Aumento pensioni 2027: ecco di quanto potrebbero salire secondo le stime del Governo

Redazione

24 Aprile 2026

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Di quanto saliranno le pensioni a partire da gennaio 2027? Ogni anno, gli importi dei trattamenti previdenziali e assistenziali italiani vengono adeguati al costo della vita per proteggere il potere di acquisto dei cittadini. Questo meccanismo, noto come perequazione automatica, si basa sull’andamento dell’inflazione registrato nei dodici mesi precedenti. Le cifre definitive si conosceranno solamente a fine 2206, ma il Governo ha da poco diffuso le prime proiezioni ufficiali sui tassi futuri. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.

Le stime del Governo: inflazione e pensioni nel 2027

Secondo le proiezioni contenute nel recente Documento di finanza pubblica approvato dall’Esecutivo, il 2026 si configurerà come un anno caratterizzato da una temporanea ma significativa ripresa dell’inflazione. Il tasso stimato dovrebbe attestarsi al 2,8%, per poi toccare il suo picco nell’ultimo trimestre dell’anno. Questa spinta al rialzo è attribuibile principalmente ai rincari dell’energia e alle correlate tensioni geopolitiche internazionali.

Di conseguenza, l’adeguamento delle pensioni nel 2027 si preannuncia più consistente rispetto a quello applicato all’inizio del 2026, che si era fermato all’1,4%. Le previsioni macroeconomiche indicano poi un progressivo rientro dei prezzi negli anni a venire: il tasso dovrebbe scendere al 2,0% nel 2027, all’1,5% nel 2028, per risalire lievemente all’1,9% nel 2029.

Il meccanismo di calcolo: come funziona la rivalutazione

Per calcolare l’esatto importo degli aumenti, l’INPS non utilizza l’inflazione generica, bensì uno specifico parametro: l’indice FOI senza tabacchi. Questo dato viene rilevato mensilmente dall’Istat per poi definire una media annuale consolidata a novembre. Solo in quel momento verranno quindi ufficializzati i coefficienti definitivi per il ricalcolo degli assegni.

Se le previsioni del 2,8% venissero confermate, l’adeguamento seguirà il tradizionale meccanismo a scaglioni marginali. Il sistema prende come riferimento il valore del trattamento minimo, attualmente fissato a 611,85 euro mensili, e applica di conseguenza percentuali di incremento decrescenti man mano che l’importo dell’assegno sale.

Aumenti per chi percepisce fino a 4 volte il minimo

Per gli assegni il cui importo lordo arriva fino a 4 volte il trattamento minimo (circa 2.447 euro mensili), la rivalutazione sarà piena. Ciò significa che l’intero importo godrà di un aumento del 100% del tasso di inflazione, quindi del 2,8%.


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  • Un assegno di 1.000 euro subirà un incremento di circa 28 euro lordi mensili.
  • Un assegno di 1.500 euro registrerà un aumento di circa 42 euro lordi.
  • Un assegno di 2.000 euro crescerà di 56 euro lordi.

Incrementi per le fasce tra 4 e 5 volte il minimo

Per i trattamenti di importo compreso tra 4 e 5 volte il minimo (fino a circa 3.060 euro), il calcolo avviene inece in due fasi. Si applica prima la rivalutazione piena (2,8%) per la quota fino alla soglia dei 2.447 euro, mentre alla sola parte eccedente viene applicato il 90% del tasso (ossia circa il 2,52%).

Di conseguenza, una mensilità lorda da 2.800 euro godrà di un aumento totale leggermente inferiore alla percentuale piena applicata sull’intera cifra, traducendosi in un incremento complessivo di circa 70 euro mensili.

Il calcolo per gli assegni oltre 5 volte il minimo

Per gli importi superiori a 5 volte il minimo, il meccanismo si fa ancora più stringente. Oltre agli scaglioni precedenti, alla quota specifica che supera i 3.060 euro si applica solamente il 75% del tasso di inflazione (pari a circa il 2,1%).

Un beneficiario che riceve un assegno lordo di 3.500 euro vedrà quindi un aumento mensile di poco superiore agli 80 euro, poiché le aliquote ridotte frenano progressivamente la crescita per gli importi più alti.

I prossimi passi per i pensionati

Trattandosi di un adeguamento basato su stime preliminari, i cittadini non devono compiere alcuna azione pratica né presentare moduli per richiedere gli incrementi. La perequazione delle pensioni avviene infatti in modo del tutto automatico sui cedolini erogati dall’ente previdenziale. L’appuntamento cruciale per le conferme ufficiali sarà a novembre 2026, momento in cui il Governo e l’Istat consolideranno i numeri definitivi e divulgheranno le relative tabelle. Per avere l’assoluta certezza sull’importo esatto che verrà accreditato a partire dalla mensilità di gennaio 2027, bisognerà quindi attendere le settimane finali dell’anno.