ISEE corrente scaduto e ADI decaduta: perché può succedere e come fare a evitarlo

Redazione

26 Gennaio 2026

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Quando l’Assegno di Inclusione (ADI) si blocca all’improvviso, spesso la causa non è un errore dell’INPS ma una scadenza passata sottotraccia: quella dell’ISEE corrente. È quanto accaduto a dicembre 2025 a molti nuclei che, senza rendersene conto, hanno visto decadere l’ADI perché l’ISEE corrente utilizzato per il calcolo del beneficio non era più valido, facendo tornare in primo piano l’ISEE ordinario, spesso più alto e non compatibile con i requisiti richiesti. Ecco tutti i particolari.

ISEE corrente: la scadenza ‘silenziosa’ che rischia di bloccare ADI

L’ISEE corrente nasce per fotografare una situazione economica più aggiornata rispetto all’ISEE ordinario, ad esempio in caso di perdita del lavoro o forte riduzione del reddito. Proprio perché legato a variazioni recenti, ha una validità più breve: in molti casi dura sei mesi dalla data di presentazione della DSU, salvo specifiche eccezioni quando si aggiornano anche i patrimoni. Questo significa che, se l’ISEE corrente è stato presentato a giugno 2025, può scadere a inizio dicembre 2025, anche se l’ISEE ordinario resta valido fino al 31 dicembre.

Il problema nasce quando la famiglia continua a percepire l’ADI dando per scontato che quell’indicatore resti valido fino a fine anno, senza controllare la data di scadenza precisa riportata nell’attestazione. Alla fine del periodo di validità, per l’INPS l’ISEE corrente ‘scompare’ e il sistema torna automaticamente a prendere come riferimento l’ISEE ordinario presente in archivio.

Perché ADI può decadere con l’ISEE corrente scaduto

L’Assegno di Inclusione è una misura strettamente legata alla situazione economica certificata dall’ISEE del nucleo familiare. Se il beneficio è stato riconosciuto grazie a un ISEE corrente più basso rispetto all’ISEE ordinario, la scadenza del modello corrente può creare un vero e proprio cortocircuito nei requisiti. A fine mese, quando l’ISEE corrente non è più valido, l’INPS verifica la presenza di un indicatore aggiornato; in assenza di questo, prende in considerazione l’ISEE ordinario, che può superare le soglie previste per l’ADI.

In questo scenario l’istituto può sospendere il pagamento dell’Assegno di Inclusione o farlo decadere, perché dai dati disponibili non risulta più un ISEE compatibile con l’accesso alla misura. Non si tratta quindi di un taglio improvviso, ma dell’effetto automatico di una scadenza non gestita per tempo.

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Come evitare la decadenza: attenzione alle date

Per non rischiare che l’ADI decada a causa di un ISEE corrente scaduto, è fondamentale adottare alcune buone pratiche:

  • Controllare sempre, sull’attestazione, la data di scadenza dell’ISEE corrente
  • Segnare un promemoria almeno un mese prima, per rifare la DSU in tempo
  • In caso di variazioni ancora in corso (disoccupazione, riduzione reddito), valutare con un CAF o un professionista il rinnovo dell’ISEE corrente. Oppure affidarsi al nostro servizio online ISEE Express.
  • Verificare periodicamente, tramite portale INPS o CAF, che l’ISEE presente a sistema sia ancora valido.

Se l’ISEE corrente scade e non viene sostituito, l’INPS non ha più un indicatore aggiornato su cui basare il mantenimento dell’ADI e, di conseguenza, può sospendere il sussidio fino a nuova attestazione. Prestare attenzione a questi passaggi significa evitare interruzioni improvvise del sostegno economico proprio nei momenti in cui è più necessario.