità di quest’anno, infatti, è la possibilità di utilizzare il bonus anche per le spese di viaggio, inclusi treni, aerei e abbonamenti ai mezzi pubblici, senza dover giustificare il motivo alla base del proprio spostamento. Ecco tutti i dettagli.

Carta del Docente, come cambia nel 2026

Finora la Carta docente era stata pensata quasi esclusivamente come strumento di formazione: manuali, testi specialistici, software, tablet, pc, corsi di aggiornamento. Con la nuova impostazione, il Ministero dell’Istruzione apre invece in modo esplicito all’uso del bonus per i trasporti, riconoscendo che la vita reale dei docenti, soprattutto di quelli costretti a lavorare a centinaia di chilometri da casa, ha bisogni che vanno oltre l’aula e i materiali didattici.

Come si userà la Carta per treni, aerei e abbonamenti

Secondo quanto anticipato da fonti del Ministero dell’Istruzione, la Carta potrà essere impiegata per acquistare biglietti ferroviari, voli aerei e abbonamenti al trasporto pubblico locale o regionale, senza passaggi aggiuntivi o autocertificazioni sulle finalità. In pratica, al momento del pagamento presso gli esercenti convenzionati o online, il docente potrà usare la Carta esattamente come fa oggi per libri e hardware, ma scegliendo un biglietto del treno o un abbonamento mensile invece di un testo scolastico.

Nessun vincolo sulla finalità del viaggio

L’aspetto più rilevante per i fuorisede è che non viene richiesto alcun collegamento diretto tra il viaggio e un corso di formazione o un evento professionale. Le fonti ministeriali hanno infatti chiarito che “non sarà necessario specificare la finalità del viaggio”: lo scopo dello spostamento è irrilevante ai fini dell’utilizzo del bonus.

Questo significa che il docente che lavora in una regione e ha la residenza in un’altra potrà usare la Carta per tornare a casa durante le vacanze di Pasqua, nel periodo estivo o in qualunque altra occasione, senza dover dimostrare che il rientro sia collegato alla propria formazione.

Un aiuto concreto contro il caro-biglietti

Per chi ogni anno affronta il salasso dei biglietti nei periodi di punta – quando le tariffe di treni e aerei raddoppiano o addirittura triplicano – la novità rappresenta un cambio di passo importante. Non si tratta più solo di finanziare percorsi di aggiornamento, ma di riconoscere che il lavoro del docente fuorisede comporta costi di mobilità significativi, spesso inevitabili per mantenere il legame con la propria famiglia e la propria città.


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Proprio per questo, diverse analisi parlano ormai della Carta docente come di uno strumento sempre più orientato al welfare del personale scolastico, non solo alla formazione in senso stretto. L’apertura alle spese di viaggio va letta dentro questa cornice: alleggerire il carico economico di chi, per lavorare nella scuola, accetta supplenze e incarichi lontani da casa. In prospettiva, il ministero ha già annunciato l’intenzione di estendere la logica del welfare scolastico anche al personale ATA, segno che il modello di una Carta più flessibile e vicina ai bisogni quotidiani dei lavoratori della scuola è destinato a rafforzarsi anche nei prossimi anni.