Dal 20 marzo 2026 prende il via la prima fase della campagna annuale di accertamento in vita per i pensionati italiani residenti all’estero. A comunicarlo è l’INPS con il messaggio n. 3.863 del 19 dicembre 2025. I controlli, condotti tramite Citibank, riguardano un’ampia fascia geografica — dalle Americhe all’Asia, dall’Estremo Oriente ai Paesi Scandinavi e all’Europa orientale — e chi non risponde entro i termini rischia la sospensione dell’assegno. Ecco tutto quello che c’è da sapere.
Pensioni all’estero, perché scattano i controlli
L’obiettivo della campagna è duplice. In primo luogo, verificare che il titolare della pensione sia ancora in vita e che il pagamento raggiunga correttamente il destinatario. In secondo luogo, individuare eventuali situazioni irregolari: il caso più frequente è quello di familiari che continuano a riscuotere l’assegno dopo il decesso del pensionato, senza averne diritto.
Si tratta di un’azione senza dubbio necessaria, considerato che i trattamenti pensionistici di regime internazionale hanno raggiunto quota 675mila unità nell’ultimo anno, con un incremento dell’1,3% rispetto al 2024.
Come funziona: le scadenze da rispettare
La procedura è semplice ma vincolante. A partire dal 20 marzo 2026, i pensionati coinvolti riceveranno i moduli per l’accertamento in vita. Dovranno compilarli e restituirli — insieme a una fotocopia del documento di identità — entro il 18 luglio 2026.
Le conseguenze in caso di mancato invio sono progressive:
- Da agosto 2026: il pagamento dell’assegno avviene esclusivamente in contanti presso gli sportelli Western Union
- Entro il 19 agosto 2026: il pensionato deve recarsi allo sportello per riscuotere
- Da settembre 2026: in assenza di riscossione, la pensione viene sospesa.
Chi è escluso dai controlli INPS
Non tutti i pensionati italiani all’estero sono soggetti a questa campagna. Sono esclusi i residenti in Paesi con cui l’INPS ha stipulato accordi di collaborazione per lo scambio di informazioni sui decessi. Si tratta principalmente di Paesi europei:
- Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Belgio
- Svizzera (tramite l’Ufficio Centrale di Compensazione)
- Australia (tramite Centrelink).
Per questi Paesi, la verifica avviene automaticamente attraverso i canali istituzionali, senza che il pensionato debba inviare alcun modulo.
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Dove si spostano i pensionati italiani
I dati INPS offrono uno spaccato interessante sui flussi migratori dei pensionati italiani. Tra il 2018 e il 2025 si registra un calo significativo — tra il 40% e il 50% — dei pagamenti verso Stati Uniti, Canada e Australia, mete tradizionalmente molto frequentate dagli emigrati italiani.
Al contrario, la Spagna si conferma la destinazione più popolare, con una crescita dei pagamenti superiore al 75% in sette anni. Sorprende il dato della Tunisia, che registra un incremento del 255%, seguita dal Portogallo (+144%), anche se quest’ultimo mostra negli ultimi tempi segnali di rallentamento della propria attrattività.
La proposta per attrarre i pensionati nei borghi italiani
Sul fronte opposto, un disegno di legge di Fratelli d’Italia punta a incentivare il rientro in Italia dei pensionati dall’estero, con particolare attenzione ai piccoli borghi a rischio spopolamento. La proposta, attualmente all’esame della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, prevede un’IRPEF sostitutiva al 4% per 15 anni per chi trasferisce la residenza in un Comune con meno di 3.000 abitanti, nelle aree individuate dalla Strategia Nazionale per le Aree Interne.
Cosa fare se si è coinvolti nell’accertamento
Se si è pensionati italiani residenti in uno dei Paesi coinvolti, e non si rientra tra le eccezioni previste dagli accordi bilaterali, il consiglio è semplice: non ignorare i moduli che arriveranno a partire dal 20 marzo. Compilarli, allegarvi la copia del documento di identità e rispedirli entro il 18 luglio 2026 è l’unico modo per evitare interruzioni nel pagamento dell’assegno.