La Regione Calabria ha approvato il nuovo decreto “Una casa per tutti”, una misura di sostegno all’abitare pensata per aiutare le famiglie in difficoltà a sostenere le spese di affitto e, allo stesso tempo, per semplificare il lavoro dei Comuni e degli Ambiti territoriali sociali (Ats). Si tratta di un intervento che rientra nelle politiche di welfare regionale e che nasce dall’ascolto dei territori e dalle criticità emerse nella prima fase di attuazione della misura. Ecco tutti i dettagli.
Contributo affitto Calabria, perché è stato aggiornato il decreto
Con il nuovo avviso, la Regione Calabria ha scelto di correggere il tiro su alcuni aspetti del contributo affitto considerati troppo rigidi o poco pratici, con l’obiettivo di rendere lo strumento più aderente ai bisogni reali delle famiglie e più sostenibile per gli uffici che devono gestirlo. Il messaggio di fondo è chiaro: rafforzare il sostegno alle fragilità abitative e trasformare il contributo all’affitto in un’occasione di inclusione sociale più strutturata.
Stop all’obbligo dei Progetti utili alla collettività
Una delle principali novità riguarda l’eliminazione dell’obbligo di attivare i Progetti utili alla collettività (PUC) a carico dei beneficiari. Nella versione precedente della misura, la partecipazione ai PUC era prevista come forma di “restituzione” alla comunità, ma nella pratica comportava una serie di oneri gestionali per Comuni e Ats, come la copertura assicurativa Inail, le visite mediche e altri adempimenti amministrativi. Questi costi rischiavano di rendere poco sostenibile l’intervento, soprattutto per gli enti più piccoli, e finivano per rallentare o complicare l’attuazione concreta del beneficio.
Progetti di inclusione attiva più personalizzati
Al posto dei PUC, il decreto prevede ora che i Comuni, insieme agli Ambiti territoriali sociali, effettuino una valutazione multidisciplinare dei nuclei familiari beneficiari e predispongano per ciascuno un progetto di inclusione attiva. Questo approccio consente di costruire percorsi più personalizzati, che tengano conto non solo del problema abitativo, ma anche di altre fragilità: dalla disoccupazione alla presenza di minori, dalla disabilità a eventuali situazioni di marginalità sociale. L’idea è accompagnare le famiglie non solo nel pagamento dell’affitto, ma in un vero e proprio percorso di autonomia, calibrato in base alle esigenze specifiche.
Come cambia il contributo affitto
Cambia anche la modalità di erogazione del contributo economico. Viene superata la logica del rimborso delle spese già sostenute dall’inquilino, che obbligava le famiglie ad anticipare le somme e poi a presentare la documentazione per il recupero. Con il nuovo sistema, invece, il contributo viene riconosciuto per un periodo di 12 mesi a partire dalla pubblicazione della graduatoria definitiva, in un arco temporale che si colloca tra il 2026 e il 2027. Il pagamento del canone di locazione avviene direttamente dal Comune al proprietario, esonerando di fatto l’inquilino dal versare le mensilità per tutta la durata del beneficio.
Benefici per famiglie e proprietari
Questo meccanismo ha diversi effetti positivi: da un lato dà sollievo immediato al bilancio delle famiglie, che non devono più anticipare i soldi per l’affitto; dall’altro rassicura i proprietari, che si vedono garantito il pagamento del canone da parte dell’ente pubblico. In questo modo si cerca anche di prevenire situazioni di morosità incolpevole e di consolidare il rapporto tra locatore e conduttore, riducendo il rischio di sfratti.
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Una platea di beneficiari più ampia
Un altro elemento importante del decreto è la volontà di ampliare la platea dei potenziali beneficiari. Le modifiche introdotte, infatti, sono state pensate per non lasciare indietro le famiglie che, proprio a causa delle maggiori fragilità, avrebbero avuto più difficoltà a rispettare requisiti troppo rigidi o a sostenere procedure complesse. L’ascolto degli Ambiti territoriali sociali ha permesso di individuare i punti critici della prima versione dell’avviso e di rimodulare la misura in modo più inclusivo.
Un welfare più vicino ai territori
In sintesi, “Una casa per tutti” nella sua nuova versione si configura come uno strumento più flessibile, più semplice da gestire e più vicino ai bisogni concreti del territorio. Il contributo diretto al pagamento dell’affitto, unito alla costruzione di progetti di inclusione attiva, punta a trasformare un aiuto economico temporaneo in un tassello di politiche sociali più ampie e programmabili nel tempo. Per famiglie e Comuni calabresi, il decreto rappresenta quindi un’occasione per rafforzare il diritto all’abitare e costruire percorsi di maggiore stabilità sociale.