Permessi Legge 104 senza legami di parentela: quando è possibile ottenerli?

Redazione

13 Gennaio 2026

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I permessi retribuiti della Legge 104 non sono più riservati solo ai parenti stretti: oggi includono anche chi, pur non essendo legato da vincoli di sangue o matrimonio, rappresenta per la persona disabile il riferimento affettivo principale. La figura chiave è quella del convivente di fatto, che la normativa ha equiparato al coniuge e a chi è unito civilmente nella gerarchia dei soggetti con diritto ai permessi. Vediamo qui sotto tutti i particolari.

Permessi Legge 104, chi può ottenerli se non è un familiare

La legge riconosce il diritto ai permessi 104 anche al convivente di fatto che assiste una persona con disabilità grave. Non basta però vivere sotto lo stesso tetto, ma è necessario che sia dimostrato un legame affettivo stabile e reciproco, da formalizzare con una dichiarazione anagrafica resa al Comune di residenza.

Una volta accertato questo status, il convivente può godere dei tre giorni mensili di permesso retribuito per assistere il partner, senza dover dimostrare che non esistono altri familiari disponibili.

Requisiti per la persona da assistere

Affinché i permessi siano validi, anche la persona disabile da assistere deve rispettare precisi requisiti. Ovvero:

  • Avere il riconoscimento di un handicap in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3, comma 3, della Legge 104, rilasciato da un’apposita commissione medico‑legale INPS
  • Non essere ricoverato a tempo pieno in una struttura sanitaria che già garantisce assistenza continuativa.

Una disabilità anche al 100%, quindi, senza il riconoscimento di una “situazione di gravità”, non basta a far scattare il diritto ai permessi in favore del convivente.

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Requisiti del convivente che chiede i permessi

Chi presenta la domanda per i permessi 104 deve:


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  • Essere lavoratore dipendente (pubblico o privato);
  • Risultare convivente di fatto in base alla registrazione anagrafica
  • Prestare assistenza in modo effettivo e continuativo alla persona con disabilità grave.

La giurisprudenza ribadisce inoltre che l’assenza dal lavoro deve essere realmente finalizzata alla cura: usare i permessi per vacanze, incombenze personali o attività del tutto estranee all’assistenza può infatti portare a sanzioni molto gravi e addirittura al licenziamento per giusta causa.

Altre tutele per chi assiste persone con disabilità

Per chi assiste persone con disabilità grave, la Legge 104 prevede anche altre agevolazioni lavorative oltre ai tre giorni di permesso mensile. In particolare:

  • La possibilità di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona assistita
  • Il divieto di trasferimento a un’altra sede senza il consenso del lavoratore.

Questi diritti non sono tuttavia assoluti: il datore di lavoro può negare il trasferimento o la scelta della sede se dimostra, in modo concreto e specifico, l’esistenza di esigenze tecniche, organizzative o produttive che rendono impossibile accogliere tale richiesta. E in caso di contestazione, l’onere della prova grava sull’azienda, non sul lavoratore.