Chi ha appena concluso gli studi e non ha mai scritto un curriculum rischia di procedere del tutto a caso, chi deve aggiornarlo e non è consapevole dei trend attuali rischia di seguire standard obsoleti: saper scrivere un CV efficace serve in ogni fase del proprio percorso professionale. A tale scopo, abbiamo individuato i cinque errori più comuni.
Perché il curriculum vitae è utile?
Gli ultimi dati INPS e Istat sul numero di precari in Italia preoccupano. Il tasso di disoccupazione fluttua, quello dell’inflazione aumenta. Ma il mercato del lavoro è diventato globale, cambia rapidamente e non offre solo incertezza, bensì opportunità nuove. Per cavalcare questi cambiamenti, è fondamentale non lasciarci intimidire, ampliare lo sguardo e gli scenari. In tutto ciò, il curriculum è ancora uno strumento indispensabile per presentare le proprie competenze ed entrare nel mondo del lavoro o fare un cambio di carriera. A patto che sia efficace.
Vediamo allora come evitare alcuni degli errori più comuni. Si tratta evidentemente di abitudini consolidate, ma molto semplici da correggere. Il primo passo, del resto, è esserne consapevoli.
1. Essere prolissi
È vero che letteralmente curriculum vitae significa ‘corso della vita’, ma a meno che non sia esplicitamente richiesto, come per esempio avviene in alcuni concorsi o in ambito accademico, il CV non deve riportare tutte le esperienze del candidato. A chiunque abbia una lunga carriera alle spalle, a chi voglia cambiare settore, a chi si candida in ambito aziendale, e a chi cerca nuove opportunità all’estero è vivamente consigliato ridurre i contenuti a non più di due pagine.
Per raggiungere questo obiettivo basta seguire le due regole seguenti.
Eliminare le informazioni irrilevanti
I recruiter hanno pochissimi secondi per effettuare la prima lettura del CV. Per agevolarne il compito, e per avere la possibilità di catturare l’attenzione, le informazioni irrilevanti sono da omettere: distolgono il focus, oltre a rubare spazio prezioso.
Personalizzare i contenuti
I percorsi professionali non sono più lineari come quelli di qualche decennio fa. È perciò raccomandabile inserire solo le informazioni pertinenti alla candidatura, e cioè le esperienze e competenze pertinenti a quel ruolo per quell’azienda, lasciando da parte il resto.
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2. Non inserire risultati quantificabili
Tra il dire e il fare, si dice, c’è di mezzo il mare. Ed è vero. Un conto è scrivere di avere competenze di problem-solving, un conto è dimostrare di averle applicate in uno specifico contesto e di aver perciò raggiunto determinati risultati.
A parità di esperienza e di competenze, il curriculum vitae che dimostra al potenziale datore di lavoro il proprio valore con esempi concreti, numeri, percentuali ha un vantaggio competitivo senza pari.
3. Non tener conto di formattazione e stile
L’abito fa il monaco. Il che, ai fini del nostro discorso, significa che un curriculum con un’impaginazione imprecisa e una veste grafica trascurata può influenzare negativamente l’impressione di chi legge. Il curriculum deve avere un aspetto professionale, una struttura organizzata, una formattazione coerente e uniforme. Si tratta di fattori che non solo comunicano un’idea di ordine e precisione, ma agevolano anche la lettura e consentono una fruizione più efficace dei contenuti.
Oggi del resto non ci sono scuse, perché esistono modelli di CV preimpostati semplicissimi da usare (un esempio è CVwizard), che consentono a chiunque di creare curricola ben fatti e dall’aspetto professionale.
4. Ignorare l’ottimizzazione ATS
Mai sentito parlare degli ATS (Applicant Tracking System)? Si tratta di software ai quali, sempre più spesso, è affidata la prima scansione dei curriculum. L’azienda seleziona una serie di parole chiave, rilevanti rispetto alla posizione aperta, e programma il software in modo tale da individuarle: i CV che le contengono potranno passare alla lettura e alla valutazione dei selezionatori umani, quelli che non le contengono verranno scartati.
Di conseguenza, un errore molto importante – e in Italia piuttosto diffuso – è non tener conto di questo meccanismo. Bisogna invece leggere con attenzione l’annuncio di lavoro, individuare le probabili parole chiave, che in genere corrispondono al ruolo ricercato e alle principali mansioni richieste, e integrarle nel CV.
5. Usare un linguaggio troppo formale, troppo informale o troppo tecnico
Chi ha molti anni di carriera alle spalle ha in genere la tendenza a usare un linguaggio molto formale e, in caso di specializzazione in un determinato ambito, iper-tecnico. Chi è appena entrato nel mercato del lavoro ha in genere la tendenza opposta, e usa un linguaggio molto informale e generico.
Entrambi gli approcci non funzionano. Il tono dovrebbe essere sempre professionale e adatto al contesto, ma equilibrato e accessibile.
Per concludere
Un CV efficace è il biglietto da visita con il quale ci si presenta al futuro potenziale impiego. È un’occasione che va sempre presa sul serio e curata con l’attenzione che merita: evitare gli errori più comuni è il primo passo, semplice ma fondamentale, per aumentare le possibilità di successo nella ricerca di lavoro.