IMU 2026: esenzioni, riduzioni e guida alle agevolazioni

admin

28 Aprile 2026

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Si avvicina la scadenza per il versamento della prima rata dell’imposta municipale propria, comunemente nota come IMU. Il calendario fiscale richiede il pagamento di questo acconto entro il 16 giugno 2026. L’importo da versare viene calcolato applicando le aliquote comunali del 2026, se già deliberate dalle istituzioni competenti, oppure basandosi su quelle del 2025. La parte rimanente, che costituisce il saldo, dovrà poi essere versata entro il 16 dicembre 2026.

La normativa italiana prevede tuttavia numerose casistiche in cui l’imposta non è dovuta, o in cui è possibile abbatterne l’importo. I cittadini possono accedere a esenzioni totali legate alle caratteristiche catastali dell’immobile, oppure richiedere sconti specifici definiti dalle amministrazioni comunali. Per comprendere meglio tutti i casi particolari, vediamo qui sotto i dettagli.

Esenzioni IMU per l’abitazione principale e le pertinenze

La regola generale stabilisce che l‘IMU deve essere pagata sulle seconde case, mentre non va mai versata per l’abitazione principale, a condizione che non si tratti di un immobile di lusso.

L’esclusione dal pagamento è garantita per tutte le abitazioni principali classificate nelle categorie catastali A/2, A/3, A/4, A/5, A/6 e A/7. Al contrario, l’imposta rimane sempre dovuta per i proprietari di immobili di pregio, ovvero quelli registrati nelle categorie A/, A/8 e A/9.

Questo diritto all’esenzione si estende automaticamente alle pertinenze della casa principale, purché i locali accessori (come cantine, box auto e tettoie) appartengano alle categorie catastali C/2, C/6 o C/7.

Immobili ed enti esclusi dal versamento dell’imposta

Oltre alla prima casa, la legge individua una lista rigorosa di fabbricati e terreni per i quali l’imposta di base viene completamente annullata. Rientrano in questo gruppo:


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  • Gli immobili posseduti da Stato, Regioni, Province, Comuni e dagli enti del Servizio Sanitario Nazionale, se utilizzati in via esclusiva per compiti istituzionali.
  • Tutti i fabbricati classificati nelle categorie catastali da E/1 a E/9.
  • Le strutture destinate ad usi culturali.
  • Gli edifici destinati esclusivamente all’esercizio del culto e le loro dirette pertinenze.
  • Le proprietà appartenenti alla Santa Sede (in base al Trattato del 1929), agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali protette da specifici accordi.
  • Gli immobili indisponibili o inagibili per i quali esiste una regolare denuncia all’autorità giudiziaria per occupazione abusiva o altri reati penali correlati.

Regole per il comodato d’uso gratuito ai familiari

Un’ulteriore agevolazione spetta a chi concede l’abitazione in uso gratuito a un familiare in linea retta. Per azzerare la tassa, è essenziale che il parente utilizzi la casa come dimora in modo effettivo e continuativo. Il proprietario deve inoltre formalizzare questa situazione presentando una dichiarazione ufficiale all‘Agenzia delle Entrate.

Riduzioni e sconti decisi dalle amministrazioni comunali

I singoli Comuni hanno poi il potere di introdurre sconti aggiuntivi o di annullare l’imposta. Possono decidere, ad esempio, di azzerare l’imposta sugli immobili inagibili a causa di calamità naturali, incendi, crolli strutturali o gravi condizioni igienico-sanitarie. Per ottenere il beneficio, il contribuente deve fornire al Comune una certificazione dello stato di inagibilità.

Gli enti locali possono anche deliberare una riduzione del carico fiscale per gli immobili inutilizzati o per le case di vacanza vissute solo per pochi mesi all’anno. Anche in questo scenario, il proprietario ha però l’onere della prova: deve dimostrare che la casa non è affittata (assenza di contratti in corso) ed evidenziare i bassissimi consumi di energia dalle bollette.

Ogni amministrazione deve definire e pubblicare queste regole entro il 14 ottobre di ogni anno. E per accertarsi delle esenzioni attive nel proprio territorio, il cittadino deve interrogare il portale del Federalismo Fiscale gestito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Affitti a canone concordato e dimore separate per i coniugi

Infine, chi affitta un immobile stipulando un contratto a canone concordato ha diritto a una riduzione del 25% sull’IMU dovuta. Ma per attivare l’agevolazione fiscale, il contratto deve essere redatto con l’assistenza delle associazioni di categoria, oppure essere supportato da un’idonea attestazione di conformità.

Un’ultima esenzione si applica anche ai coniugi che scelgono di vivere in due case separate. Per evitare il pagamento della tassa su una delle abitazioni classificata come seconda casa, è tassativo dimostrare che l’immobile sia impiegato come dimora abituale. Serviranno quindi prove inequivocabili, come l’intestazione e il pagamento continuo delle utenze domestiche.