Il Trattamento Integrativo, nato originariamente nel 2014 come “Bonus Renzi”, è un’agevolazione fiscale strutturale volta a sostenere il reddito dei lavoratori dipendenti. Nel corso degli anni la misura ha cambiato nome e criteri di erogazione, diventando parte integrante del sistema fiscale italiano.
Ad oggi, pur essendo ancora comunemente chiamato “Bonus 100 euro” o “Ex Bonus Renzi”, segue regole precise basate sul reddito complessivo e sulla capienza fiscale.
L’evoluzione della misura
Nato come un credito di 80 euro per i redditi medio-bassi, è stato potenziato a 100 euro mensili nel 2020. Con la Riforma Fiscale 2024-2025, la misura è stata armonizzata con il nuovo sistema di aliquote IRPEF a tre scaglioni, rendendo l’agevolazione più mirata e legata alle detrazioni spettanti al lavoratore.
A chi spetta nel 2026?
Il trattamento integrativo non è più garantito a tutti i lavoratori con redditi fino a 28.000 euro come in passato. La platea è oggi divisa in due fasce principali:
Redditi fino a 15.000 euro
Per chi percepisce un reddito annuo compreso tra 8.501 euro (limite della No Tax Area) e 15.000 euro, il bonus di 1.200 euro annui (100 euro al mese) spetta in misura piena, a condizione che l’imposta lorda dovuta sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente.
Redditi tra 15.001 e 28.000 euro
In questa fascia, il bonus non è automatico. Il lavoratore lo percepisce solo se la somma di determinate detrazioni fiscali (spese sanitarie, interessi sul mutuo prima casa, carichi di famiglia, spese per ristrutturazioni edilizie ed efficienza energetica sostenute fino all’anno precedente) supera l’imposta lorda.
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L’importo erogato sarà pari alla differenza tra la somma di tali detrazioni e l’imposta lorda, con un tetto massimo di 1.200 euro.
Redditi oltre i 28.000 euro
Sopra la soglia dei 28.000 euro annui, il trattamento integrativo decade completamente, poiché i benefici fiscali sono assorbiti dalle nuove aliquote IRPEF e dalle detrazioni d’imposta rimodulate.
Come viene erogato
L’erogazione avviene generalmente in modo automatico in busta paga da parte del datore di lavoro, che agisce come sostituto d’imposta.
- Senza domanda: Non occorre presentare alcuna richiesta all’INPS o all’Agenzia delle Entrate;
- Conguaglio: A fine anno (o in sede di dichiarazione dei redditi con il Modello 730), viene effettuato il calcolo definitivo. Se il lavoratore ha percepito il bonus senza averne diritto (per superamento dei limiti di reddito), dovrà restituirlo.
FAQ: Domande Frequenti
Cosa succede se guadagno meno di 8.500 euro?
Sotto la soglia degli 8.500 euro si rientra nella no tax area. Poiché non si paga IRPEF, non si ha diritto al trattamento integrativo. Tuttavia, se il nucleo familiare è in condizioni di necessità, è possibile richiedere l’Assegno di Inclusione (ADI) o il Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL), che hanno sostituito il vecchio Reddito di Cittadinanza.
Il bonus spetta ai pensionati?
No. Il trattamento integrativo è riservato esclusivamente ai redditi da lavoro dipendente e alcune categorie assimilate (es. disoccupazione NASpI, cassa integrazione). I pensionati beneficiano di altre forme di detrazione specifiche.
Posso rinunciare al bonus in busta paga?
Sì. Se un lavoratore prevede di superare la soglia dei 28.000 euro a causa di altri redditi (es. affitti o premi produzione), può chiedere al datore di lavoro di non erogare il bonus mensilmente per evitare di doverlo restituire in un’unica soluzione l’anno successivo. In questo caso, se i requisiti saranno comunque rispettati, potrà recuperarlo a credito nel Modello 730.
Come influisce il lavoro Part-Time?
Il bonus spetta anche ai lavoratori part-time, ma il calcolo è sempre basato sul reddito complessivo annuo e non sulle ore lavorate. Se il reddito totale resta tra 8.501 e 15.000 euro, il bonus sarà percepito interamente.