L’aspettativa di vita cresce e, con essa, si allontana sempre più la pensione. Dal 1° gennaio 2027, l’età per il pensionamento di vecchiaia salirà da 67 a 67 anni e 3 mesi, mentre quella per la pensione anticipata sarà ritoccata al rialzo: da 42 anni e 10 mesi a 43 anni e un mese per gli uomini e da 41 anni e 10 mesi a 42 anni e un mese per le donne. Per i giovani, il destino è ancora più incerto: chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 vedrà la pensione di vecchiaia contributiva spostarsi a 71 anni e 3 mesi.
Un aumento certificato dagli ultimi dati Istat, che confermano una ripresa della speranza di vita dopo il calo legato alla pandemia. La giustificazione ufficiale è che nel periodo Covid si è verificata una riduzione dell’aspettativa di vita e ora si stanno recuperando i mesi persi. Peccato che, a farne le spese, siano ancora una volta i lavoratori, costretti a restare attivi fino a un’età sempre più avanzata.
Lavorare fino a 70 anni (e oltre) diventa la norma?
Chi sperava di potersi godere un po’ di riposo dopo una vita di sacrifici dovrà rivedere i propri piani. Gli aumenti non si fermeranno nel 2027, ma continueranno nei successivi bienni: +2 mesi nel 2029, +2 mesi nel 2031, +1 mese nel 2033 e altri 2 mesi nel 2035.
E per i più giovani la situazione è ancora più drammatica. Oltre all’aumento dell’età pensionabile, cresceranno anche i requisiti contributivi. Ad esempio, la pensione anticipata contributiva non solo slitterà a 64 anni e 3 mesi, ma richiederà anche 20 anni e 3 mesi di contribuzione effettiva.
In poche parole, la pensione sta diventando un miraggio sempre più lontano, mentre la prospettiva di dover lavorare fino a tarda età diventa una certezza.
Le nuove regole penalizzano chi vuole smettere di lavorare
Negli ultimi anni, il sistema pensionistico è stato sottoposto a una serie di restrizioni e penalizzazioni. In particolare, per la pensione anticipata contributiva sono state introdotte nuove regole che rendono l’uscita dal mondo del lavoro ancora più difficile:
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- l’importo minimo richiesto è stato aumentato da 2,8 a 3 volte il valore dell’assegno sociale (e salirà a 3,2 volte dal 2030);
- è stata introdotta una finestra mobile di 3 mesi, che ritarda ulteriormente l’accesso alla pensione;
- è stato imposto un tetto massimo alla rendita previdenziale pari a 5 volte il trattamento minimo Inps fino all’età di vecchiaia.
Tutte misure che sembrano studiate per disincentivare il pensionamento anticipato e costringere i lavoratori a rimanere attivi il più a lungo possibile.
Il governo interverrà per bloccare l’aumento?
Secondo le dichiarazioni del ministro del Lavoro, l’aumento dell’età pensionabile potrebbe essere bloccato con un provvedimento ad hoc, che dovrà passare al vaglio delle Camere nei prossimi mesi. L’Inps, intanto, ha mantenuto invariati i requisiti nei suoi simulatori fino al 2028, lasciando intendere che una marcia indietro sia possibile.
Tuttavia, il rischio è che l’eventuale blocco degli adeguamenti venga compensato con nuove penalizzazioni, come l’allungamento delle finestre mobili o il taglio degli assegni. La pensione è sempre più lontana e la prospettiva di lavorare fino a 70 anni (e oltre) diventa una realtà concreta.