In Italia, il diritto alla salute viene sancito ufficialmente dalla Costituzione. Eppure la realtà quotidiana – quella che conta davvero, al netto di chiacchiere e promesse – ci dimostra che accedere a cure tempestive e adeguate è ormai un privilegio per pochi. Cioè per coloro che dispongono di risorse economiche abbondanti (insomma, tanti soldi), utili a ‘saltare’ le interminabili liste d’attesa e magari accedere a strutture private. E non sono abbastanza le esenzioni sanitarie offerte dal Governo, così come è lampante il problema della frammentazione dei servizi, che finisce per penalizzare soprattutto i pazienti più vulnerabili. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.
Curarsi in Italia, una corsa contro il tempo (e il denaro)
La sanità pubblica è in difficoltà. Lo dicono i numeri e se ne lamentano i cittadini, soprattutto quelli che non dispongono di mezzi economici sufficienti per curarsi all’interno di strutture private. Basti pensare che secondo il 7° Rapporto GIMBE del 2024, la spesa privata sanitaria ha raggiunto in Italia quota 45,862 miliardi di euro, mentre il finanziamento pubblico della spesa sanitaria si è fermato a 130,3 miliardi di euro. Di questo passo, nel giro di qualche anno ci ritroveremo a dover abbandonare (quasi) del tutto la strada della sanità pubblica, un tempo fiore all’occhiello del nostro Paese. E in tutto ciò, cosa sta facendo il Governo?
Tramite il Decreto-Legge n. 73 del 2024, l’esecutivo ha provato a introdurre misure che prevedono l’erogazione di visite mediche e specialistiche anche nei giorni di sabato e domenica, con l’obiettivo di ridurre le interminabili liste d’attesa. Ma l’efficacia di queste disposizioni è tutta da dimostrare. In primis, perché si chiede al personale medico un aumento sostanziale delle ore di lavoro, spesso incompatibile con uno stile di vita sano e sostenibile (lo dimostrano i casi di ‘burnout’, sempre più frequenti tra medici e infermieri). E in secondo luogo, perché è evidente che al di là delle nuove misure molti pazienti continuano a dover scegliere tra attendere mesi (o anni) per una visita, o invece pagare di tasca propria per ottenere responsi in tempi brevi.L’illusione delle esenzioni sanitarie
E le criticità non finiscono qui. Perché le interminabili liste d’attesa rendono inefficaci, se non del tutto inutili, le esenzioni dal pagamento dei ticket sanitari. Queste esenzioni sono infatti concepite per evitare un esborso di denaro a chi si trova in condizioni economiche svantaggiate, oppure a chi soffre di patologie croniche. Ma a fronte di un sistema che non permette visite tempestive, l’unica soluzione che resta, anche ai cittadini più poveri, è quella di rivolgersi ai privati. Quindi spendere soldi rinunciando alle suddette esenzioni.
A ciò si aggiunge poi il problema, cruciale, della frammentazione dei servizi sanitari. In Italia i pazienti gravi, o quelli affetti da più patologie, sono spesso costretti a spostarsi tra vari ospedali per effettuare una marea di visite specialistiche. Manca il coordinamento, mancano le strutture complesse, mancano i fondi. E ovviamente questo si traduce in spese inutili da destinare ai trasporti. Per non parlare dell’obsolescenza delle strutture al Sud, che costringe migliaia di cittadini a una migrazione sanitaria forzata (altri soldi) verso ospedali più attrezzati al Nord.
Le promesse non mantenute dal Governo
Insomma, il disastro della sanità italiana è sotto gli occhi di tutti. Sebbene il Governo abbia introdotto correttivi – come il già citato Decreto-Legge per ridurre le liste d’attesa – i risultati non si vedono e ormai curarsi, nel nostro Paese, è un privilegio per ricchi e benestanti. Nonostante gli sforzi dichiarati, i cittadini continuano a scontrarsi con un sistema inefficiente che li costringe a mettere mano al portafoglio per ottenere (in fretta) tutte le cure di cui hanno bisogno. Servirebbe quindi una riforma profonda, e ancor prima servirebbe riconoscere la gravità della situazione in cui viviamo. Perché continuare a mettere la testa sotto la sabbia, adesso, non ci aiuterà a cambiare le cose. Chissà se ai ‘piani alti’ qualcuno lo capirà.
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