Vivi in affitto e lavori come dipendente? Puoi ottenere un rimborso fino a 2.000 euro l’anno!

Redazione

13 Marzo 2026

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Pagare l’affitto ogni mese è uno degli oneri più pesanti per tantissime famiglie italiane. Quello che non tutti sanno, però, è che esiste uno strumento — già attivo dal 2024 e confermato fino al 2027 — che consente ai lavoratori dipendenti di ricevere dal proprio datore di lavoro un rimborso del canone di locazione completamente esentasse. Si tratta del bonus affitto nell’ambito dei fringe benefit, una misura che può valere fino a 2.000 euro l’anno e che in pochi conoscono davvero. Ecco come funziona.

Bonus affitto e fringe benefit, cos’è e come funziona

I fringe benefit sono beni, servizi o rimborsi che il datore di lavoro può riconoscere ai propri dipendenti senza che questi importi concorrano a formare il reddito imponibile — e quindi senza pagare né IRPEF né contributi INPS.

Tradizionalmente questo strumento includeva auto aziendali, buoni pasto, telefoni e polizze assicurative. Dal 2024, grazie alla Legge di Bilancio, la lista si è ampliata includendo anche le spese per l’affitto della prima casa. La misura è poi stata confermata e prorogata per l’intero triennio 2025-2027, garantendo così una stabilità pluriennale che permette alle famiglie di pianificare con certezza le proprie spese.

Quanto spetta

L’importo del beneficio dipende dalla situazione familiare del lavoratore:

  • 1.000 euro annui per tutti i lavoratori dipendenti
  • 2.000 euro annui per i lavoratori dipendenti con figli fiscalmente a carico.

C’è anche un vantaggio aggiuntivo per le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano come dipendenti: ciascuno ha diritto al proprio limite di 2.000 euro, il che significa che il nucleo familiare può beneficiare complessivamente di 4.000 euro annui di fringe benefit esentasse.

Inoltre, il limite di 2.000 euro si applica anche nel caso in cui il genitore non fruisca della detrazione per figli a carico perché percepisce l’Assegno Unico e Universale: ciò che conta è che il figlio risulti fiscalmente a carico, non che si stia effettivamente detraendo la relativa quota IRPEF.


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Chi può accedere al beneficio

Il bonus è riservato ai lavoratori dipendenti del settore privato e pubblico, inclusi i titolari di redditi assimilati al lavoro dipendente come i collaboratori coordinati e continuativi. Non è però un diritto automatico: spetta al datore di lavoro riconoscerlo, e il lavoratore deve farne richiesta.

Come fare domanda

Per ottenere il rimborso il lavoratore deve presentare al proprio datore di lavoro una dichiarazione sostitutiva di atto notorio nella quale attesta:

  • Il diritto al rimborso delle spese di affitto
  • Che le stesse spese non siano già state rimborsate, in tutto o in parte, da altri datori di lavoro.
  • Se ha diritto al limite maggiorato di 2.000 euro per la presenza di figli a carico, indicando esplicitamente il codice fiscale di ciascun figlio.

Non esistono vincoli di categoria o di contratto: il bonus può essere riconosciuto anche al singolo dipendente, senza necessità di estenderlo all’intera forza lavoro.

Un’opportunità da non perdere

Quella descritta è una misura concreta, già operativa e valida fino al 2027, che può alleggerire in modo significativo il peso dell’affitto per milioni di lavoratori dipendenti. Il consiglio è quindi semplice: verificare con il proprio ufficio risorse umane o con il datore di lavoro se il beneficio è già attivo in azienda, e in caso contrario richiederlo formalmente presentando la dichiarazione necessaria.