Una decisione inquietante e anacronistica sta scuotendo l’Argentina: il governo di Javier Milei ha ufficialmente reintrodotto nel linguaggio amministrativo termini offensivi per le persone con disabilità, classificandole come “idioti”, “imbecilli” o “deboli di mente”.
La modifica è stata introdotta tramite un decreto che riforma l’Andis (Agenzia nazionale della disabilità), riportando in uso una terminologia che il Paese aveva abbandonato da anni per allinearsi agli standard internazionali. L’Argentina, infatti, aveva adottato la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ma l’attuale esecutivo ritiene che i precedenti criteri fossero troppo inclusivi, lasciando spazio a possibili truffe nel sistema pensionistico.
Perché questa decisione è pericolosa?
La scelta del governo Milei è più di una semplice revisione burocratica: è un ritorno a una visione medievale della disabilità, che non solo umilia, ma rischia di compromettere diritti fondamentali. Definire una persona con disabilità come “idiota” o “imbecille” non è solo un insulto: ha implicazioni concrete sulla possibilità di accesso al lavoro, all’istruzione e all’assistenza.
Le associazioni per i diritti umani e le ONG hanno condannato duramente il provvedimento, sottolineando che si tratta di un passo indietro di decenni rispetto ai progressi fatti per garantire una società più inclusiva. Il rischio, come evidenziato dall’Associazione Civile per l’Uguaglianza e la Giustizia (ACIJ), è che questa classificazione possa essere usata per escludere le persone con disabilità dal mondo del lavoro e dai servizi sociali.
Milei e la strategia dello shock: un attacco ai diritti?
Non è la prima volta che il governo di Milei compie mosse provocatorie e divisive. Il presidente argentino, noto per le sue posizioni ultraliberiste e anti-sistema, ha già dimostrato di voler demolire i diritti acquisiti con riforme radicali che colpiscono le fasce più vulnerabili della popolazione.
Dopo lo scandalo delle criptovalute, che lo ha visto coinvolto in presunte truffe ai danni dei cittadini, questa nuova decisione appare come l’ennesimo tentativo di distogliere l’attenzione con un provvedimento shock. Ma a pagare il prezzo di questa politica saranno le persone con disabilità, che si vedranno stigmatizzate e discriminate.
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Le proteste riusciranno a fermare questo scempio?
Le manifestazioni contro il decreto si stanno moltiplicando in tutto il Paese. Le associazioni chiedono il ritiro immediato della riforma, sostenendo che violi i principi fondamentali della Convenzione ONU. Ma il governo Milei, almeno per ora, sembra deciso ad andare avanti per la sua strada.
Il rischio è che questa decisione crei un precedente pericoloso, non solo in Argentina, ma in tutto il mondo: se uno Stato può legalizzare il linguaggio discriminatorio, quali saranno i prossimi diritti a essere cancellati?