Riforma disabilità, dal 1° marzo scatta la nuova sperimentazione in 40 province: cosa cambia

Redazione

13 Febbraio 2026

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Dal 1° marzo 2026 la riforma della disabilità entra nel vivo: il nuovo sistema di accertamento e presa in carico viene infatti esteso ad altre 40 province, con l’obiettivo di arrivare alla piena applicazione su tutto il territorio nazionale dal 1° gennaio 2027. Si tratta di un passaggio chiave del decreto legislativo 62/2024, legato al Pnrr, che punta a superare l’idea di invalidità come semplice “percentuale” e a sostituirla con una valutazione multidimensionale orientata al progetto di vita della persona. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.

Riforma disabilità, dall’invalidità al Progetto di vita

Il punto cruciale della riforma è il cambio di prospettiva: non ci si limita più ad accertare soltanto se una persona è invalida, ma si mira a capire come la sua condizione di salute, l’ambiente, le relazioni e il contesto sociale ne influenzino la vita quotidiana. La valutazione multidimensionale mette infatti insieme componenti sanitarie, sociali, educative e lavorative per costruire un Progetto di vita personalizzato, che indichi interventi, sostegni e servizi necessari per favorire l’autonomia e l’inclusione della persona.

Nell’applicazione di questo nuovo modello convergono INPS, Servizio sanitario, Comuni ed enti del terzo settore, chiamati a lavorare in modo coordinato per evitare percorsi frammentati e ripetitivi che finora hanno spesso costretto le persone con disabilità a continui passaggi tra commissioni, uffici e certificazioni differenti.

Una riforma legata al Pnrr e attuata per tappe

La riforma discende dalla legge delega 227/2021, approvata all’unanimità in Parlamento, e costituisce uno dei contributi chiave del Pnrr in materia di welfare e inclusione. Per evitare un passaggio brusco e disomogeneo, il legislatore ha scelto una progressiva estensione territoriale, sperimentando il nuovo sistema in fasi successive e affiancandolo a un intenso programma di formazione per operatori e amministrazioni.

Dal 1° gennaio 2025 la sperimentazione è partita in nove province (Brescia, Trieste, Forlì‑Cesena, Firenze, Perugia, Frosinone, Salerno, Catanzaro, Sassari), a cui dal 30 settembre 2025 si sono aggiunte undici nuove realtà (Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo, Vicenza, Provincia autonoma di Trento e Valle d’Aosta). Questi territori hanno iniziato a utilizzare il nuovo certificato medico introduttivo e le prime procedure di valutazione multidimensionale.

Cosa cambia dal 1° marzo 2026

A partire dal 1° marzo 2026, la sperimentazione viene ora estesa a 40 ulteriori province: Chieti, Potenza, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Caserta, Bologna, Rimini, Piacenza, Ravenna, Pordenone, Udine, Roma, La Spezia, Savona, Bergamo, Como, Milano, Mantova, Pavia, Sondrio, Ancona, Ascoli Piceno, Campobasso, Asti, Cuneo, Torino, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Catania, Messina, Arezzo, Massa‑Carrara, Bolzano, Terni, Treviso, Venezia e Verona.


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In queste province il procedimento di base non partirà più dalla “domanda amministrativa” presentata dal cittadino, ma dall’invio telematico di un nuovo certificato medico introduttivo all’INPS, redatto da medici accreditati. Il certificato, trasmesso attraverso i servizi online dell’Istituto, diventerà a tutti gli effetti l’istanza di avvio della valutazione di disabilità: il sistema informatico indirizzerà quindi la pratica verso il percorso sperimentale se la provincia è coinvolta, oppure verso la procedura tradizionale nelle altre aree.

Va inoltre sottolineato che la riforma non si applica solo alle nuove domande, ma anche alle revisioni delle prestazioni già riconosciute, che in questi territori seguiranno il nuovo schema di accertamento e presa in carico.

I vantaggi attesi per cittadini e servizi

Per le persone con disabilità e le loro famiglie, i principali benefici attesi riguardano semplificazione e maggiore coerenza dei percorsi. L’eliminazione della doppia fase “certificato + domanda”, sostituita da un unico canale telematico, dovrebbe ridurre tempi e passaggi burocratici. E in generale la valutazione multidimensionale, se ben attuata, potrà evitare che la stessa persona debba riferire più volte la propria storia a soggetti diversi, senza un disegno comune.

Per i servizi sanitari e sociali, inoltre, la riforma rappresenta una sfida organizzativa importante: servono formazione, strumenti digitali adeguati e nuove modalità di lavoro in équipe tra INPS, ASL, servizi sociali comunali e realtà del territorio. Il percorso graduale, con l’accesso ai percorsi formativi anche per le province non ancora in sperimentazione, punta proprio a evitare che il passaggio al nuovo sistema, previsto in tutta Italia dal 1° gennaio 2027, avvenga in modo disomogeneo o macchinoso.

In definitiva, l’estensione della sperimentazione a 40 nuove province è un passo decisivo sulla strada di un welfare più personalizzato, in cui la disabilità non sia solo una percentuale da certificare, ma il punto di partenza per costruire un progetto di vita condiviso e sostenuto da servizi realmente integrati.