L’ISEE corrente 2026 è un indicatore che prende come valori di riferimento quelli appartenenti a un periodo più ravvicinato, che va dall’ultimo anno o in alcuni casi gli ultimi due mesi. Con l’ISEE corrente, quindi, non si fa altro che andare ad “aggiornare” la situazione economica precedentemente dichiarata nell’ISEE. L’ISEE corrente dura 6 mesi e permette, dunque, ai cittadini per i quali è peggiorata (o migliorata) la situazione economica di aggiornare il valore del loro ISEE. Ma quando è possibile chiedere l’ISEE corrente e quali documenti sono necessari?
ISEE corrente 2026 e ISEE ordinario: quali sono le differenze?
L’ISEE ordinario fotografa la situazione economica di un cittadino prendendo come periodo di riferimento un arco temporale di due anni prima della presentazione. Ad esempio, l’ISEE ordinario 2026 fa riferimento ai redditi percepiti nel 2024. Dal momento che in due anni la situazione economica può facilmente variare per svariati motivi, l’ISEE corrente prende invece in considerazione la situazione economica (individuale o di un nucleo familiare) degli ultimi 12 mesi quindi redditi aggiornati fino al 31 gennaio 2025. Anche solo degli ultimi 2 mesi quando si tratta di lavoratore dipendente a tempo indeterminato che abbia subìto la perdita, la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa. Grazie all’ISEE corrente è, dunque, possibile presentare una situazione economica certamente più attualizzata ed aderente alla realtà, ma stando attendi alla sua scadenza. L’ISEE corrente, infatti, vale solo 6 mesi.
ISEE corrente 2026: chi può richiederlo?
Per poter presentare ISEE corrente, sono necessarie tre condizioni alternative:
- deve essersi verificata una variazione dell’attività di lavoro autonomo o dipendente di un componente del nucleo familiare (o di trattamenti assistenziali, previdenziali o indennitari, anche esenti IRPEF),
- deve sussistere una variazione del reddito complessivo (in aumento o in diminuzione) del nucleo familiare superiore al 25%.
- Deve essersi verificata una variazione della situazione patrimoniale complessiva del nucleo, che sia superiore del 25% rispetto alla situazione reddituale presentata nell’ISEE ordinario.
L’ISEE corrente può dunque essere richiesto in tutte quelle situazioni in cui, per svariate ragioni, la situazione economica è cambiata rispetto a quanto precedentemente dichiarato. Ciò è fondamentale per rientrare in alcuni sussidi in cui l’ISEE risulta un parametro fondamentale per non perderli.
Quando si può richiedere l’ISEE corrente
Variazione lavorativa
L’ISEE corrente per variazione della situazione lavorativa è accessibile nei seguenti casi:
- Lavoratori dipendenti a tempo indeterminato: in caso di interruzione del rapporto di lavoro, sospensione dell’attività o riduzione dell’orario lavorativo
- Lavoratori dipendenti a tempo determinato: quando il lavoratore risulta privo di occupazione al momento della presentazione della DSU, ma nei 12 mesi precedenti la fine del contratto ha maturato almeno 120 giorni di lavoro effettivo
- Lavoratori autonomi: se l’attività è stata chiusa dopo essere stata svolta in modo continuativo per almeno 12 mesi.
- Si cambia lavoro, ad esempio aprendo una nuova attività come lavoro autonomo, o passando da contratto determinato a indeterminato.
Variazione reddituale
La richiesta è ammessa quando si registra una variazione significativa del reddito complessivo del nucleo familiare. In particolare, la condizione è soddisfatta nei seguenti casi:
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- L’indicatore della situazione reddituale corrente si è ridotto di oltre il 25% rispetto a quello calcolato con la dichiarazione ordinaria
- Si sono verificate interruzioni o sospensioni di trattamenti previdenziali, indennitari o assistenziali.
Variazione patrimoniale
Oltre alle variazioni lavorative e reddituali, l’ISEE corrente può essere richiesto anche quando muta la situazione patrimoniale del nucleo rispetto ai due anni precedenti. Il requisito è che la variazione del patrimonio complessivo superi il 20% rispetto a quanto dichiarato nell’ISEE ordinario.
C’è però una condizione temporale da rispettare: questa tipologia di ISEE corrente può essere richiesta solo a partire dal 1° aprile di ogni anno. Chi vuole farne richiesta per variazione patrimoniale nel 2026 deve quindi attendere il 1° aprile 2026. Va inoltre sottolineato che la variazione patrimoniale può essere cumulata con eventuali variazioni di reddito o della situazione lavorativa, qualora ricorrano contemporaneamente più condizioni.
Quali documenti bisogna presentare per l’ISEE corrente?
Per il modello ISEE corrente, è necessario presentare:
- l’ISEE ordinario;
- un documento che attesti la variazione della condizione lavorativa con apposta la data di inizio e tipologia (ad esempio, se abbiamo perso il lavoro, la lettera di licenziamento);
- la Dsu;
- l’indicazione dei redditi percepiti negli ultimi 12 mesi (buste paga, certificazione di lavoro autonomo), tra cui rientrano anche eventuali trattamenti previdenziali o indennitari (bonus, carte di debito assistenziali, assegno familiari, etc…);
- l’indicazione della documentazione attestante la diminuzione del patrimonio mobiliare o immobiliare al 31 dicembre dell’anno precedente;
- Saldo e giacenza media al 31 dicembre 2025.
ISEE corrente 2026: che validità ha e quando presentarlo?
E’ possibile presentare l’ISEE corrente:
- dal 1° gennaio al 31 marzo di ciascun anno, per variazioni reddituali
- dal 1° aprile di ciascun anno, per variazioni solo patrimoniali, solo di reddito o in base a casi particolari di entrambi.
La sua validità è di 6 mesi, prima del termine dei quali è consigliabile ripresentarlo per non perdere i sussidi acquisiti grazie ad esso. Se si è già presentato ISEE corrente e si verifica un ulteriore mutamento dei redditi dei componenti del nucleo familiare, è necessario presentare un nuovo ISEE corrente entro due mesi dall’avvenuta variazione. Non vi è limite di richieste di presentazione di ISEE corrente.
Come si compila la domanda di ISEE corrente
Chi è già in possesso di una DSU in corso di validità può aggiornarla richiedendo l’ISEE corrente attraverso la compilazione del Modulo MS. Ecco come si articola il documento.
Quadro S1
Va indicato il codice fiscale del richiedente, che deve necessariamente coincidere con quello del dichiarante dell’ISEE ordinario già presentato.
Quadro S2
Nelle prime tre colonne vanno inseriti cognome, nome e codice fiscale dei componenti del nucleo familiare per i quali si è verificata una variazione lavorativa o reddituale. Se invece la variazione è di natura patrimoniale, devono essere elencati tutti i componenti del nucleo, senza eccezioni. Nelle ultime due colonne si specifica la tipologia di variazione avvenuta e, nel caso si tratti di una variazione lavorativa, la relativa data.
Quadro S3
Devono essere dichiarati tutti i redditi percepiti negli ultimi 12 mesi: redditi da lavoro, pensioni, trattamenti assistenziali, indennitari e previdenziali. Fa eccezione il caso in cui la variazione reddituale sia conseguenza di un’interruzione del rapporto di lavoro, della cessazione di un trattamento o di una sospensione/riduzione dell’attività lavorativa: in questi casi è possibile indicare i redditi degli ultimi 2 mesi, che verranno poi moltiplicati per 6 ai fini del calcolo.
Quadro S4
Va riportato il codice fiscale dei componenti del nucleo per i quali si è verificata una variazione di tipo lavorativo o reddituale. A questo quadro deve essere allegata la documentazione attestante la variazione: ad esempio la lettera di licenziamento, la comunicazione di chiusura della partita IVA o altro atto equivalente.
Quadro S5
Da compilare esclusivamente in caso di variazione patrimoniale. Per ogni componente del nucleo familiare vanno indicati il codice fiscale e il patrimonio posseduto al 31 dicembre dell’anno precedente la presentazione della DSU con Modulo MS. Il quadro va ripetuto tante volte quanti sono i componenti del nucleo: uno per ciascun membro della famiglia.
Alcuni esempi pratici
La scadenza di un contratto di affitto dà diritto all’ISEE corrente?
No. Se un contribuente percepiva redditi da locazione e il contratto è terminato o è stato ridotto, questa circostanza non consente di presentare la richiesta di ISEE corrente. I redditi da affitto, infatti, non rientrano tra le tipologie reddituali previste dall’articolo 9, comma 3, lettere a), b) e c) del DPCM n. 159/2013, che definisce i casi ammessi per il calcolo dell’indicatore corrente.
Viene meno l’assegno di mantenimento dall’ex coniuge: si può richiedere l’ISEE corrente?
Sì, ma a una condizione. L’assegno di mantenimento corrisposto dall’ex coniuge è considerato, per chi lo riceve, un reddito assimilato a quello da lavoro dipendente e concorre quindi alla formazione del reddito ISEE. Se la sua cessazione determina una riduzione dell’indicatore reddituale di almeno il 25% rispetto all’ISEE ordinario, è possibile presentare domanda di ISEE corrente.
Cessa l’assegno di mantenimento per i figli: si può richiedere l’ISEE corrente?
No. Anche se gli assegni di mantenimento destinati ai figli contribuiscono alla formazione del reddito ISEE, la loro interruzione non è sufficiente per richiedere l’ISEE corrente. La normativa di riferimento — lo stesso articolo 9, comma 3, lettere a), b) e c) del DPCM n. 159/2013 — esclude espressamente questi importi dal calcolo dell’indicatore della situazione reddituale corrente
ISEE corrente e controlli INPS: come funzionano?
L’INPS ha il compito di vigilare sull’utilizzo dell’ISEE corrente, ai fini di individuare eventuali omissioni o difformità. Questa attività di controllo e vigilanza, viene svolta in cooperazione con l’Agenzia delle Entrate, che verificherà la corrispondenza tra i dati dichiarati nella Dsu integrativa, incrociandoli con quelli presenti nelle banche dati pubbliche. Passate al setaccio anche le giacenze medie dei conti correnti, comprese quelle del nucleo familiare di appartenenza e non solo quelle del dichiarante. Nel caso in cui venga riscontrata una indebita fruizione di prestazioni agevolate in seguito alla presentazione di ISEE con omissioni o difformità, verranno applicate le sanzioni amministrative e penali previste, oltre all’impossibilità del rilascio dell’attestazione corrente per due anni.
ISEE e quoziente familiare: quali differenze?
Mentre l’ISEE tiene conto di tutta la situazione relativa al reddito, la situazione patrimoniale e quella immobiliare, il quoziente familiare tiene conto solo della situazione reddituale di un nucleo. Tiene inoltre conto del numero dei componenti: maggiore il numero, più le famiglie vengono avvantaggiate. Questo significa anche che per le famiglie meno numerose, i benefici sarebbero minori. Il quoziente familiare, per tali ragioni, rappresenta un ambito dibattuto e la scelta del Governo Meloni è stata dunque criticata, dato che dagli albori ha mostrato una forte propensione verso le famiglie e una sorta di tendenza alla discriminazione nei confronti dei nuclei familiari senza figli o dei single.