L’assistenza a un familiare con disabilità grave richiede spesso un impegno totale che può costringere a interrompere l’attività lavorativa. Per rispondere a questa necessità e sostenere i caregiver, lo Stato italiano mette a disposizione uno strumento fondamentale: il congedo straordinario Legge 104. Questa misura consente ai lavoratori dipendenti di astenersi dal lavoro per un periodo massimo di due anni, mantenendo il posto ed evitando il licenziamento. Di recente, l’INPS ha pubblicato nuovi limiti economici per questa indennità. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.
I nuovi massimali stabiliti dall’INPS nel 2026
Con la circolare numero 6 del 30 gennaio 2026, l’INPS ha ufficializzato i nuovi importi massimi erogabili per il periodo di assenza. L’aggiornamento, guidato dall’adeguamento automatico al costo della vita, fissa il tetto massimo complessivo a 57.837 euro all’anno. Ma questa somma non corrisponde interamente a quanto il lavoratore riceve direttamente in busta paga, poiché la cifra è suddivisa per legge in due quote distinte:
- 43.380 euro annui come retribuzione effettiva massima
- 14.460 euro annui per la copertura della contribuzione figurativa massima, utile ai fini pensionistici per non subire vuoti di contribuzione durante il congedo.
Per presentare la richiesta è necessario collegarsi al portale ufficiale dell’INPS e utilizzare i canali telematici dedicati ai lavoratori dipendenti.
Come viene calcolata l’indennità in busta paga
Il calcolo dello stipendio mensile erogato durante il congedo straordinario Legge 104 è parametrato all’ultima retribuzione percepita, ma entro precisi limiti. Se la retribuzione fissa del lavoratore è inferiore al massimale annuo di 43.380 euro, lo stipendio di base rimarrà invariato. Nel caso in cui, invece, il lavoratore percepisca una retribuzione superiore a questa soglia, lo stipendio durante l’assenza subirà un taglio per allinearsi al tetto massimo stabilito dalla normativa.
Inoltre, è importante sottolineare che l’indennità copre esclusivamente le voci fisse e continuative della busta paga. Per determinare l’ammontare che lo Stato rimborserà, vengono infatti escluse diverse componenti dello stipendio ordinario, tra cui:
- I compensi per il lavoro straordinario
- I premi di produzione collegati agli obiettivi aziendali
- Le indennità di trasferta
- Le maggiorazioni per turni notturni o festivi
- Qualsiasi altra forma di compenso dal carattere meramente occasionale.
Prima di attivare la richiesta, è quindi consigliabile analizzare attentamente le singole voci della propria busta paga per calcolare l’effettivo impatto economico dell’assenza, magari confrontando anche le regole previste per i permessi riconosciuti dalla Legge 104.
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Gli effetti su ferie, tredicesima e Tfr
Un aspetto di fondamentale importanza, regolato dalle norme pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, riguarda la sospensione dei diritti accessori durante il periodo di congedo. Poiché la misura comporta la temporanea sospensione del rapporto di lavoro ordinario, il dipendente deve tenere conto che durante questi mesi non matureranno alcune voci chiave del contratto. Nello specifico, non vengono accumulati:
- I giorni di ferie e i permessi retribuiti
- La tredicesima mensilità
- La quattordicesima mensilità, ove prevista dal contratto collettivo di riferimento
- Le quote destinate al Trattamento di fine rapporto (Tfr).
Infine, vi è un doppio vincolo temporale da rispettare. Da un lato, il lavoratore dipendente non può richiedere più di 24 mesi complessivi di congedo nell’arco dell’intera vita lavorativa. Dall’altro, la persona con disabilità grave assistita non può dare diritto a più di 24 mesi totali di congedo ai suoi caregiver. Questo limite si applica rigorosamente per garantire un corretto monitoraggio delle prestazioni erogate dall’ente previdenziale, anche alla luce delle recenti novità normative sulla Legge 104.