Il Governo sta ricalibrando le misure previste per la nuova bozza del decreto Primo Maggio. E rispetto alle anticipazioni diffuse in via informale, l’esecutivo ha scelto di frenare sugli interventi diretti ad aumentare lo stipendio dei dipendenti, concentrando invece le risorse disponibili sul rinnovo di specifiche agevolazioni per le assunzioni. Questa correzione di rotta è dovuta in primo luogo alla carenza di coperture finanziarie, con un budget a disposizione stimato tra i 500 milioni e il miliardo di euro. Inoltre, il Governo vuole evitare di entrare in contrasto con sindacati e associazioni sul delicato tema dei contratti pirata. L’obiettivo dichiarato dalla ministra del Lavoro, Marina Calderone, è ora quello di varare un provvedimento più moderato e organico per consolidare l’occupazione giovanile e femminile. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.
Decreto Primo Maggio, perché il Governo frena l’aumento degli stipendi
Nel vertice del Consiglio dei ministri previsto per il 30 aprile, verranno probabilmente accantonate gran parte delle norme mirate alla detassazione massiccia delle retribuzioni mensili. L’incremento dello stipendio netto dei lavoratori attraverso l’innalzamento della soglia esentasse dei fringe benefit a 3.000 euro, e la detassazione strutturale per i turni di lavoro straordinario e notturno sono, per il momento, misure congelate in attesa di fondi.
Le agevolazioni in sospeso e quelle confermate
Nonostante il ridimensionamento, però, il decreto potrebbe ancora salvare due interventi chiave per migliorare il netto in busta paga, a patto che si individuino le coperture necessarie:
- La detassazione degli aumenti retributivi derivanti dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali, applicabile ai lavoratori che percepiscono un reddito annuo inferiore a 33.000 euro.
- Il taglio della tassazione sui premi di produttività all’1%, introdotto con l’obiettivo di incentivare le aziende a erogare somme extra ai dipendenti in modo più vantaggioso.
Bonus giovani e donne: le proroghe per le imprese
La vera priorità finanziaria del Governo è però sostenere le misure in scadenza proprio il 30 aprile, in particolare il bonus giovani e il bonus Zes. Queste due agevolazioni, cancellate dall’ultima legge di bilancio e ripescate per soli quattro mesi dal decreto Milleproroghe, dovrebbero essere estese tramite il nuovo provvedimento almeno fino alla fine del 2026, con l’ipotesi più costosa di renderle strutturali.
Requisiti e importi degli sconti contributivi under 35
Il bonus giovani si traduce in un importante abbattimento dei contributi previdenziali per i datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato persone under 35 senza precedenti esperienze di posto fisso. Le regole prevedono:
- Uno sgravio del 100% sui contributi se l’assunzione genera un aumento effettivo del numero di dipendenti aziendali rispetto all’anno precedente.
- Uno sgravio del 70% se non vi è incremento occupazionale (ad esempio, se l’assunzione serve a rimpiazzare un lavoratore uscente). Il decreto potrebbe abolire questa differenziazione per venire incontro alle lamentele delle imprese.
Il limite massimo dell’agevolazione è di 500 euro al mese, ma questa soglia viene innalzata a 650 euro al mese per i contratti stipulati in dieci specifiche Regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria.
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Per quanto riguarda l’occupazione femminile, il bonus donne per le lavoratrici in condizioni di svantaggio è già garantito fino alla fine dell’anno. L’esecutivo sta valutando se estenderne la durata anche nel 2027 o se varare una misura del tutto nuova, in base alle risorse economiche residue e ai decreti attuativi già pubblicati per i bonus dedicati a giovani e donne.
Pacchetto rider: tutele legali e lotta al caporalato
Oltre agli incentivi per le aziende, una sezione di rilievo del decreto è dedicata ai diritti dei lavoratori della gig economy. L’intervento non si concentrerà sulla paga delle singole consegne, ma punterà a migliorare in prospettiva le condizioni di impiego. A livello normativo, si prevede di recepire la direttiva europea del 2024, che permetterà di considerare i rider giuridicamente come lavoratori dipendenti delle piattaforme, superando l’attuale inquadramento come autonomi.
Misure di controllo sui database e account
In risposta alle inchieste della Procura di Milano, verranno varate regole stringenti contro le dinamiche del caporalato:
- Sarà introdotto l’obbligo di autenticazione per i rider tramite Spid o Carta d’identità elettronica (Cie), per bloccare la gestione illecita o l’affitto dei profili personali.
- Le piattaforme di delivery avranno l’obbligo di registrare ogni consegna e le relative paghe in database trasparenti. Queste banche dati dovranno essere costantemente accessibili alle autorità di controllo preposte, come gli ispettori dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
In attesa dell’approvazione definitiva in Consiglio dei ministri, per conoscere tutti i dettagli operativi e accedere alle prossime agevolazioni, i lavoratori e le aziende sono tenuti a monitorare le istruzioni ufficiali fornite dal Ministero del Lavoro subito dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.