Busta paga, come aumentare il netto e quali benefici puoi ottenere nel 2026

Redazione

6 Febbraio 2026

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Nel 2026 la busta paga dei dipendenti continua a beneficiare di un pacchetto di misure fiscali e contributive che aumentano il netto in tasca, soprattutto per i redditi medio‑bassi. Oltre alla conferma del taglio del cuneo fiscale, la Manovra ha ritoccato l’IRPEF, ha stretto sulle detrazioni per chi guadagna di più e ha stabilizzato le soglie dei fringe benefit. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.

Busta paga, come funziona il taglio del cuneo fiscale

Il taglio del cuneo fiscale resta il pilastro principale del sostegno ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati. Non è un bonus extra versato a parte, ma una riduzione dei contributi previdenziali a carico del dipendente: si pagano meno tasse e quindi il netto in busta paga aumenta. L’agevolazione è applicata direttamente dal datore di lavoro in fase di erogazione dello stipendio, senza che il lavoratore debba presentare richieste o domande.

Aliquote di sconto e soglie di reddito

Va però sottolineato che l’intensità del taglio contributivo dipende dal reddito annuo complessivo del lavoratore dipendente:

  • Sgravio del 7,1% per chi non supera 8.500 euro
  • 5,3% per i redditi tra 8.501 e 15.000 euro
  • 4,8% per i redditi tra 15.001 e 20.000 euro.
  • Per chi si colloca invece tra 20.001 e 32.000 euro è prevista una detrazione fissa di 1.000 euro l’anno. E oltre questa soglia il vantaggio cala progressivamente, fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro di reddito.

Quanto aumenta lo stipendio

La riduzione dei contributi si traduce in aumenti ben visibili sul netto mensile. Con un reddito di 8.500 euro, lo sconto del 7,1% vale circa 603 euro in un anno, poco più di 46 euro al mese. Con 14.000–15.000 euro di reddito e aliquota al 5,3%, il beneficio si aggira invece tra 740 e 795 euro annui (circa 55–60 euro mensili). Per chi rientra nella fascia 20.000–32.000 euro, la detrazione è fissa a 1.000 euro all’anno, mentre oltre i 32.000 euro gli importi riconosciuti si riducono gradualmente fino a poche centinaia di euro.

Il calcolo delle giornate retribuite

Un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate ha inoltre precisato che, per determinare quanto spetta al dipendente di taglio del cuneo, bisogna considerare solo i periodi in cui il lavoratore percepisce effettivamente una retribuzione. In presenza di permessi non retribuiti, o di giorni privi di compenso, il datore di lavoro deve quindi ricalcolare la retribuzione teorica escludendo queste giornate, così da collocare correttamente il dipendente nella fascia di agevolazione prevista.

La nuova IRPEF a tre aliquote

Accanto al taglio del cuneo, la Legge di Bilancio 2026 ha confermato la riforma dell’IRPEF a tre scaglioni, che abbassa la seconda aliquota dal 35% al 33%. Dal 1° gennaio 2026 l’imposta sul reddito delle persone fisiche si calcola quindi così:


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  • 23% fino a 28.000 euro
  • 33% da 28.001 a 50.000 euro
  • 43% oltre 50.000 euro.

La riduzione al 33% incide solo sulla parte di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro e genera un risparmio massimo di circa 440 euro l’anno in busta paga per chi ha redditi medio‑alti. Mentre per chi si colloca tra 35.000 e 40.000 euro, il vantaggio stimato va grossomodo da 140 a 240 euro annui.

Stretta sulle detrazioni per i redditi alti

Per i contribuenti con reddito elevato è inoltre prevista una stretta sulle detrazioni, che vengono rimodulate in base al livello di reddito e alla composizione familiare. Restano invece ampiamente salvaguardate le spese sanitarie, detraibili al 19%, mentre per quelle di istruzione scolastica e universitaria rimane il tetto di 1.000 euro per studente su cui applicare la detrazione.

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Fringe benefit: limiti confermati fino al 2027

Infine, completano il quadro degli ‘aiuti’ in busta paga i fringe benefit, cioè i compensi in natura o rimborsi spesa esentasse entro determinati limiti. Per il triennio 2025‑2027 restano valide queste soglie di esenzione:

  • Fino a 1.000 euro l’anno per tutti i dipendenti
  • Fino a 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico (cioè con un reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro, soglia che sale a 4.000 euro per i figli sotto i 24 anni).

Tra i fringe benefit rientrano, ad esempio, il rimborso delle bollette domestiche, del canone di locazione o degli interessi del mutuo sulla prima casa. Diversa e specifica è invece la disciplina fiscale delle auto aziendali a uso promiscuo, legata alle emissioni del veicolo.