La depressione è una patologia riconosciuta dalla medicina e, nei casi in cui incide in modo significativo sulla vita quotidiana della persona, può dare diritto al riconoscimento dell‘invalidità civile da parte della commissione medica dell’INPS. Non si tratta però di un percorso scontato né automatico, ma di una valutazione che tiene conto di diversi fattori: la gravità certificata della diagnosi, l’impatto concreto sulla capacità lavorativa, sull’autonomia personale e sulla vita di relazione. Ecco quali sono le percentuali indicative riconosciute per i diversi gradi di depressione, e i criteri su cui si basa la commissione per concedere l’invalidità civile.
Le percentuali di invalidità per grado di depressione
Le percentuali di invalidità civile attribuite in caso di depressione non sono fisse, ma variano in base alla gravità della patologia e all’entità del suo impatto funzionale sulla persona. In linea generale, le valutazioni seguono questo schema orientativo:
- Depressione lieve, riconoscimento di invalidità intorno al 20%
- Depressione media, percentuale compresa tra il 30% e il 40%
- Depressione grave, valutazione tra il 50% e il 60%.
Nei casi più severi, con compromissione grave e documentata di tutte le aree funzionali, la percentuale può superare anche il 60%, arrivando in alcuni casi fino all’invalidità totale. Ogni situazione è però diversa, e la commissione medica valuta il singolo caso sulla base della documentazione prodotta e dell’effettiva condizione del richiedente al momento della visita.
Su cosa si basa la valutazione della commissione INPS
La commissione INPS non si limita a prendere atto della diagnosi psichiatrica, ma valuta in modo complessivo quanto la depressione incida concretamente sulla vita della persona in tre aree principali:
- Capacità lavorativa: la depressione può compromettere in misura variabile la possibilità di svolgere un’attività lavorativa, sia per la difficoltà a mantenere la concentrazione e la produttività, sia per i periodi di crisi acuta che rendono impossibile qualsiasi impegno professionale. Nei casi gravi, la compromissione può essere totale e permanente
- Autonomia personale: la patologia può ridurre la capacità di gestire in modo autonomo le attività quotidiane di base, dalla cura di sé alla gestione della casa, fino alle relazioni sociali. Nei casi più gravi, il soggetto può necessitare di assistenza continua o periodica da parte di terzi
- Vita quotidiana: la depressione può interferire profondamente con la qualità della vita, riducendo la partecipazione sociale, compromettendo i ritmi sonno-veglia e alimentari e isolando progressivamente la persona dal proprio contesto familiare e relazionale.
Perché la documentazione medica è determinante
Uno degli aspetti più importanti da tenere presente nella valutazione dell’invalidità civile per depressione è il peso decisivo della documentazione medica. Non basta infatti la sola diagnosi del medico, ma è fondamentale presentare una documentazione clinica completa, aggiornata e dettagliata, che includa:
- Certificazioni dello psichiatra o del medico specialista che ha in cura il paziente
- Referti di eventuali ricoveri o accessi al pronto soccorso legati alla patologia
- Documentazione relativa ai trattamenti farmacologici in corso o pregressi
- Eventuali relazioni psicologiche o neuropsichiatriche che descrivano l’impatto funzionale della malattia.
La commissione medica si basa su ciò che il richiedente riesce a dimostrare con documentazione oggettiva, non su ciò che viene semplicemente dichiarato. Per questo motivo, raccogliere con cura tutta la storia clinica del paziente, con particolare attenzione agli episodi più gravi e alle limitazioni funzionali documentate, è una condizione essenziale per ottenere un riconoscimento adeguato.
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La valutazione individuale dei casi
È importante ricordare che le percentuali indicate sopra rappresentano soglie orientative, non valori assoluti. Due persone con la stessa diagnosi di depressione grave possono ricevere percentuali diverse, perché ciò che conta non è solo il “nome” della patologia, ma l’impatto reale e documentato che essa ha sulla funzionalità della persona in quel momento specifico della propria vita.
Per questo motivo, prima di presentare la domanda di invalidità civile, è sempre consigliabile rivolgersi a uno psichiatra o a un medico di riferimento per costruire insieme una documentazione clinica solida e completa, e valutare eventualmente il supporto di un patronato o di un consulente esperto in materia previdenziale, che possa assistere il richiedente durante l’intero iter di valutazione.