Una donna vittima di violenza di 32 anni fa emergere le contraddizioni sul sussidio ADI: “Aspetto risposte da mesi”.
Alice (ndr, nome di fantasia), vittima di violenza domestica, denuncia una situazione di grave disagio economico e burocratico che sta mettendo a rischio la sua serenità economica e quella della sua bambina.
Storie ADI: ho denunciato il mio ex ma sono nel suo ISEE
Dopo aver trovato il coraggio di denunciare il suo ex compagno a gennaio 2024, ottenendo una misura cautelare di allontanamento, ha cercato di ricostruire la sua vita accedendo al sussidio ADI (Assegno di Inclusione), un supporto economico fondamentale per chi si trova in difficoltà, comprese le donne vittime di violenza.
La sua richiesta di ADI era stata accolta e, per un periodo, ha beneficiato del sostegno. Successivamente, avendo trovato un’occupazione, ha comunicato la variazione reddituale tramite ADI-com.
Ma nel dicembre 2024, arriva l’incubo: il suo ex compagno ha presentato una nuova dichiarazione ISEE, includendo impropriamente lei e la loro figlia minore nel suo nucleo familiare. Questo ha portato al blocco del sussidio da parte dell’INPS. Probabilmente un dispetto, fatto col proposito di danneggiarla.
“Ho mostrato più volte che lui ha dichiarato il falso, ma INPS non ne vuole sapere”
Nonostante abbia più volte dimostrato di vivere da sola con la figlia, con un contratto d’affitto intestato a suo nome e la cancellazione dal nucleo familiare presso l’Anagrafe Nazionale, la sua domanda di ripristino dell’ADI è ancora in “revisione”.
Da gennaio 2025, ha intrapreso un estenuante percorso di incontri con gli uffici INPS, assistenti sociali e avvocati, presentando documentazione e PEC agli uffici centrali di Roma. Ad oggi, nonostante le conferme da parte dell’ente previdenziale sulla sua idoneità al sussidio, non riceve alcuna erogazione.
Nel frattempo, la donna si trova in una situazione di estrema difficoltà economica: con un reddito pari a zero, il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento da parte dell’ex compagno e le spese quotidiane da sostenere per l’affitto, le bollette e la crescita della figlia.
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“Possibile che nessuno mi dia aiuto”
“Quanto tempo ancora devo aspettare per ottenere un aiuto primario e necessario?”, si chiede con angoscia. La situazione solleva interrogativi sulla lentezza delle procedure burocratiche e sulla vulnerabilità delle donne vittime di violenza che, pur cercando di ricostruire la propria vita, si scontrano con ostacoli che le lasciano in una condizione di abbandono.
Il caso mette in evidenza la necessità di un intervento tempestivo delle istituzioni affinché le vittime di violenza non debbano affrontare ulteriori difficoltà a causa di inefficienze amministrative. Mentre l’INPS ha segnalato la dichiarazione ISEE mendace dell’ex compagno, la donna attende ancora risposte concrete e un sostegno che possa garantirle dignità e sicurezza.