Il Ministero dell’Economia e delle Finanze è al lavoro per confermare una misura fondamentale per milioni di automobilisti italiani. Con la scadenza dell’attuale agevolazione fissata per il 7 aprile, il governo ha confermato l’intenzione di procedere con una proroga del taglio delle accise per garantire una boccata d’ossigeno in vista degli spostamenti primaverili. L’obiettivo è mantenere lo sconto di 24,4 centesimi al litro su benzina e diesel, cercando di contenere i rincari spinti dalle tensioni internazionali in Medio Oriente.
L’annuncio ufficiale è arrivato dal ministro Tommaso Foti, il quale ha assicurato che l’intervento sarà definito in settimana per evitare che, dall’8 aprile, il prezzo del gasolio possa schizzare sopra la soglia critica dei 2,3 euro al litro. La decisione definitiva è attesa per il Consiglio dei ministri di oggi, 3 aprile, con un provvedimento dedicato interamente al contrasto del caro energia. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.
Taglio delle accise, i costi della misura e il nuovo prezzo dei carburanti
La proroga del taglio delle accise non è un’operazione semplice sotto il profilo finanziario. Per estendere lo sconto fino al 30 aprile 2026 (ovvero per circa tre settimane), lo Stato dovrà reperire tra i 500 e i 600 milioni di euro. Si tratta di una spesa imponente, calcolata in oltre 20 milioni di euro al giorno.
Attualmente, la situazione dei prezzi alla pompa è la seguente:
- Benzina self-service: circa 1,754 euro/litro sulla rete stradale e 1,821 euro in autostrada.
- Gasolio self-service: circa 2,076 euro/litro sulla rete stradale e 2,142 euro in autostrada.
Senza l’intervento del governo, i consumatori si troverebbero ad affrontare aumenti immediati. Tuttavia, molti analisti e associazioni di consumatori sottolineano come il rialzo costante delle quotazioni del petrolio abbia già eroso gran parte del beneficio: dei 24,4 centesimi di sconto teorico, l’impatto reale percepito dagli automobilisti è stimato in soli 7 centesimi. Troppo poco per fare davvero la differenza.
Dove verranno trovati i soldi: le coperture finanziarie
Uno degli aspetti più complessi riguarda le coperture economiche. Per finanziare il decreto, il Ministero dell’Economia punta su un mix di risorse:
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- 200 milioni di euro deriveranno probabilmente dall’extragettito IVA, ovvero i maggiori incassi dello Stato dovuti proprio all’aumento dei prezzi dei prodotti energetici.
- La parte restante (circa 300-400 milioni) potrebbe essere recuperata dai proventi delle aste delle quote di emissione di CO2 (sistema ETS).
Quest’ultima scelta ha sollevato ulteriori discussioni tecniche, perché i fondi dell’ETS dovrebbero essere destinati prioritariamente alla transizione ecologica e alla decarbonizzazione, mentre in questo caso verrebbero utilizzati per sussidiare il consumo di carburanti fossili.
Critiche e proposte
Nonostante l’efficacia immediata sul prezzo alla pompa, la misura del taglio generalizzato delle accise è considerata da alcuni esperti come “iniqua”. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha ricordato infatti che un aiuto a pioggia favorisce maggiormente le fasce di reddito più alte (chi possiede auto di grossa cilindrata) rispetto a chi possiede utilitarie.
Per questo motivo, alcuni economisti suggeriscono di passare a strumenti più selettivi, come ad esempio:
- L’erogazione di social card specifiche per il carburante.
- Sconti diretti o bonus destinati esclusivamente alle famiglie a basso reddito.
- Detrazioni mirate per il settore dell’autotrasporto e della pesca, anch’essi duramente colpiti dai rincari.
Trasparenza e controlli sui prezzi
Nel frattempo, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy continua a monitorare la situazione attraverso il sistema dei prezzi medi. Sebbene il governo rivendichi l’efficacia dei controlli attivati dall’inizio delle tensioni in Iran, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha espresso riserve sulla diffusione dei prezzi medi, evidenziando come questa pratica possa talvolta facilitare meccanismi di cartello tra le compagnie petrolifere invece di favorire la reale concorrenza.
In sintesi, la proroga del taglio delle accise è ormai certa, ma la sfida resta quella di trovare una stabilità dei prezzi in un mercato globale estremamente volatile. Anche perché gli effetti della crisi in Medio Oriente si faranno sentire ben oltre il 30 aprile, e una proroga ulteriore al taglio delle accise non sembra realistica. Qualcosa però andrà fatto. E anche in fretta.