Bonus assunzioni tagliato dal Governo: perché per giovani, donne e Sud le opportunità scendono (quasi) del 60%

Redazione

6 Maggio 2026

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Il Decreto Primo Maggio ha introdotto importanti modifiche ai bonus assunzioni per giovani, donne e lavoratori del Sud Italia. Annunciato come un piano da quasi 1 miliardo di euro, il nuovo impianto normativo nasconde nella pratica numerosi limiti. Gli incentivi, scaduti lo scorso 30 aprile, non sono stati semplicemente prolungati: il Governo li ha riscritti, resi più restrittivi e definanziati. Inoltre le agevolazioni sono valide retroattivamente da gennaio a dicembre, ma molte imprese rischiano l’esclusione a causa di requisiti molto più rigidi. In teoria, l’obiettivo dell’esecutivo era legare gli aiuti al rispetto del cosiddetto “salario giusto”, un parametro che però sta bloccando l’intera procedura. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.

Perché la procedura è bloccata: il nodo del salario giusto

Attualmente le aziende italiane non possono ancora usufruire delle nuove agevolazioni. Il Governo ha infatti stabilito che i sussidi spettano solo alle imprese che garantiscono il “salario giusto”. Questo viene misurato attraverso il Tec (Trattamento economico complessivo) previsto dai contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative.

Il problema però è tecnico: l’INPS non possiede i dati aggiornati sul Tec per gli oltre mille contratti esistenti. Deve quindi necessariamente appoggiarsi alla banca dati del CNEL, che a sua volta ci sta lavorando alacremente, ma deve attendere la conversione in legge del decreto (iter che richiederà circa 60 giorni). Fino ad allora, il sistema resterà bloccato.

Inoltre, per avviare le pratiche servirà una circolare operativa dell’INPS, attesa non prima di un mese. Dal Ministero del Lavoro spiegano che questa stretta eviterebbe una nuova autorizzazione dell’Unione Europea sugli aiuti di Stato, che avrebbe fatto slittare tutto a settembre. Ma il prezzo da pagare è comunque un ritardo nei fatti, e un drastico taglio dei fondi.

Come cambiano i requisiti: le nuove regole per i bonus

La revisione delle misure ha comportato innanzitutto un crollo delle risorse, passate dai 2,7 miliardi di euro del vecchio impianto a 934 milioni. Di conseguenza, le stime sulle assunzioni agevolate per giovani e donne piombano da 246.000 a sole 100.700 (quasi il 60% in meno). E calcolando anche l’incentivo Zes, si arriva a malapena a 110.000 posti.

I nuovi limiti per le assunzioni dei giovani

Andando con ordine: il vecchio bonus giovani premiava assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato di giovani under 35 mai occupati stabilmente. Oggi invece i criteri sono molto più stringenti. Il giovane lavoratore deve essere:


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  • Privo di un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi
  • Oppure privo di impiego da 12 mesi, a cui si somma un’altra condizione di svantaggio.

Inoltre le trasformazioni dei contratti a termine escono dal sussidio principale, per finire in una misura separata che premia solo la stabilizzazione di contratti brevi nati entro il 30 aprile, da stabilizzare tra agosto e dicembre. Mentre le risorse dedicate si dimezzano, passando da 1,5 miliardi a soli 673 milioni di euro.

Taglio ai fondi per l’occupazione femminile

Per le donne, poi, il taglio del budget è ancora più severo: si scende da 180 a 141 milioni di euro (-70%). Quindi se prima, per ottenere un esonero contributivo di 24 mesi bastava assumere una donna residente nel Mezzogiorno priva di impiego da sei mesi, ora questo canale è declassato: sei mesi di inoccupazione garantiscono l’agevolazione per un solo anno.

Invece per avere lo sgravio pieno per due anni occorrono:

  • 24 mesi continuativi senza impiego
  • Oppure 12 mesi senza impiego più un’ulteriore condizione di svantaggio.

La stretta sulla misura Zes al Sud

Anche l’incentivo per la Zona Economica Speciale (Zes) viene fortemente limitato alle microimprese fino a 10 dipendenti. Il sussidio è per assunzioni stabili di over 35 disoccupati da almeno due anni, con un esonero fino a 650 euro per 24 mesi. Le coperture finanziarie sprofondano però da 724 a 100 milioni di euro, segnando un taglio dell’83%.

Cosa devono fare le imprese in attesa delle istruzioni

In sintesi, quello che doveva essere il vanto del nuovo decreto si sta rivelando un blocco per le assunzioni di giovani, donne, e per il Sud. La volontà di legare gli aiuti a chi paga il salario giusto ha paralizzato i finanziamenti, in attesa di capire come misurare correttamente questo parametro.

Nel frattempo, le imprese sono costrette ad aspettare la circolare operativa dell’INPS per poter presentare domanda. E alla fine molte aziende scopriranno che l’incentivo su cui facevano affidamento per i propri piani non c’è più o vale molto meno. È quindi fortemente consigliabile non procedere con nuove assunzioni basandosi sulle vecchie regole, e continuare a monitorare quotidianamente le note ufficiali sul sito del Ministero del Lavoro.