# Stipendi bassi, la risposta del Governo è il “salario giusto” (tra critiche e incognite)

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- Published: 2026-04-26T09:30:00+02:00
- Author: Redazione

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Il Governo italiano torna ad affrontare il problema degli **stipendi bassi**, una
criticità cronica per il mercato occupazionale, con una nuova misura prevista all’interno
dell’imminente [decreto Primo Maggio](https://bonusepagamenti.it/decreto-primo-maggio-stipendi-bloccati/).
Invece di optare per l’introduzione di una soglia fissa valida per tutti, l’Esecutivo
ha scelto una strada differente, puntando a introdurre il cosiddetto **salario giusto.**
Questa iniziativa riprende un’idea già esplorata durante il varo del Jobs Act nel
2015, e si pone l’obiettivo di rafforzare i contratti collettivi nazionali per contrastare
le retribuzioni inadeguate, in un contesto in cui molti lavoratori dipendenti faticano
a far quadrare i conti. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.

Sommario

 [Toggle](https://bonusepagamenti.it/stipendi-bassi-governo-salario-giusto/#)

 * [Cos’è il salario giusto e come funziona](https://bonusepagamenti.it/stipendi-bassi-governo-salario-giusto/#Cose_il_salario_giusto_e_come_funziona)
 * [A cosa serve il nuovo parametro di riferimento](https://bonusepagamenti.it/stipendi-bassi-governo-salario-giusto/#A_cosa_serve_il_nuovo_parametro_di_riferimento)
 * [Lavoratori esclusi e la possibile sperimentazione](https://bonusepagamenti.it/stipendi-bassi-governo-salario-giusto/#Lavoratori_esclusi_e_la_possibile_sperimentazione)

## Cos’è il salario giusto e come funziona

Il salario giusto **non corrisponde a un importo minimo legale **universale, come
ad esempio i 9 euro l’ora di salario minimo frequentemente richiesti dalle forze
di opposizione. Al contrario, si tratta di un parametro di adeguatezza retributiva
basato interamente sulla contrattazione collettiva.

L’obiettivo prioritario del Governo, in questo senso, è quello di **neutralizzare
i contratti pirata**. Ovvero accordi sindacali firmati da organizzazioni minoritarie
che garantiscono poche tutele ai dipendenti e prevedono stipendi eccessivamente 
bassi, in un quadro dove la [trasparenza sulle retribuzioni](https://bonusepagamenti.it/stipendi-trasparenti-italia-fanalino-di-coda/)
è ancora limitata.

Per arginare questo fenomeno, il piano prevede di **individuare i Contratti Collettivi
Nazionali di Lavoro **(Ccnl) siglati dai sindacati e dalle associazioni datoriali**“
più rappresentativi”**. Questi contratti “leader” dovrebbero poi diventare lo **
standard di riferimento** per stabilire se un lavoratore sta percependo una retribuzione
congrua per la sua mansione.

Il problema principale di questa architettura normativa, però, risiede nella **mancanza
di criteri netti**. Ad oggi, infatti, nessuno ha ancora chiarito in modo definitivo
e oggettivo cosa significhi la dicitura “più rappresentativo”. E senza una definizione
rigorosa, il rischio concreto è quello di creare una norma ambigua, destinata a 
generare incertezze e ricorsi legali in futuro.

## A cosa serve il nuovo parametro di riferimento

Una volta che verranno individuati i contratti leader, la soglia non avrà una funzione
meramente teorica, ma si tradurrà in uno** strumento pratico per diverse istituzioni**
pubbliche e private.

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I parametri stabiliti dai contratti maggiormente rappresentativi serviranno infatti
a:

 * Fornire un **indicatore oggettivo per i giudici e gli ispettori del lavoro**,
   che avranno una base solida per valutare la correttezza delle retribuzioni in
   caso di controlli o vertenze sindacali.
 * Determinare i **requisiti di accesso per le imprese che intendono partecipare
   agli appalti pubblici**, escludendo chi fa concorrenza sleale abbassando il costo
   del lavoro.
 * Stabilire **quali aziende hanno il diritto di usufruire di bonus pubblici**, 
   incentivi e agevolazioni statali.

In teoria, questo meccanismo dovrebbe garantire un sistema più rigoroso a tutela
dei dipendenti. Ma in pratica, la sua efficacia dipenderà interamente dalla chiarezza
dei parametri che verranno fissati in via definitiva.

## Lavoratori esclusi e la possibile sperimentazione

Esiste un’ulteriore criticità che impatta direttamente sull’applicazione della misura:
il sistema basato sui Ccnl protegge esclusivamente i lavoratori che sono effettivamente
coperti da un contratto collettivo nazionale.

Tutti i **professionisti** e i **lavoratori subordinati non inquadrati in un Ccnl
restano fuori da questa tutela**. Pur trattandosi di una minoranza statistica — 
che corrisponde a circa il **4,4% dei lavoratori in Italia** — questa percentuale
include però le **categorie **lavorative** più fragili**, che rischiano di non trarre
alcun beneficio pratico dalla riforma.

Per tamponare questa vistosa lacuna, le informazioni pervenute dal [Ministero del Lavoro](https://www.lavoro.gov.it/)
suggeriscono che il Governo stia valutando una soluzione sperimentale: introdurre
un **salario minimo legale **esclusivamente per quella quota di dipendenti che non
rientra in alcun Ccnl. Anche in questo caso, la misura appare più come un compromesso
di transizione piuttosto che una vera e propria risposta strutturale alle inefficienze
del mercato.

In sintesi, la misura del salario giusto cerca di tutelare i lavoratori valorizzando
gli accordi siglati dalle parti sociali, senza imporre una cifra fissa uguale per
tutti. Restano tuttavia **molti nodi da sciogliere**. Senza regole inequivocabili
sulla misurazione della rappresentatività sindacale, c’è il timore che questa novità
possa tradursi in un semplice slogan, piuttosto che in un reale e diffuso aumento
degli stipendi. Per scoprire gli importi di riferimento applicati ai vari settori
e le precise procedure aziendali, i dipendenti dovranno in ogni caso attendere la
stesura finale e l’approvazione del decreto Primo Maggio.

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