L’attesa delle imprese italiane per la ripartenza degli incentivi legati alla digitalizzazione e all’efficienza energetica è giunta al termine. La direzione generale per la Politica industriale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha pubblicato il decreto con le istruzioni per accedere alle agevolazioni del Piano Transizione 5.0.
A partire dalle ore 12:00 di venerdì 12 giugno 2026, sul portale del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) sarà operativa la piattaforma per la prenotazione delle agevolazioni per investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati e nell’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. Le novità introdotte per questa fase sono numerose e ridefiniscono in modo significativo i criteri di accesso. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.
Come cambia il Piano Transizione 5.0 per le imprese
Il decreto attuativo, firmato lo scorso 4 maggio dal ministro Adolfo Urso, definisce le regole per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Il provvedimento introduce modifiche sostanziali alla natura del beneficio.
Addio al credito d’imposta: si passa all’iperammortamento
La variazione principale riguarda lo strumento fiscale. Il credito d’imposta non è più attivo dal 1° gennaio 2026. Da quest’anno l’agevolazione si trasforma in un regime di iperammortamento con aliquote del 180%, 100% e 50% calcolate su base annuale. In parole semplici, si tratta di una maggiorazione percentuale del costo di acquisto del bene solo ai fini fiscali (non sono soldi in più spesi, ma solo “valore fiscale”), che permette ogni anno di dedurre molto di più rispetto a quanto si farebbe normalmente.
Risorse ridotte e automatismo
Le risorse complessive sono state ridotte a 2,5 miliardi di euro a causa della rimodulazione del PNRR. Il bonus viene erogato senza istruttorie (in modo automatico), ma l’accesso è subordinato al raggiungimento di precisi obiettivi di risparmio energetico: almeno il 3% per l’intera struttura produttiva o il 5% per il singolo processo target dell’investimento.
Esclusione del cloud e limiti per i software
Una delle novità più rilevanti del decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy riguarda l’esclusione esplicita dalle agevolazioni dei software erogati in modalità cloud, ovvero tramite formule “as-a-service” o canoni di abbonamento. Restano invece inclusi i software di intelligenza artificiale on-premise (installati localmente).
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Nelle bozze precedenti, si era ipotizzata la possibilità di includere i costi del cloud limitatamente alla quota di competenza del singolo esercizio, ma tale opzione non è entrata nel testo finale. Questa scelta restringe notevolmente il perimetro degli investimenti digitali ammissibili, escludendo molte delle moderne piattaforme gestionali utilizzate oggi dalle aziende.
Le cinque comunicazioni obbligatorie per l’accesso al beneficio
L’iter burocratico prevede inoltre una nuova procedura di monitoraggio. Le imprese dovranno trasmettere cinque comunicazioni obbligatorie tramite la piattaforma del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), accessibile con SPID o CIE.
Oltre alle tre comunicazioni già previste in precedenza:
- Comunicazione preventiva
- Comunicazione di conferma dell’acconto (pari ad almeno il 20%)
- Comunicazione di completamento dell’investimento
Si aggiungono ora due nuovi adempimenti:
- Una comunicazione periodica entro il 20 gennaio di ciascun anno con i dati sugli investimenti effettuati, i costi sostenuti e le previsioni di utilizzo del beneficio
- Una comunicazione integrativa entro il 30 giugno successivo, contenente il piano di ammortamento e le quote di incentivo imputate nei singoli esercizi.
Questi nuovi obblighi riguarderanno gli investimenti relativi al 2027 e al 2028, poiché il termine del 20 gennaio risulta già superato per l’anno in corso.
Gli scaglioni dell’iperammortamento
Il decreto conferma le aliquote di maggiorazione calcolate su base annuale a seconda degli scaglioni di investimento:
- 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro
- 100% per investimenti oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro
- 50% per investimenti oltre 10 milioni e fino a un massimo di 20 milioni di euro.
Documentazione richiesta e impatto per le imprese
Per accedere alle agevolazioni del Piano Transizione 5.0, restano fermi gli obblighi documentali a carico del beneficiario:
- Acquisizione di una perizia tecnica asseverata relativa ai beni acquistati e interconnessi
- Presentazione di una certificazione contabile sull’effettivo sostenimento delle spese ammissibili.
Il decreto sancisce inoltre il superamento della clausola “made in Europe“, fatte salve le specifiche regole previste per i moduli fotovoltaici.
Sebbene la nuova operatività della misura sblocchi gli incentivi, il quadro si presenta più selettivo rispetto alle ipotesi iniziali. L’esclusione del cloud limita l’impatto degli investimenti digitali e l’introduzione di cinque comunicazioni aumenta sensibilmente il carico amministrativo per le imprese. In parallelo, alcuni comparti come quello agricolo possono contare anche su strumenti dedicati come il Bonus ZES per agricoltura e assunzioni, che si affianca alle misure della Transizione 5.0.
Per pianificare al meglio gli investimenti, vi invitiamo a monitorare costantemente le linee guida ufficiali del GSE e a preparare con cura la documentazione necessaria per avviare la procedura.