Quando si verificano infortuni sul lavoro, le tutele previste per il dipendente non si esauriscono affatto con le sole prestazioni economiche liquidate dall’INAIL. Spesso, infatti, l’indennizzo corrisposto non riesce a coprire l’intera gravità dei danni subiti, sia dal punto di vista strettamente economico sia sotto il profilo personale. In questi casi, il lavoratore infortunato ha il pieno diritto di richiedere il risarcimento del danno differenziale, uno strumento fondamentale per colmare la distanza tra la tutela pubblica e il reale danno sofferto. Nello stesso contesto, per molti lavoratori può essere utile approfondire anche come ottenere il risarcimento per infortunio. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.
Cos’è il danno differenziale negli infortuni sul lavoro
Il danno differenziale rappresenta la reale differenza economica tra il valore complessivo del danno subito dal lavoratore (calcolato secondo le regole della responsabilità civile) e la somma che l‘INAIL ha già provveduto a liquidare a titolo di indennizzo. Anche se il dipendente ha già ottenuto una liquidazione previdenziale, ha comunque la possibilità di chiedere a chi gli dà lavoro il risarcimento di tutti gli altri pregiudizi subiti, dopo aver sottratto quanto già pagato dall’istituto pubblico.
Questo meccanismo si fonda sul principio del risarcimento integrale, volto a garantire la riparazione completa di tutti i danni, sia patrimoniali che non patrimoniali. Un esempio concreto riguarda un operaio che subisce una lesione a una mano a causa di un macchinario aziendale difettoso e non sottoposto a corretta manutenzione. Oltre alle cure coperte dall’ente assistenziale, l’assenza prolungata, le spese mediche straordinarie e il potenziale demansionamento al rientro richiedono un risarcimento integrativo.
Tipologie di danno risarcibili e modalità di calcolo
Il risarcimento complessivo si compone di diverse voci che l’INAIL non rimborsa del tutto o non considera affatto:
Danni patrimoniali
I danni patrimoniali incidono in via diretta sulla situazione finanziaria del lavoratore. Questa categoria include le spese mediche, la perdita di una quota di stipendio o una retribuzione ridotta a causa dell’impossibilità di svolgere le mansioni precedenti. Vi rientrano anche i danni da lucro cessante, come le mancate progressioni di carriera, la diminuzione della capacità lavorativa o il danno alla professionalità. In parallelo, in presenza di menomazioni significative, è spesso necessario valutare come tali infortuni possano incidere sull’invalidità da infortunio sul lavoro.
Danni non patrimoniali
I danni non patrimoniali non hanno un riflesso monetario diretto ma toccano la vita personale dell’infortunato. Parliamo del danno biologico (il peggioramento dello stato di salute), del danno morale (la sofferenza fisica ed emotiva vissuta) e del danno esistenziale (il peggioramento delle abitudini quotidiane e delle relazioni). Tali voci, definite complementari, completano la tutela e trovano fondamento nell’articolo 10 del Testo unico sull’assicurazione obbligatoria.
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Un esempio di calcolo pratico
Prendiamo il caso di un lavoratore di 40 anni con un’invalidità permanente del 25% causata da uno degli infortuni sul lavoro:
- Il giudice civile stabilisce che il danno biologico complessivo è pari a 80.000 €
- L’INAIL riconosce per la stessa invalidità un indennizzo pari a 45.000 €
- Il danno differenziale, dovuto dal datore di lavoro responsabile, si calcola sottraendo i 45.000 € dagli 80.000 €, per un totale ancora dovuto di 35.000 €.
A questa quota possono poi aggiungersi altre voci specifiche, come il lucro cessante o la perdita di chance professionali. In caso di riduzione della capacità lavorativa, inoltre, diventa centrale capire come si calcola l’eventuale pensione per invalidità sul lavoro.
Come richiedere il danno differenziale
La richiesta di risarcimento del danno differenziale può essere avanzata seguendo tre diverse modalità operative:
- Attraverso l’assistenza di un sindacato munito di specifico mandato
- Avviando una vertenza stragiudiziale tramite un proprio avvocato di fiducia
- Promuovendo una causa ordinaria dinanzi al Tribunale competente.
La somma dovuta viene pagata direttamente dal datore di lavoro o dalla sua compagnia assicurativa, qualora l’azienda abbia stipulato polizze specifiche per coprire la responsabilità civile verso i dipendenti.
Quali documenti servono per la richiesta
Per presentare la domanda, è fondamentale che l’infortunato raccolga una documentazione accurata, che comprende:
- La copia della denuncia di infortunio
- La documentazione medica (referti del pronto soccorso, cartelle cliniche e lettere di dimissioni)
- La documentazione emessa dall’INAIL (verbali di riconoscimento e di liquidazione delle prestazioni)
- Un parere medico-legale sull’entità e la quantificazione delle lesioni
- Le prove delle spese vive sostenute (es. acquisto di dispositivi di deambulazione o visite private).
Poiché le sole carte potrebbero non bastare a dimostrare la responsabilità dell’azienda, può essere inoltre necessario ricostruire l’accaduto con testimoni o perizie.