Molte famiglie si trovano ad affrontare un ostacolo inaspettato: la propria domanda ADI risulta improvvisamente decaduta o sospesa a causa di pesanti anomalie legate alla DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica). Pur trattandosi di uno sbaglio riconosciuto ufficialmente dall’INPS, i disagi economici per i cittadini sono notevoli. Le persone colpite da questo blocco informatico sono costrette ad attendere le prossime lavorazioni d’ufficio per riottenere il sussidio, con tempistiche previste per la metà del mese successivo almeno. Questa immobilità amministrativa crea situazioni inaccettabili per chi conta sul sussidio mensile, soprattutto quando ci si ritrova con l’Assegno di Inclusione sospeso. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.
ADI, l’errore informatico sulle discordanze ISEE
Per comprendere a fondo il problema, risulta molto utile analizzare l’esperienza diretta di un beneficiario. Secondo il suo racconto, già a dicembre la sua pratica era stata bloccata dal sistema centrale in stato di “evidenza per discordanze ISEE”. La motivazione di questo stop? All’interno del suo fascicolo previdenziale comparivano inaspettatamente altri due ISEE appartenenti a soggetti completamente estranei al suo nucleo familiare, una situazione simile a chi si è visto l’ADI sospeso per errori del CAF.
Questa anomala sovrapposizione documentale ha mandato in tilt i controlli automatizzati, generando la decadenza immediata del sussidio. L’utente racconta che il suo errore iniziale è stato limitarsi a segnalare il problema tramite l’app MyINPS, senza sapere quali azioni compiere prima. Affidandosi unicamente a quel canale senza conoscere la corretta prassi burocratica, ha perso tempo prezioso, scoprendo la vera procedura di sblocco solo due mesi dopo.
Come sbloccare l’ADI: la procedura corretta
Per non ripetere il medesimo sbaglio di questo utente, e riattivare il sostegno, bisogna quindi agire in modo strategico. Il contact center nazionale non possiede il potere tecnico per risolvere questa particolare anomalia. Per tornare a percepire l’Assegno di Inclusione, è quindi obbligatorio interfacciarsi con la sede INPS territoriale eseguendo con ordine questi passaggi:
- Rinnovare la documentazione: rifare l’ISEE, anche senza modifiche, in modo che risulti aggiornato con una data recente.
- Inviare un messaggio mirato: occorre effettuare l’autenticazione nell’area riservata MyINPS. In fase di compilazione della richiesta di assistenza, è tassativo selezionare l’opzione per indirizzare la pratica alla propria sede territoriale di competenza.
- Fornire i riferimenti: va digitato con la massima precisione il numero della domanda ADI.
- Richiedere la presa in carico locale: il cittadino deve esigere esplicitamente di essere contattato dalla sede INPS di competenza locale, o specificare che il caso venga trattato unicamente da loro. Senza tale dicitura, la segnalazione viene assorbita dal call center generale INPS.
- Allegare il nuovo ISEE: prima di premere invio, bisogna aprire la sezione dedicata agli allegati e caricare il nuovo ISEE appena elaborato.
Il ruolo della sede locale sui pagamenti
Seguire scrupolosamente questi cinque passaggi rappresenta l’unica strada efficace per risolvere il disguido. Ma per quale motivo il supporto nazionale è inefficace? La risposta risiede nei livelli di autorizzazione informatica. Gli operatori del contact center possono visualizzare a schermo le stesse informazioni che il percettore consulta dal proprio dispositivo. Non possiedono le credenziali per eliminare le certificazioni errate dal profilo né per sbloccare la pratica in tempo utile.
Al contrario, il personale amministrativo della sede territoriale dispone degli accessi avanzati necessari. I funzionari della filiale possono intervenire manualmente sui server, correggere la discordanza anagrafica e riammettere la famiglia ai pagamenti in vista delle lavorazioni successive. Agire tempestivamente seguendo questo schema è quindi l’unico modo per difendere i propri diritti economici e velocizzare l’erogazione.
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