Nel 2026 le pensioni di reversibilità sono destinate a subire modifiche negli importi erogati, con effetti che variano da famiglia a famiglia in base al reddito complessivo e alla composizione del nucleo. Le novità derivano dall’aggiornamento del trattamento minimo INPS, dagli adeguamenti ISTAT e dalle rivalutazioni previste dalla Legge di Bilancio. Il risultato è un sistema più dinamico, in cui le somme effettivamente percepite possono aumentare per alcuni e ridursi per altri, a seconda delle soglie reddituali e della ripartizione tra i superstiti. Ecco tutti i dettagli.
Pensioni di reversibilità, cambiano le soglie dei tagli
Il primo cambiamento riguarda il sistema delle riduzioni applicate a chi percepisce la reversibilità e ha anche altri redditi propri. Il calcolo si basa sul nuovo trattamento minimo INPS, che nel 2026 si attesta intorno ai 611 euro mensili. L’innalzamento di questo valore sposta automaticamente anche le soglie reddituali che fanno scattare i tagli. Le tre fasce di riduzione restano quindi invariate nella struttura, ma vengono aggiornate negli importi:
- -25% per i redditi superiori a 23.862,15 euro annui
- -40% oltre i 31.816,20 euro annui
- -50% sopra i 39.769,25 euro annui.
Chi è escluso dai tagli: le tutele per i nuclei più fragili
Le nuove riduzioni non si applicano però quando nel nucleo familiare sono presenti:
- Figli minorenni
- Figli studenti ancora a carico
- Figli o altri familiari con disabilità.
In questi casi, l’assegno di reversibilità viene erogato per intero, senza alcuna decurtazione anche in presenza di altri redditi. Questa tutela serve ovviamente a proteggere le famiglie che sostengono carichi assistenziali o formativi importanti.
Il limite fissato dalla Corte Costituzionale
Un altro principio fondamentale arriva dalla sentenza n. 162 del 2022 della Corte Costituzionale. La Consulta ha infatti stabilito che la riduzione applicata alla pensione di reversibilità non può mai superare l’importo dei redditi che hanno determinato il taglio. In altre parole, se hai redditi extra per 5.000 euro all’anno, il taglio sulla reversibilità non può essere superiore a quella cifra. Questo limite evita penalizzazioni sproporzionate e garantisce che il sistema resti equilibrato.
Attenzione agli adeguamenti ISTAT
Un altro aspetto spesso sottovalutato è l’effetto degli adeguamenti ISTAT sui redditi. Quando pensioni, rendite o altri redditi fissi vengono rivalutati, possono fare raggiungere le soglie che attivano le riduzioni. Anche un incremento nominale di poche decine di euro, quindi, può far scattare il passaggio a una fascia superiore, con una perdita netta sull’importo mensile della reversibilità. Per questo motivo, è consigliabile verificare in anticipo la propria situazione reddituale e, se possibile, pianificare strategie che evitino aumenti inattesi sui redditi dichiarati.
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Come si ripartisce la reversibilità tra i familiari
Le percentuali di ripartizione della pensione di reversibilità restano nel 2026 quelle già consolidate, ovvero:
- 60% della pensione al solo coniuge
- 80% al coniuge con un 1 figlio a carico
- 100% al coniuge con 2 o più figli
- 70% a un solo figlio (senza coniuge)
- 80% a due figli
- 100% a tre o più figli.
Nel 2026, però, ogni rivalutazione rende i calcoli più sensibili, con differenze percepibili nei nuclei con più superstiti.
Cosa fare nei primi mesi del 2026
È fondamentale controllare con attenzione gli importi liquidati dall’INPS nei primi cedolini dell’anno, una volta recepiti gli adeguamenti ISTAT, le integrazioni e le eventuali maggiorazioni. In particolare, chi ha redditi vicini alle soglie di taglio dovrebbe verificare la propria posizione reddituale per evitare sorprese. Perché anche se le regole matematiche sono chiare, le situazioni familiari reali richiedono spesso valutazioni personalizzate, quindi rivolgersi a un patronato o a un consulente previdenziale può aiutare a capire con precisione quanto spetta e pianificare al meglio le entrate.