Pensione pignorata nel 2026? Ecco i nuovi limiti (più favorevoli) e le regole per il Fisco

Redazione

7 Febbraio 2026

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Nel 2026 le regole sul pignoramento della pensione diventano più favorevoli per i pensionati, grazie a una rivalutazione dell’assegno sociale e, di conseguenza, del cosiddetto minimo vitale. La legge continua a prevedere che il creditore – compreso l’Agente della Riscossione – non possa mai ‘aggredire’ l’intero importo mensile, ma solo la parte che eccede una soglia ritenuta necessaria per garantire una vita dignitosa. Con l’assegno sociale portato a 546,24 euro al mese nel 2026, cambiano quindi i calcoli e si amplia l’area di reddito completamente protetta da pignoramento. Ecco tutti i dettagli.

Pensione pignorata nel 2026, come cambia il minimo vitale

Il punto di partenza della nuova norma è l’articolo 545 del codice di procedura civile, che fissa il minimo vitale impignorabile nella misura del doppio dell’assegno sociale, con un ‘paracadute’ minimo di 1.000 euro anche se il doppio dell’assegno fosse più basso. Con i nuovi importi, però, il doppio dell’assegno sociale porta la soglia intorno a 1.092,48 euro: fino a questo valore la pensione è quindi intoccabile, a prescindere dal tipo di creditore. Chi percepisce un rateo netto pari o inferiore a questa cifra è perciò completamente al riparo dal pignoramento, sia per debiti privati che per debiti fiscali. E la tutela vale per tutte le pensioni, per le indennità di quiescenza e per i trattamenti assimilati.

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Come funziona il pignoramento del Fisco

Se la pensione supera il minimo vitale, solo la parte eccedente può essere pignorata, e con percentuali diverse a seconda dell’importo complessivo e del tipo di credito. Per i debiti verso l’Agenzia delle Entrate‑Riscossione, la legge prevede tre scaglioni:

  • Pensioni fino a 2.500 euro, il prelievo massimo è pari a un decimo della quota che eccede il minimo vitale
  • Tra 2.500 e 5.000 euro, il limite sale a un settimo
  • Oltre i 5.000 euro, può essere trattenuto fino a un quinto dell’eccedenza.

Ecco un esempio pratico: con una pensione netta di 1.500 euro nel 2026, l’eccedenza rispetto al minimo vitale è di poco più di 400 euro e, rientrando nel primo scaglione, il Fisco può quindi trattenere al massimo circa 40 euro al mese. In questo modo si evita che un debito con l’Agenzia possa mettere seriamente a rischio la qualità di vita di chi riceve pensioni medio‑basse.

Perché l’ultima pensione non si può toccare

A queste tutele ‘numeriche’ si affianca inoltre una garanzia temporale spesso poco conosciuta: l’ultima pensione accreditata è sempre salva in caso di pignoramento per cartelle esattoriali. Se l’Agente della Riscossione notifica un atto di pignoramento, la prima mensilità di pensione accreditata dopo l’atto non può essere bloccata né decurtata e deve essere versata per intero al beneficiario. Solo dai ratei successivi scattano le trattenute, secondo le percentuali e i limiti di legge, e sia la banca che l’ente previdenziale sono tenuti a rispettare questo vincolo.

Si tratta insomma di una ‘valvola di sicurezza’ pensata per evitare che il pensionato resti improvvisamente senza reddito nel momento in cui parte la procedura esecutiva, concedendogli un margine minimo per riorganizzare le proprie finanze o cercare soluzioni rateali al debito.


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