Imu, Tari e multe inclusi nella rottamazione: l’ipotesi (vantaggiosa) nel nuovo decreto fiscale

Redazione

11 Maggio 2026

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La chiusura della recente rottamazione fiscale lo scorso 30 aprile ha registrato numeri inferiori alle aspettative. Nonostante le domande presentate da 1,8 milioni di contribuenti, l’adesione si è fermata al 23% della platea potenziale, con un incasso stimato inferiore a 2 miliardi di euro rispetto ai 9 miliardi attesi. Per compensare questo ammanco, il Governo sta correndo ai ripari. Attraverso un nuovo emendamento al decreto fiscale, in discussione in questi giorni presso la commissione Bilancio al Senato, si sta facendo largo l’ipotesi di riaprire i termini della definizione agevolata per introdurre una nuova rottamazione estesa a imposte e tributi di competenza degli enti locali. Ecco tutti i dettagli.

Nuova rottamazione: quali debiti rientrerebbero

Se l’ipotesi riceverà il via libera definitivo, insieme all’ok già giunto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, entro il prossimo 26 maggio, la platea dei contribuenti ammessi allo stralcio delle sanzioni si allargherà notevolmente. La misura coprirà esclusivamente i crediti che gli enti territoriali hanno affidato all’Agenzia delle Entrate-Riscossione tra il 1 gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023.

Nello specifico, la lista delle pendenze sanabili dovrebbe includere adesso le seguenti voci:

  • Imu (Imposta Municipale Unica)
  • Tari (Tassa sui rifiuti)
  • Bollo auto
  • Multe stradali per infrazioni al Codice della Strada
  • altri tributi di competenza comunale e regionale.

Come funziona l’adesione per Comuni e cittadini

L’impianto della misura ricalca fedelmente quello applicato per i debiti statali. L’adesione del contribuente permette di versare unicamente la quota capitale della tassa originaria, azzerando le sanzioni e gli interessi di mora maturati nel tempo. Resteranno tuttavia a carico dell’utente le sole spese di notifica e gli eventuali costi procedurali.

In base all’ultima Manovra, gli enti locali potevano lanciare sanatorie autonome, ma le pesanti difficoltà gestionali ne hanno sempre ridotto la reale portata. Con il nuovo intervento, invece, ogni singola amministrazione comunale potrà decidere autonomamente se aderire alla rottamazione. In caso positivo, dovrà comunicare la propria scelta direttamente all’ente nazionale di riscossione entro e non oltre il 30 settembre. Questo permetterà di uniformare il procedimento, consentendo ai cittadini di interfacciarsi in modo semplice con il portale telematico dell’Agenzia per ogni operazione e pratica.

Il piano di pagamento: scadenze e rateizzazione

Per facilitare il saldo dei debiti pregressi, il piano di rientro prevede una dilazione estremamente lunga, strutturata su circa 9 anni. I contribuenti potranno scegliere di suddividere l’importo totale fino a un massimo di 54 rate bimestrali.


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Le prime tre scadenze previste dal piano di rientro sono fissate in modo rigoroso:

  • 31 luglio 2026
  • 30 settembre 2026
  • 30 novembre 2026.

A partire dall’anno 2027, i pagamenti diventeranno poi ciclici, e fino alla 50esima rata le scadenze annuali dovranno essere onorate regolarmente il 31 gennaio, 31 marzo, 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre. Il lungo ciclo di rateizzazione si concluderà infine nel 2035, con gli ultimi tre versamenti programmati rispettivamente per il 31 gennaio 2035, il 31 marzo 2035 e il 31 maggio 2035. In parallelo, per chi ha già in corso piani di rientro con cartelle esattoriali importanti, può essere utile approfondire come ridurre l’importo delle cartelle.

La spinta dell’Anci al decreto fiscale

L’inclusione delle imposte locali in questa manovra è il risultato di forti pressioni istituzionali da parte dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni d’Italia). Nel corso di una recente audizione in Parlamento, Alessandro Canelli, delegato Anci alla finanza locale e sindaco di Novara, ha sottolineato come prioritaria la necessità di un intervento strutturale per aiutare le amministrazioni del territorio.

L’obiettivo della proposta è superare le disparità attuali, creando un modello di adesione agevolata sostenibile e centralizzato. Coinvolgendo direttamente l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, i Comuni vengono quindi esonerati dagli ingenti oneri burocratici, ma offrono allo stesso tempo ai cittadini un percorso di regolarizzazione fiscale chiaro e uguale su tutto il territorio nazionale, soprattutto per situazioni complesse come quelle legate all’Imu pagata in modo errato.