Il Reddito di Libertà è una misura economica fondamentale destinata alle donne vittime di violenza che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità economica. L’INPS, attraverso la circolare n. 44 del 9 aprile 2026, ha recepito le direttive del decreto interministeriale del 17 settembre 2025, confermando un importante adeguamento degli importi spettanti. L’obiettivo del sussidio resta identico: favorire l’autonomia abitativa e personale delle beneficiarie, sostenendo anche il percorso scolastico e formativo degli eventuali figli minori. Per un quadro generale sulla misura del Reddito di Libertà e sulle novità negli importi, ecco qui sotto tutti i dettagli.
Cos’è e a chi spetta il Reddito di Libertà
Il sussidio consiste in un contributo economico erogato in un’unica soluzione, calcolato per un massimo di dodici mensilità. Per potervi accedere, le donne (con o senza figli) devono rispettare specifici criteri anagrafici e trovarsi in una comprovata condizione di povertà legata a un bisogno straordinario e urgente.
I requisiti essenziali previsti dalla normativa sono:
- Residenza sul territorio italiano.
- Cittadinanza italiana, comunitaria o di uno Stato extracomunitario, purché in possesso di regolare permesso di soggiorno. Sono incluse anche le donne straniere con status di rifugiate politiche o titolari di protezione sussidiaria.
- Essere seguite da un servizio sociale territoriale, che ha il compito di dichiarare formalmente lo stato di bisogno.
- Essere prese in carico da uno dei centri antiviolenza riconosciuti a livello regionale.
La misura è inoltre pienamente compatibile con altri interventi di sostegno economico statale, come ad esempio l’Assegno di Inclusione.
Aumento degli importi e fondi disponibili per il 2026
L’importo del contributo è stato ufficialmente innalzato a 530 euro mensili. Si tratta di un incremento significativo stabilito per fare fronte al costo della vita, considerando che il valore era fissato a 400 euro nel biennio 2023-2024 e a 500 euro nel 2025. Per garantire la copertura finanziaria, le risorse statali complessive destinate alla prestazione per l’anno 2026 ammontano a 16,5 milioni di euro.
La circolare INPS stabilisce inoltre una chiara priorità nelle erogazioni. L’ente procederà prima di tutto a integrare le domande già accolte nel 2025: queste ultime beneficeranno dell’adeguamento da 500 a 530 euro mensili, tenendo sempre conto dei fondi disponibili. Solo al termine di questa operazione, l’Istituto disporrà i pagamenti per le nuove richieste presentate nel corso del 2026, inviando un’apposita comunicazione alle interessate.
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Come fare domanda e il ruolo dei Comuni
La gestione burocratica dell’istanza non prevede l’invio diretto da parte della cittadina. La procedura deve passare esclusivamente attraverso i Comuni di residenza, che agiscono da filtro e intermediari. Le interessate possono presentare la richiesta a partire dal 1° gennaio di ogni anno, utilizzando il modulo SR208 denominato “Domanda Reddito di Libertà”.
Affinché la documentazione sia valida per l’invio, la domanda deve contenere due attestazioni obbligatorie:
- La dichiarazione del rappresentante legale del centro antiviolenza, che certifica il regolare proseguimento del percorso di emancipazione e uscita dalla violenza.
- La dichiarazione del servizio sociale professionale di riferimento, che conferma l’effettivo stato di bisogno o l’urgenza economica.
I Comuni, dopo aver verificato preventivamente i requisiti e la completezza dei dati, trasmettono l’istanza all’INPS tramite una piattaforma telematica dedicata. Il sistema attribuisce poi alla pratica un codice univoco con data e ora, determinando l’ordine nella graduatoria regionale per l’accoglimento.
Cosa succede alle domande non accolte
A causa del limite massimo delle coperture, non tutte le istanze vengono liquidate immediatamente. L’INPS ha chiarito che le domande presentate entro il 31 dicembre 2025 e risultate “Non accolte per insufficienza di risorse” sono decadute. Tuttavia, le richiedenti interessate non perdono il diritto all’aiuto: possono ripresentare una nuova istanza per il reddito libertà nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026.
Lo stesso principio si applica alle pratiche in corso. Se i fondi dovessero esaurirsi, le richieste in sospeso potranno essere accolte entro la fine dell’anno qualora si rendano disponibili ulteriori risorse regionali o statali. In caso contrario, decadranno in via definitiva, richiedendo un nuovo invio per l’anno successivo. Per avviare correttamente la procedura, il primo passo è rivolgersi quindi ai servizi sociali o al centro antiviolenza del proprio territorio.