Benzina e gasolio sempre più cari: il governo prepara un decreto sulle accise, ma basterà?

Redazione

10 Marzo 2026

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Il prezzo della benzina torna a far paura. Con il petrolio che ha superato i 100 dollari al barile — trainato dalle tensioni legate alla guerra in Iran — il governo Meloni corre ai ripari e prepara un decreto urgente da varare nel prossimo Consiglio dei ministri. Lo strumento scelto è il meccanismo delle accise mobili, già introdotto nel 2023. Il problema è che, secondo gli esperti, l’effetto sui prezzi alla pompa di benzina potrebbe rivelarsi piuttosto modesto. Se non ininfluente. Ecco tutti i dettagli.

Come funzionano le accise sul carburante

Le accise rappresentano la componente più ‘pesante’ del prezzo di benzina e diesel. Dal 1° gennaio 2026, a seguito di un intervento della Legge di Bilancio, sono state uniformate sui due tipi di carburante: 67 centesimi al litro, a cui si aggiunge l’IVA al 22% sul prezzo complessivo.

Ed è proprio l’IVA il fulcro del meccanismo delle accise mobili. Il ragionamento è semplice: quando il prezzo alla pompa sale, lo Stato incassa automaticamente di più grazie all’IVA. Con le accise mobili, tuttavia, una parte di questo extra-gettito — il 22%, ovvero 2,2 centesimi ogni dieci centesimi di aumento — può essere reindirizzata per ridurre il costo del carburante per gli automobilisti.

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Quando scatta il meccanismo delle accise mobili

La norma del 2023 stabilisce che gli sconti possano attivarsi se il prezzo del petrolio supera — per almeno due mesi consecutivi, come media — la soglia prevista nei documenti contabili del governo. Per il 2026 quella soglia era fissata a 66,1 dollari al barile: un livello già superato in modo stabile da fine gennaio, il che significa che le condizioni per l’attivazione del meccanismo sarebbero già tecnicamente soddisfatte. Il nodo, quindi, non è tanto quando attivare il meccanismo, ma quanto questa misura potrà incidere davvero sui prezzi.

L’effetto reale su benzina e gasolio

Gli aumenti alla pompa registrati nelle ultime settimane si avvicinano ai venti centesimi al litro, e potrebbero crescere ulteriormente se il conflitto in Medio Oriente si prolungasse o allargasse. Secondo diversi esperti, il taglio ottenibile attraverso le accise mobili si attesterebbe su meno di dieci centesimi, con stime più prudenti che parlano di circa cinque centesimi al litro.

Un sollievo, certo, ma ben lontano dall’essere risolutivo per le famiglie italiane che ogni settimana fanno il pieno.


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Le altre mosse del governo

La presidente del Consiglio Meloni ha lasciato intendere che potrebbe essere allo studio anche un inasprimento della tassazione sulle aziende responsabili di comportamenti speculativi. Per ora, però, si tratta di una minaccia senza ancora una forma concreta: non è chiaro come si interverrebbe tecnicamente, anche perché gli esperti del settore segnalano che le speculazioni in atto sembrano coinvolgere in primis le compagnie petrolifere internazionali.

Sul fronte del decreto Bollette, invece, varato prima dell’escalation dei prezzi, l’iter parlamentare prosegue senza particolari modifiche attese dalla maggioranza. Le misure resteranno sostanzialmente invariate, fatta salva qualche correzione a favore delle imprese ancora in fase di definizione.

Cosa aspettarsi adesso

Il Consiglio dei ministri potrebbe limitarsi ad attivare il meccanismo delle accise mobili così com’è, oppure scegliere di modificarlo per renderlo più incisivo. La seconda opzione richiederebbe però uno sforzo legislativo maggiore e tempi più lunghi. Nel frattempo, gli automobilisti italiani restano in attesa di una risposta concreta — sperando che i prezzi non continuino a salire prima che il governo trovi una soluzione davvero efficace.