Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo Decreto Lavoro lo scorso 28 aprile, introducendo disposizioni urgenti con risorse pari a circa 934 milioni di euro per contrastare il lavoro precario e sostenere l’occupazione giovanile e femminile. Tra le novità più rilevanti per lavoratori e imprese spicca il bonus stabilizzazione, una misura mirata a incentivare la trasformazione dei contratti a tempo determinato in posti di lavoro stabili. Questo nuovo incentivo non rappresenta una proroga del precedente esonero per gli under 35 scaduto il 30 aprile, ma si configura come uno strumento a parte strutturato sotto forma di sgravio contributivo. Le regole previste dal decreto impongono paletti precisi sia per l’età dei beneficiari sia per le finestre temporali entro cui effettuare le stabilizzazioni. Se hai un contratto a termine in corso, o se gestisci un’azienda e stai pianificando le assunzioni, è fondamentale conoscere le tempistiche di questa agevolazione economica in attesa del definitivo via libera europeo. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.
Cos’è e quanto vale il bonus stabilizzazione
La misura consiste in uno sgravio contributivo del 100% a favore dei datori di lavoro privati che decidono di assumere in pianta stabile i giovani già inseriti in azienda. L’agevolazione annulla i versamenti previdenziali, fermo restando il pagamento dei premi e contributi Inail.
L’importo massimo del beneficio è pari a 500 euro mensili per lavoratore e viene riconosciuto per una durata massima di 24 mesi. Questo abbattimento del costo del lavoro serve a promuovere l’occupazione giovanile e stabile, e si affianca alle altre misure sugli incentivi per under 35 e donne.
Si stima che la norma interessi un’ampia porzione dei 2,4 milioni di rapporti a termine attuali in Italia. Nello specifico, il focus è sui contratti privi di causale, dato che la giustificazione diventa obbligatoria solo dopo i primi 12 mesi.
A chi spetta: i requisiti del lavoratore
Il Governo ha circoscritto la platea dell’agevolazione tramite limiti anagrafici e lavorativi per chi deve essere assunto. Non tutti i dipendenti a termine, quindi, possono dare modo al datore di ottenere l’incentivo.
Al momento della trasformazione da tempo determinato a tempo indeterminato, il lavoratore deve possedere due requisiti fondamentali:
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- Età inferiore a 35 anni alla data esatta della conversione del contratto.
- Mai occupato a tempo indeterminato in precedenza nel corso dell’intera vita lavorativa.
Regole del bonus stabilizzazione per i contratti
Per l’applicazione corretta del bonus stabilizzazione bisogna rispettare un calendario rigoroso, che incrocia la data di stipula iniziale con quella della conversione definitiva.
Il contratto a tempo determinato originario deve possedere una durata massima di 12 mesi e deve essere stato sottoscritto tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026. In questo stesso arco temporale le aziende potrebbero valutare anche altri bonus per le nuove assunzioni previsti dalla normativa.
La trasformazione in rapporto a tempo indeterminato deve invece avvenire obbligatoriamente nella finestra compresa tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026.
Un fattore indispensabile è anche la continuità lavorativa. Non è ammessa alcuna interruzione tra il contratto a termine e la sua successiva trasformazione. Se il rapporto a tempo determinato scade prima del 1° agosto 2026, l’azienda perde il diritto di richiedere l’esonero, poiché non è possibile procedere alle trasformazioni agevolate prima di tale data.
I requisiti per le aziende e l’incremento occupazionale
Oltre a valutare l’età del lavoratore e le date del contratto, il Decreto Lavoro stabilisce vincoli rigidi per i datori di lavoro. Il principio cardine è che l’assunzione debba generare un reale incremento occupazionale netto. Dopo la conversione del contratto, il numero dei dipendenti in forza deve essere superiore alla media calcolata sui 12 mesi precedenti.
L’azienda deve inoltre rispettare le clausole sul salario giusto inserite nel testo normativo e mantenere comportamenti virtuosi sul fronte dei licenziamenti. Sono escluse dall’incentivo le imprese che hanno effettuato determinate tipologie di licenziamenti nei mesi precedenti, e restano fuori dal perimetro di applicazione anche le seguenti casistiche:
- Contratti di apprendistato
- Assunzioni con qualifica dirigenziale
- Rapporti di lavoro domestico.
Infine, per la piena efficacia della norma, è necessario attendere l’autorizzazione ufficiale della Commissione Europea.