Nel 2026 chi punta su assunzioni stabili potrà contare su un nuovo pacchetto di agevolazioni mirate per giovani, donne e imprese che operano nella ZES unica del Mezzogiorno. La nuova Legge di Bilancio approvata dal governo introduce infatti un esonero contributivo parziale pensato per ridurre il costo del lavoro e incoraggiare contratti a tempo indeterminato, con un’attenzione particolare alle categorie più fragili e ai territori che necessitano di maggior sostegno occupazionale. Ecco tutti i dettagli.
Nuovo bonus assunzioni 2026: a chi si rivolge
La Manovra 2026, all’articolo 1 commi 153, 154 e 155, disegna un incentivo contributivo dedicato a tre grandi target: giovani, lavoratrici svantaggiate e lavoratori occupati nella Zona Economica Speciale unica del Mezzogiorno. L’obiettivo dichiarato è promuovere l’occupazione giovanile stabile, favorire le pari opportunità per le donne e sostenere lo sviluppo produttivo nelle aree ZES. Per la piena operatività delle misure, però, sarà necessario un decreto ministeriale che ne definisca i dettagli applicativi e i limiti di spesa.
Sul fronte delle risorse, la legge autorizza un plafond ben definito: 154 milioni di euro per il 2026, 400 milioni per il 2027 e 271 milioni per il 2028, importi che rappresentano il tetto massimo per il riconoscimento degli esoneri contributivi.
Come funziona lo sconto sui contributi
Per tutto il 2026 i datori di lavoro privati che assumono a tempo indeterminato o trasformano contratti a termine in contratti stabili potranno beneficiare di una riduzione dei contributi previdenziali a loro carico. Si tratta di un esonero parziale, che non riguarda i premi e contributi dovuti all’INAIL e che non si applica ai dirigenti.
La durata dell’agevolazione cambia in base al tipo di rapporto lavorativo offerto:
- Assunzioni a tempo determinato: sgravio fino a 12 mesi
- Trasformazione da termine a indeterminato: beneficio esteso fino a 18 mesi dalla data di inizio del rapporto
- Assunzioni direttamente a tempo indeterminato: esonero totale per 24 mesi.
Misure dedicate alle madri lavoratrici
La Manovra introduce anche un esonero contributivo rafforzato per le madri che rientrano nel mercato del lavoro in condizioni svantaggiate. È previsto uno sconto del 100% sui contributi previdenziali, entro il limite massimo di 8.000 euro annui, per lavoratrici con almeno tre figli (di cui il più piccolo minorenne) che non abbiano un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi.
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Part-time ‘familiare’ e ulteriori vincoli
Lo schema di incentivi premia infine i datori di lavoro che accolgono la richiesta di trasformare un rapporto da full-time a part-time per lavoratori o lavoratrici con almeno tre figli conviventi. Se la riduzione di orario è almeno del 40 per cento, l’azienda può ottenere un esonero totale dei contributi fino a 3.000 euro l’anno, per un massimo di 24 mesi e comunque fino al compimento dei 10 anni del figlio più piccolo. Per i nuclei con figli con disabilità, questo limite temporale viene però meno, rendendo l’agevolazione potenzialmente continuativa finché dura il rapporto part-time.
Restano tuttavia alcuni paletti precisi: sia nel caso delle madri che per i part-time, le agevolazioni non si applicano al lavoro domestico né ai contratti di apprendistato, e non possono essere cumulate con altri esoneri contributivi, pur essendo compatibili con la maxi-deduzione del costo del lavoro per le nuove assunzioni stabili (prevista dal decreto legislativo 216/2023).