Casa disabitata, nel 2026 si paga la Tari?

Redazione

9 Febbraio 2026

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Nel 2026 la regola generale non cambia: su una casa disabitata la Tari continua a essere dovuta se l’immobile è abitabile e potenzialmente in grado di produrre rifiuti, anche se di fatto non ci vive nessuno e non viene affittato. La tassa sui rifiuti si collega infatti al semplice possesso o detenzione di locali idonei all’uso, non all’effettiva produzione di immondizia; per non pagare serve dimostrare che la casa è davvero inutilizzabile o inagibile, oppure che il Comune prevede riduzioni specifiche per le seconde case usate solo per brevi periodi. Ecco tutti i particolari.

Casa disabitata, quando va pagata la Tari

Ai fini Tari conta la suscettibilità a produrre rifiuti: se l’abitazione è integra, collegabile ai servizi e, in teoria, abitabile, il tributo è dovuto anche se resta vuota per scelta del proprietario. La Cassazione ha infatti ribadito che il presupposto impositivo è la disponibilità di locali o aree idonei a essere utilizzati, non l’uso effettivo, quindi il proprietario non può ottenere l’esenzione dalla Tari solo dichiarando che non occupa l’immobile.

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Quando una casa disabitata può evitare la Tari

L’esclusione dal pagamento è possibile solo e soltanto se l’immobile è oggettivamente inutilizzabile o inagibile, cioè non idoneo all’uso per condizioni strutturali o per mancanza dei requisiti minimi. In pratica, perché una casa sia considerata non tassabile deve:

  • Essere priva di allacci alle principali utenze (acqua, luce, gas), non solo con contratti sospesi ma con impianti non attivi o dismessi
  • Risultare priva degli arredi essenziali per vivere stabilmente (letto, tavolo, sedie, cucina funzionante).

Se manca almeno uno di questi requisiti – ad esempio ci sono le utenze attive o l’immobile è arredato, anche in parte, e di fatto abitabile – la casa è considerata idonea e la Tari resta dovuta. L’esenzione si estende comunque agli immobili oggettivamente inagibili o fatiscenti, come ruderi, case pericolanti o non collegabili alle reti idrica, elettrica o fognaria.

Seconda casa usata solo per pochi mesi: gli sconti possibili

Per le abitazioni tenute a disposizione e utilizzate solo in alcuni periodi dell’anno (ad esempio le case vacanza) la legge nazionale consente ai Comuni di introdurre riduzioni della Tari, ma non le impone. La norma di riferimento (articolo 1, comma 659, legge 147/2013) cita espressamente le “abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o altro uso limitato e discontinuo”, lasciando però piena autonomia ai regolamenti comunali nel fissare la misura dello sconto, che spesso si aggira intorno al 30%.

In concreto, chi possiede una seconda casa non locata e usata solo per le ferie deve verificare il regolamento Tari del Comune dove si trova l’immobile, per capire se sono previste riduzioni e quali condizioni vanno rispettate (ad esempio il periodo di utilizzo massimo, l’obbligo di dichiarazione e l’eventuale documentazione da allegare).


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Le possibili novità dopo il decreto MEF 2025

Le sentenze della Cassazione hanno confermato che, in base alla disciplina vigente, la Tari è dovuta ogni volta che l’immobile è predisposto all’uso, anche se rimane vuoto. Tuttavia, il decreto del Ministero dell’Economia del 6 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 novembre, ha aperto alla possibilità di agevolazioni più ampie sulle seconde case, introducendo criteri più flessibili per modulare le aliquote, soprattutto in ambito IMU.

E anche se il provvedimento riguarda in primo luogo l’IMU, gli stessi principi possono essere recepiti dai Comuni per ridurre il peso della Tari sulle abitazioni non affittate, e utilizzate solo saltuariamente, in particolare quelle destinate al turismo. La scelta resta però discrezionale: ogni amministrazione potrà decidere se applicare o meno riduzioni specifiche per queste case, oppure mantenere l’imposizione piena anche sugli immobili disabitati ma potenzialmente utilizzabili.