Come fare a non pagare la TARI 2026 (legalmente): requisiti ISEE, bonus, riduzioni ed esenzioni

Redazione

25 Aprile 2026

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Chi deve pagare la TARI 2026 e chi, invece, può beneficiare di sconti o dell’esonero totale? L’anno in corso introduce un’importante novità a livello nazionale: l’applicazione strutturale del bonus sociale sui rifiuti, che entra definitivamente a regime dopo anni di attesa. Oltre a questa agevolazione, restano in vigore le rigide regole specifiche per stabilire l’esenzione degli immobili disabitati, le riduzioni per le seconde case e le divisioni di pagamento per le abitazioni concesse in locazione. Ecco tutti i dettagli qui sotto.

Bonus TARI 2026: requisiti ISEE e come funziona

La novità principale per l’anno in corso è il bonus TARI, delineato dal Dpcm del 21 gennaio 2025 ed entrato ufficialmente in vigore il 28 marzo 2025. Questa misura arriva dopo un’attesa di cinque anni, essendo stata prevista originariamente dal decreto fiscale 2020. L’agevolazione, ora gestita a livello nazionale dall’Autorità di Regolazione ARERA, consiste in una riduzione del 25% dell’importo da versare.

Il passaggio della gestione ad ARERA garantisce regole uniformi per tutti i cittadini, eliminando la totale discrezionalità dei singoli Comuni in vigore fino allo scorso anno. Per ottenere lo sconto sulla TARI, è necessario rispettare specifici limiti ISEE che devono essere stati soddisfatti nel 2025:

  • 9.530 euro per la generalità dei nuclei familiari
  • 20.000 euro per le famiglie numerose in cui sono presenti almeno 4 figli.

Esenzione totale: la regola per le case disabitate

Un errore comune è pensare che sia sufficiente non abitare in una casa per evitare il pagamento dell’imposta. Il presupposto del tributo, infatti, è il semplice possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o aree scoperte operative che siano suscettibili di produrre rifiuti urbani.

L’unico modo per non pagare la tassa su un immobile vuoto è dimostrare che questo sia oggettivamente inidoneo alla produzione di rifiuti. Affinché scatti l’esenzione totale, devono sussistere contemporaneamente due condizioni inderogabili:

  • Assenza totale di arredi all’interno dell’abitazione
  • Distacco di tutte le utenze domestiche (gas, luce e acqua).

Se all’interno dell’immobile è presente anche solo un mobile o risulta attiva una singola utenza, il proprietario perde il diritto all’esonero. Risultano inoltre sempre escluse dal calcolo del tributo le aree scoperte pertinenziali o accessorie ai locali tassabili, nonché le aree comuni condominiali previste dal Codice Civile che non siano detenute od occupate in via esclusiva.


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Seconde case e affitto: quando scatta la riduzione

La legge prevede meccanismi specifici per le abitazioni occupate saltuariamente o concesse in locazione. Come chiarito dalle norme e dal Dipartimento delle Finanze del MEF, le amministrazioni locali mantengono un certo margine di manovra per applicare sconti e riduzioni, anche alla luce dei recenti aumenti delle bollette TARI.

Sconti previsti per le seconde case

Chi possiede una seconda casa utilizzata solo per pochi mesi all’anno non è esente dall’imposta, ma ha diritto a una riduzione. La Legge di Stabilità 2014 decreta che i Comuni possono introdurre agevolazioni facoltative per i seguenti casi:

  • Abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale, limitato o discontinuo
  • Locali e aree scoperte adoperati in modo non continuativo ma ricorrente
  • Case occupate da soggetti che risiedono o hanno la dimora all’estero per più di sei mesi all’anno
  • Fabbricati rurali a uso abitativo.

Se la delibera comunale non prevede questi sconti obbligatori per i non residenti, il cittadino ha comunque la possibilità di presentare ricorso.

Inquilino o proprietario: chi deve pagare?

Per gli immobili in affitto, la divisione degli oneri dipende dalla durata della detenzione dell’immobile:

  • Detenzione superiore a 6 mesi: il versamento dell’imposta spetta direttamente all’inquilino.
  • Detenzione inferiore a 6 mesi: l’obbligo di pagamento resta esclusivamente a carico del proprietario dell’immobile.

Scadenze dei pagamenti e rateizzazione

Il gettito della tassa sui rifiuti serve unicamente a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento. Per legge, il Comune non può generare entrate ulteriori da questo tributo, dovendo limitarsi a raggiungere il pareggio di bilancio.

Essendo un’imposta locale, l’ente territoriale ha il compito di definire le date esatte di scadenza e il numero delle rate, potendo offrire una certa flessibilità ai contribuenti. Solitamente, l’importo viene diviso in due o tre rate con le seguenti scadenze generali:

  • Primo acconto entro la fine di aprile
  • Secondo acconto entro la fine di luglio
  • Saldo finale entro il 31 dicembre.

Tuttavia, per agevolare il versamento nel 2026, molti Comuni stanno spalmando i pagamenti su quattro rate. Ricordiamo infine che la normativa prevede sempre riduzioni obbligatorie dell’importo a tutela dei cittadini in caso di gravi disservizi nel sistema di raccolta, e che per chi percepisce sostegni economici come l’ADI è fondamentale verificare la compatibilità con l’esenzione TARI.