La Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, meglio nota come DID, è uno di quei passaggi burocratici che molti compilano “per forza”, spesso senza sapere davvero a cosa serva. In realtà è un documento fondamentale: è l’atto che, per legge, segna l’inizio dello stato di disoccupazione e apre la porta a servizi, bonus e sussidi legati al lavoro. Ecco come funziona.
Cos’è la DID e a cosa serve
La DID è una dichiarazione con cui una persona afferma ufficialmente di essere subito disponibile a lavorare e a partecipare alle iniziative proposte dai Centri per l’impiego (CPI): corsi di formazione, colloqui di orientamento, politiche attive per il ricollocamento.
Dal decreto legislativo 150/2015 in poi, per il riconoscimento dello stato di disoccupazione non basata più semplicemente “non avere un lavoro”, ma serve essere senza impiego e aver presentato la DID per via telematica. Senza questo passaggio, ai fini delle norme sul lavoro, si risulta ‘non occupati’, ma non si è riconosciuti come disoccupati in senso pieno.
Questa differenza è importante perché la DID:
- È necessaria per iscriversi ai Centri per l’impiego e accedere ai loro servizi.
- È richiesta per molte misure di sostegno legate al lavoro, come NASpI, DIS‑COLL, Supporto per la formazione e il lavoro (SFL) e anche per l’Assegno di inclusione
- Viene usata per costruire il Patto di servizio personalizzato, il documento con cui CPI e lavoratore definiscono impegni e percorso di ricerca attiva.
Chi deve (e chi può) presentarla
In linea generale, possono rilasciare la DID tutte le persone in età lavorativa senza occupazione e davvero interessate a cercare un impiego. Più in concreto, rientrano tra i destinatari:
- Le persone disoccupate, a prescindere dal fatto che percepiscano o meno una prestazione di sostegno al reddito (NASpI, DIS‑COLL, ecc.)
- I lavoratori dipendenti a rischio disoccupazione, cioè che hanno ricevuto una lettera di licenziamento e sono nel periodo di preavviso
- Chi svolge un lavoro con redditi molto bassi (in genere sotto 8.500 euro annui se dipendente o parasubordinato, sotto i 5.500 euro se autonomo) e cerca un’altra occupazione
- I giovani dai 16 anni in su che hanno assolto l’obbligo scolastico e vogliono entrare nel mercato del lavoro.
Non possono, o non devono, rilasciare la DID:
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- I pensionati di vecchiaia o anzianità
- Chi è occupato con redditi superiori alle soglie indicate
- Le persone che presentano domande solo di natura sociale o sanitaria (ad esempio per invalidità) ma non stanno effettivamente cercando un lavoro.
In alcuni casi la DID è implicita: la legge prevede che la domanda di NASpI inviata all’INPS valga anche come DID, senza doverla inserire separatamente.
Come si presenta la DID
La modalità ormai standard è quella online. La dichiarazione può essere resa:
- Sul portale nazionale delle politiche del lavoro (ex MyANPAL / portale ministeriale), tramite SPID, CIE o CNS
- Sui portali regionali del lavoro, dove presenti, che dialogano con i Centri per l’impiego
- Direttamente presso il Centro per l’impiego della propria zona, con l’aiuto di un operatore che inserisce i dati nel sistema.
Nella DID vengono riportate alcune informazioni di base: dati anagrafici, titoli di studio, eventuali esperienze lavorative principali, disponibilità territoriale e tipologia di impiego ricercato. Queste informazioni serviranno poi al Centro per l’impiego per convocare la persona, definire il Patto di servizio e proporre offerte di lavoro o corsi coerenti.
Cosa succede dopo la DID
Dopo aver presentato la DID, il passo successivo è in linea di massima la convocazione da parte del Centro per l’impiego per il colloquio di profilazione e la firma del Patto di servizio personalizzato. Da quel momento, chi è disoccupato ha alcuni obblighi:
- Presentarsi alle convocazioni
- Partecipare alle iniziative concordate (orientamento, formazione, tirocini)
- Non rifiutare senza motivo offerte di lavoro “congrue”
Il mancato rispetto di questi impegni può portare a sanzioni sui sussidi collegati, come riduzioni o sospensioni, soprattutto per chi percepisce prestazioni condizionate alle politiche attive (NASpI, SFL, ADI).
Bisogna però distinguere i vari passaggi che riguardano la DID a seconda del sussidio a cui si fa riferimento. Ecco una panoramica dei ‘flussi’ distinti.
SFL (Supporto per la Formazione e il Lavoro)
DID:
- Rilasciata in fase di domanda SFL all’INPS (nel Quadro D, spunta checkbox).
Dopo esito positivo:
- Ti iscrivi a SIISL e sottoscrivi il PAD (Patto di Attivazione Digitale)
- Nel PAD devi indicare almeno 3 agenzie per il lavoro già contattate.
Centro per l’impiego:
- Dopo il PAD, il CPI ti convoca per firmare il PSP (Patto di Servizio Personalizzato).
Obblighi:
- Presentarsi alle convocazioni
- Partecipare a percorsi di formazione, tirocini, progetti utili
- Non rifiutare senza motivo offerte di lavoro “congrue”.
Se abbandoni il percorso o rifiuti un’offerta congrua → perdi il beneficio.
ADI (Assegno di Inclusione)
DID:
- Non va spuntata nella domanda ADI all’INPS
- Rilasciata su SIISL, contestualmente alla firma del PAD.
PAD:
- Sottoscrivi il Patto di Attivazione Digitale su SIISL
- Indichi almeno 3 agenzie per il lavoro contattate.
Centro per l’impiego:
- Dopo il PAD, il CPI ti convoca per firmare il PSP, che definisce il percorso di reinserimento lavorativo.
Obblighi:
- Presentarsi alle convocazioni
- Partecipare a percorsi di accompagnamento, formazione, orientamento;
- Aderire alle misure definite nel PSP.
Se non confermi la partecipazione ogni 90 giorni → beneficio sospeso.
NASpI (Disoccupazione)
DID:
- Non si fa nella domanda NASpI all’INPS
- Si rilascia al Centro per l’impiego (o sul portale regionale / SIISL) entro 30 giorni dalla domanda o dall’assegnazione della NASpI.
PSP:
- Dopo la DID, il CPI può convocarti per profilazione, e in alcuni casi farti firmare un PSP (non sempre obbligatorio come per SFL/ADI, ma è prassi diffusa per chi è attivo come disoccupato).
Obblighi per NASpI:
- Presentarsi alle convocazioni del CPI
- Partecipare a iniziative di attivazione se proposte
- Non rifiutare senza motivo offerte di lavoro congrue.
Se non rilasci la DID entro 30 giorni → perdi la NASpI.
Qui sotto una tabella riassuntiva per chiarire:
| Caso | DID dove? | DID quando? | Convocazione CPI? | PSP obbligatorio? |
| SFL | INPS (nella domanda) | In fase di domanda | Sì, dopo PAD | Sì, firma PSP su SIISL/CPI |
| ADI | SIISL (con PAD) | Dopo domanda ADI, prima/contesto PAD | Sì, dopo PAD | Sì, firma PSP |
| NASpI | Centro per l’impiego | Entro 30 giorni da domanda/assegnazione | Possibile | Spesso, ma non sempre esplicitato come SFL/ADI |
In sintesi, la DID è il “tasto ON” del tuo percorso ufficiale da disoccupato: senza, molti diritti – dai servizi dei Centri per l’impiego a diverse indennità – semplicemente non si attivano o decadono.