Con l’approvazione definitiva della legge annuale per le PMI, avvenuta il 4 marzo 2026, arriva una nuova opportunità per i lavoratori che si avvicinano alla pensione. Il part-time agevolato, misura contenuta nell’articolo 6 della legge, consente adesso di ridurre gradualmente l’orario di lavoro ottenendo un vantaggio diretto in busta paga e senza penalizzazioni sul futuro assegno previdenziale. In cambio, l’azienda dovrà però assumere un giovane under 34. Un meccanismo che punta al ricambio generazionale nelle piccole imprese private italiane. Ecco i dettagli.
Part-time agevolato, come funziona
In base alla nuova norma, chi sceglie di andare in pensione entro il 2027 può usufruire di una riduzione dell’orario di lavoro con vantaggi netti in busta paga. In pratica, il lavoratore e il datore di lavoro possono concordare insieme la trasformazione del contratto da tempo pieno a tempo parziale, a condizione che la riduzione dell’orario sia compresa tra il 25% e il 50% di quello ordinario. Esiste inoltre la possibilità di utilizzare clausole elastiche o flessibili, distribuendo le ore in modo variabile su base settimanale, o mensile, in base alle esigenze produttive dell’azienda.
Chi opta, ad esempio, per una riduzione del 50%, potrà lavorare tre giorni una settimana e due quella successiva, oppure dimezzare ogni giorno la propria presenza in azienda. La flessibilità nella gestione dell’orario è uno dei punti di forza di questa misura, pensata per essere compatibile con le esigenze operative delle realtà più piccole.
I vantaggi economici del part-time agevolato
Il lavoratore che aderisce al part-time incentivato beneficia di un’esenzione dal versamento della propria quota di contributi previdenziali sulla retribuzione effettivamente percepita. Quella somma, che normalmente viene trattenuta dall’INPS, rimane invece direttamente in busta paga, fino a un massimo di 3.000 euro annui. È bene però sapere che questi importi aggiuntivi sono comunque soggetti a tassazione ordinaria.
Un altro vantaggio è garantito anche sul fronte pensionistico. Lo Stato assicura infatti il riconoscimento della contribuzione figurativa per le ore non lavorate, quindi l’INPS calcola i contributi come se il dipendente avesse continuato a lavorare a tempo pieno. Il futuro assegno previdenziale, insomma, non subisce alcuna riduzione legata alla scelta del part-time.
I requisiti per accedere
Per poter aderire alla misura, il lavoratore deve soddisfare contemporaneamente tutte le seguenti condizioni:
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- Lavorare nel settore privato presso un’azienda con non più di 50 dipendenti
- Avere un contratto a tempo pieno e indeterminato
- Avere un’anzianità contributiva antecedente al 1° gennaio 1996
- Maturare i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria entro il 1° gennaio 2028.
Il part-time agevolato può essere attivato esclusivamente nel biennio 2026-2027, e dura dalla presentazione della domanda fino alla prima data utile per l’effettivo accesso alla pensione.
L’obbligo di assunzione
Oltre ai requisiti imposti al lavoratore, esiste anche un obbligo specifico per le aziende aderenti alla misura. Per ogni lavoratore senior che riduce l’orario, il datore di lavoro è infatti costretto ad assumere contestualmente un giovane under 34 con contratto a tempo pieno e indeterminato. Per questa nuova assunzione, l’azienda può eventualmente accedere alle agevolazioni contributive o fiscali vigenti, se in possesso dei requisiti previsti.
Il risultato è un passaggio di testimone diretto: chi si prepara ad uscire dal mercato del lavoro lascia spazio a chi vi entra in modo stabile. Una logica che, se applicata su larga scala, potrebbe contribuire concretamente a ridurre la disoccupazione giovanile nelle PMI italiane, garantendo al tempo stesso la trasmissione delle competenze tra generazioni.