Nora (ndr nome di fantasia) ha 62 anni, e suo marito 68. Da marzo 2024 percepivano l’Assegno di Inclusione (Adi). La loro situazione economica non è delle migliori: il marito percepisce una pensione sociale, e ogni euro in più rappresenta un modo per arrivare a fine mese. Tuttavia, l’essere percettori di pensione sociale li ha messi in una situazione complessa e altalenante.
Storie ADI: “Ci hanno revocato ADI per la pensione”
Racconta Nora che a partire da aprile 2024, quando il marito ha iniziato a ricevere la pensione sociale, l’importo dell’Assegno di inclusione era prima stato stato ridotto a 102 euro. Una somma esigua, ma comunque utile per coprire piccole spese quotidiane.
Ma la vera doccia fredda è arrivata a gennaio 2025, quando “dopo l’aggiornamento dell’ISEE, che risultava essere di circa 2.000 euro, l’Inps mi ha comunicato che l’Adi era addirittura decaduto”, racconta Nora.
Sembrava la fine di un supporto essenziale, ma a febbraio è arrivato un messaggio inaspettato: l’Inps aveva riattivato il pagamento “ero felice, addirittura avevano aumentato l’importo a 161 euro”, dice la donna. Una notizia che aveva ridato speranza a Noemi e a suo marito, un aiuto concreto per mettere in tavola qualcosa di più di un “piatto di pasta in bianco”.
Prima ADI riattivato, poi nuovamente decaduto
Ma la speranza si è rivelata illusoria. Il 13 marzo, il pagamento atteso per il mese precedente non è arrivato e, ancora una volta, l’Inps ha dichiarato decaduto l’assegno. “Si divertono a prendere in giro le persone?”, si chiede Noemi, amareggiata. “Loro con 161 euro non ci comprano nemmeno una bottiglia di vino, per me voleva dire magari una bistecca”.
La vicenda di Nora e il marito è la rappresentazione di un sistema che, tra continui cambiamenti e criteri poco chiari, lascia nell’incertezza chi ne ha più bisogno, intrappolandolo talvolta in un circolo vizioso senza vie di uscita.
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L’Assegno di Inclusione, nato per sostenere le famiglie fragili, rischia in questo modo di diventare un percorso ad ostacoli, fatto di illusioni e spesso anche di un’assistenza sociale che sembra voltare le spalle ai più deboli.