Buone notizie per quasi 200.000 dipendenti pubblici del comparto delle funzioni centrali — ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. Il 12 marzo approda al tavolo delle trattative la bozza del contratto 2025-2027, che porta con sé aumenti differenziati per qualifica, nuove regole sull’intelligenza artificiale es un potenziamento dello smart working. Un accordo che farà da apripista al resto del pubblico impiego. Ecco i particolari.
Lavoratori dipendenti, gli aumenti in arrivo per ciascuna categoria
Le risorse disponibili garantiranno incrementi dello stipendio tabellare mensile lordo che variano sensibilmente in base al livello di inquadramento:
- Operatori (base della gerarchia): +119,60 euro lordi al mese
- Assistenti: +125,90 euro lordi al mese
- Funzionari: +152,90 euro lordi al mese
- Elevate professionalità: +208,80 euro lordi al mese.
Si tratta di cifre superiori alla media del contratto precedente, che aveva garantito un aumento medio mensile lordo di 165 euro. Rispetto a quel triennio, le fasce più alte ottengono incrementi sensibilmente maggiori.
L’intelligenza artificiale entra nel contratto
Una delle novità più significative della bozza riguarda la regolamentazione dell’intelligenza artificiale nel rapporto di lavoro — una prima assoluta per il pubblico impiego. Il testo stabilisce con chiarezza che i sistemi di IA non possono generare decisioni esclusivamente automatizzate che producano effetti giuridici sul lavoratore, o incidano in modo significativo sul suo rapporto di lavoro senza un intervento umano. In altri termini: una macchina non potrà licenziare, sanzionare o valutare un dipendente pubblico senza che un essere umano sia coinvolto nel processo.
Il contratto prevede inoltre che ogni lavoratore abbia il diritto di conoscere, in forma comprensibile, i criteri generali di funzionamento dei sistemi di IA utilizzati per valutare le sue prestazioni o per assegnargli compiti specifici. Una tutela importante in un contesto in cui la digitalizzazione della PA avanza rapidamente.
Smart working e settimana corta: si continua a sperimentare
Il nuovo contratto punta anche su una maggiore flessibilità nella gestione del lavoro. La sperimentazione della settimana corta, introdotta con il contratto precedente, ha rappresentato un primo passo. Ora si lavora al potenziamento dello smart working, con l’obiettivo di consolidare modelli di lavoro ibrido già rodati durante gli anni della pandemia e oggi sempre più richiesti dai lavoratori.
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Scuola: parte la trattativa per il nuovo contratto
In parallelo, è partita anche la negoziazione per il rinnovo del contratto del comparto Istruzione e Ricerca, che coinvolge 1,3 milioni di lavoratori tra docenti, personale ATA, dipendenti di università ed enti di ricerca. Il precedente contratto 2022-2024, firmato a dicembre 2025, aveva prodotto aumenti medi di circa 150 euro mensili lordi, con punte di 185 euro per gli insegnanti e 240 euro per ricercatori e tecnologi.
Per il triennio 2025-2027, le risorse disponibili permetteranno un incremento del 5,4%, che si tradurrà in circa 143 euro lordi mensili in media. Ma l’atto di indirizzo firmato dai ministri Zangrillo e Valditara guarda anche al welfare contrattuale, con novità concrete come:
- Convenzioni con istituti bancari per agevolazioni su mutui per l’acquisto della prima casa
- Polizze sanitarie integrative per le cure mediche del personale scolastico
- Accordi con operatori di trasporto (ferroviario e aereo) e del settore agroalimentare per beni e servizi a prezzi scontati.
Un pacchetto che va oltre la busta paga, e che punta a migliorare complessivamente la qualità della vita dei lavoratori della scuola, categoria storicamente tra le meno retribuite del pubblico impiego europeo.