Rivoluzione buoni pasto: fino a 10 euro esentasse. Ecco quanto ci guadagnano i lavoratori

Redazione

5 Gennaio 2026

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La Manovra 2026 ha portato grandi novità in tema di buoni pasto. È stata infatti innalzata la soglia esentasse dei buoni da 8 a 10 euro. Mossa che, secondo le prime stime, porterà un guadagno di centinaia di euro all’anno per i lavoratori coinvolti. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.

Buoni pasto, la rivoluzione con la Manovra 2026

Con la chiusura della Manovra a fine 2026, il Governo ha confermato anche a un intervento sui buoni pasto, che prevede l’innalzamento della soglia esentasse dagli attuali 8 a 10 euro al giorno. Uno scarto che sembra minimo, ma che in base alle prime stime potrebbe garantire un beneficio annuo di circa 450-500 euro netti per i lavoratori. Il costo per lo Stato, invece, si aggirerà intorno ai 70-80 milioni di euro.

Come funzionavano i buoni pasto e come cambieranno

Fino ad ora, i buoni pasto erano esentasse fino a:

  • 4 euro al giorno per i ticket cartacei
  • 8 euro al giorno per i ticket elettronici.

Aumentando la soglia a 10 euro, si avranno invece benefici netti sia per i lavoratori che per le aziende. Restano comunque alcune criticità legate al funzionamento dei buoni, spesso criticato per le tempistiche di rimborso, troppo lunghe, e per le commissioni troppo elevate imposte dalle società che emettono i ticket. Dal 1° settembre è però entrato in vigore un tetto massimo alle commissioni fissato al 5% del valore nominale dei buono pasti, variazione che dovrebbe riflettersi in senso positivo sugli esercenti coinvolti.

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Gli effetti della misura sul Paese

Gli effetti positivi di questa misura si rifletteranno anche sull’intero sistema produttivo e commerciale del Paese. Un buono pasto con detassazione più sostanziosa equivale infatti a maggiori consumi nei bar, ristoranti e negozi di alimentari convenzionati, con ricadute concrete per decine di migliaia di piccoli esercenti. Si tratta di un incentivo indiretto all’economia reale, che arriva proprio dall’ampliamento di uno strumento già consolidato e apprezzato nel tessuto sociale italiano.

Non bisogna dimenticare, inoltre, che le aziende potranno beneficiare di un’ulteriore leva per fidelizzare i dipendenti e rendere più competitivo il proprio pacchetto retributivo. Offrire buoni pasto più ricchi e totalmente esentasse può rivelarsi, soprattutto nelle realtà medio-piccole e tra i giovani lavoratori, un elemento di attrattiva sul mercato del lavoro.


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C’è poi il capitolo semplificazione: con tetti unificati e meno vincoli tra buoni cartacei e digitali, finalmente si potrà avere una normativa chiara e uniforme per tutti. Tuttavia, la mossa non è priva di possibili ostacoli. Alcuni analisti segnalano infatti che l’impatto per le casse dello Stato, sebbene contenuto rispetto ad altre voci di spesa, dovrà essere attentamente bilanciato nel quadro generale delle coperture previste per la Manovra 2026. Anche il meccanismo delle commissioni imposte agli esercenti resta sotto osservazione: pur con il recente tetto del 5%, la stretta dovrà trasformarsi in un reale vantaggio economico, pena il rischio che i buoni pasto restino uno strumento ‘limitato’ nell’accettazione e nell’utilizzo.

La partita è insomma ancora aperta, ma il via libera ai buoni pasto ‘più ricchi’ per milioni di italiani potrà finalmente garantire più soldi nel portafoglio dei lavoratori ogni mese. E questa è senza dubbio una buona notizia.