Incentivo autoimpiego under 35, fondi bloccati e ritardi: cosa sta succedendo?

Redazione

8 Giugno 2026

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Un altro annuncio in pompa magna, l’ennesima promessa per l’imprenditoria giovanile che si scontra con il muro della burocrazia italiana. È questa la triste realtà dell’Incentivo autoimpiego under 35, una misura originariamente inserita nel decreto Coesione del luglio 2024 e rimasta bloccata per quasi due anni a causa dei continui ritardi nell’approvazione dei decreti attuativi. Molti giovani, spinti dalle rassicurazioni della politica, hanno coraggiosamente avviato la propria attività economica o professionale, ma oggi si ritrovano a fare i conti con un incubo burocratico e con le tasche vuote, mentre attendono risposte dall’INPS che tardano ad arrivare. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.

Ritardi e rinvii per l’Incentivo autoimpiego under 35

Presentato dal Governo Meloni come uno strumento d’avanguardia per contrastare la disoccupazione, il bonus è rimasto congelato per oltre un anno prima che l’INPS pubblicasse le circolari applicative. E quando finalmente le domande si sono aperte, le lungaggini non sono finite: l’istituto di previdenza si è preso i consueti 90 giorni previsti dalla regola generale per le verifiche, ma a quasi sei mesi dall’invio delle prime pratiche, moltissimi richiedenti lamentano l’assenza di risposte concrete. Secondo quanto emerso da diverse segnalazioni degli utenti, l’istituto territoriale ha persino giustificato l’impasse sostenendo che “il Governo non ha sbloccato i contributi”. Una totale incertezza che danneggia chi ha creduto in questo sostegno statale, gestito con palese approssimazione.

Come funziona l’incentivo e chi ne ha diritto

La misura è strutturata per incentivare la nascita di nuove realtà imprenditoriali e professionali in Italia, anche se le regole farraginose e i chiarimenti successivi ne hanno minato l’efficacia iniziale.

Requisiti e importi del contributo

L’agevolazione si rivolge a soggetti che, al momento dell’avvio dell’attività, si trovavano in stato di disoccupazione e che non avevano ancora compiuto 35 anni. L’avvio dell’attività doveva avvenire in settori strategici tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025.

L’agevolazione consiste in teoria in un contributo di 500 euro al mese erogato per un massimo di tre anni (e comunque non oltre il 31 dicembre 2028). L’INPS accredita la somma in un’unica soluzione annuale, con un limite di 6.000 euro all’anno e un totale complessivo che può arrivare a 18.000 euro. I settori considerati strategici comprendono la transizione digitale ed ecologica e lo sviluppo di nuove tecnologie, e il contributo è pensato per andare ad affiancare un secondo strumento: l’esonero contributivo da 800 euro per le imprese che assumono giovani under 35 in settori considerati anch’essi strategici (come alimentare, tessile, siderurgico, farmaceutico).

L’estensione tardiva alle partite Iva

Anche in questo caso, la pianificazione del Governo ha mostrato però lacune strutturali. Solo a gennaio 2026, infatti, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha chiarito che il bonus spettava anche ai liberi professionisti con partita Iva. Ciò ha costretto l’INPS a riaprire d’urgenza i termini di presentazione delle domande dal 31 gennaio al 2 marzo 2026. Chi ha fatto domanda in questa seconda finestra si è quindi unito alla lunga schiera di giovani bloccati in un limbo senza risposte, nonostante le promesse sul sostegno al lavoro autonomo e all’autoimpiego.


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La frustrazione dei giovani e le promesse dell’INPS

Nel frattempo, l’impatto economico di queste lungaggini grava interamente sulle spalle dei giovani. Molti si sono trovati a pagare migliaia di euro in tasse e contributi solo per mantenere attiva un’impresa aperta fiduciosamente nell’attesa dell’agevolazione statale. Senza questo aiuto, diverse partite Iva rischiano di chiudere subito, trasformando un incentivo all’occupazione in una vera trappola finanziaria per chi voleva fare impresa.

L’INPS intanto ha provato a rassicurare la platea dichiarando che pubblicherà gli esiti delle istruttorie intorno al 10 giugno 2026 e che i beneficiari idonei riceveranno il pagamento entro 5 giorni bancabili da quel momento. Inoltre, l’ente renderà note le istruzioni per presentare eventuali ricorsi per le domande respinte. Per verificare lo stato della propria pratica, è possibile accedere alla pagina di domanda del contributo sul portale dell’istituto.

Resta comunque da capire se queste promesse verranno mantenute o se i giovani dovranno assistere all’ennesimo rinvio di uno Stato che lancia slogan per i titoli dei giornali, senza accertarsi che la macchina amministrativa sia in grado di farli funzionare davvero.