Circa 15.000 pensionati si troveranno un importo ridotto nel cedolino di aprile, con trattenute che in alcuni casi possono arrivare fino a 1.000 euro. Non si tratta di un taglio governativo né di un ricalcolo strutturale degli assegni: alla base c’è un errore fiscale dell’INPS, che ha attribuito nel 2025 una detrazione riservata ai lavoratori dipendenti anche a una platea di pensionati che non ne aveva diritto. Ora arriva il recupero. Ecco cosa è successo e cosa devono aspettarsi i diretti interessati.
L’errore: una detrazione che non spettava
Ogni anno l’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, effettua verifiche sulle ritenute IRPEF applicate nel corso dell’anno precedente. Se le trattenute risultano superiori al dovuto, viene erogato un rimborso; se invece sono inferiori, le somme mancanti vengono recuperate sui cedolini dei mesi successivi. Il conguaglio annuale ricade tipicamente sul rateo pensioni di aprile.
Quest’anno, però, durante le verifiche è emersa un’ulteriore anomalia: a circa 15.000 pensionati era stata erroneamente attribuita nel 2025 un’ulteriore detrazione fiscale, una misura prevista dalla normativa esclusivamente per i lavoratori dipendenti con redditi compresi tra 20.000 e 40.000 euro. I pensionati non rientrano in questa categoria e, di conseguenza, quella detrazione non avrebbe mai dovuto essere applicata ai loro cedolini.
Il risultato è che quei pensionati hanno percepito nel 2025 una somma superiore al dovuto, e l’INPS è ora obbligato a recuperare l’importo erogato in eccesso, che in alcuni casi può raggiungere i 1.000 euro.
Perché il taglio arriva ad aprile
Il meccanismo del conguaglio fiscale annuale prevede che le differenze emerse dalle verifiche sulle ritenute IRPEF vengano regolate sul cedolino di aprile, dopo che l’INPS ha completato tutti i controlli necessari prima dell’emissione della Certificazione Unica.
In questo caso, al conguaglio ordinario si aggiunge il recupero dell’indebito legato alla detrazione erroneamente applicata: una doppia voce che spiega perché per alcuni pensionati la trattenuta di aprile risulterà particolarmente consistente.
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Chi è davvero in difficoltà (meno di cento persone)
L’INPS ha voluto ridimensionare l’allarme, chiarendo che la situazione è più circoscritta di quanto possa sembrare. La maggior parte dei 15.000 pensionati coinvolti si era già accorta dell’anomalia nel cedolino, e aveva accantonato la somma ricevuta in più. Per questi soggetti, il recupero di aprile non dovrebbe creare problemi economici rilevanti.
Le situazioni critiche riguardano invece una platea molto più ristretta: meno di un centinaio di persone che nel frattempo avevano già speso le somme ricevute per errore. Per questi casi, l’Istituto ha già predisposto modalità di recupero graduali, con trattenute rateizzate nei mesi successivi, evitando così un prelievo in un’unica soluzione potenzialmente insostenibile.
Come saranno informati i pensionati coinvolti
L’elenco dei pensionati coinvolti è stato trasmesso alle sedi territoriali INPS. Questi soggetti riceveranno una comunicazione dedicata nell’area personale MyINPS e potranno rivolgersi per assistenza a:
- Contact center INPS
- Patronati
- Sindacati dei pensionati.
Chi ritiene di essere stato incluso per errore, o chi si trova in difficoltà economica a causa della trattenuta, è invitato a contattare uno di questi canali prima del cedolino di aprile.
Il nodo della buona fede: si può contestare il recupero?
La vicenda riapre un tema giuridico ricorrente in materia previdenziale: quando l’errore è dell’amministrazione, il pensionato è comunque obbligato a restituire?
In passato diversi tribunali hanno riconosciuto la buona fede del beneficiario, escludendo o limitando l’obbligo di rimborso nei casi in cui l’indebito fosse originato da un errore dell’ente erogatore — e non da una dichiarazione falsa o omessa da parte del pensionato. Il ragionamento alla base è che chi riceve un pagamento in buona fede, senza poter sapere che fosse errato, non può essere trattato come un debitore in malafede.
Nel caso specifico, considerato che l’errore è chiaramente riconducibile a una procedura interna dell’INPS, i pensionati che si ritengono lesi potrebbero valutare — con l’assistenza di un patronato o di un legale — la possibilità di contestare il recupero o richiedere una rateizzazione più favorevole.