Come non pagare o ridurre l’acconto Irpef con il Modello 730

Redazione

26 Maggio 2026

,

Seguici su: Instagram    whtasapp    youtube   tiktok   facebook

Il versamento delle imposte porta spesso con sé dubbi e preoccupazioni, specialmente quando si avvicina la scadenza della seconda rata Irpef a fine anno. Tuttavia, molti contribuenti ignorano che è possibile intervenire sulla propria dichiarazione per alleggerire o eliminare del tutto questo onere. Compilando correttamente il Modello 730, infatti, si può richiedere l’azzeramento o la riduzione del versamento dovuto per l’anno in corso in modo del tutto legale e sicuro.

Questa opzione risulta particolarmente utile per chi prevede un calo delle proprie entrate rispetto all’anno precedente, e non vuole anticipare somme che, a conti fatti, non risulterebbero dovute al Fisco. Ecco qui sotto tutti i dettagli.

Cos’è e quando si paga l’acconto Irpef nel Modello 730

Durante la stagione dichiarativa, entrata nel vivo con i modelli precompilati disponibili dal 30 aprile e da trasmettere entro il 30 settembre, il contribuente non salda solamente l’anno passato. Con la dichiarazione 730/2026, infatti, viene determinata l’Irpef a saldo per il 2025, ma anche l’acconto obbligatorio per l’anno di imposta 2026. L’acconto è dovuto esclusivamente se l’imposta dell’anno precedente, calcolata al netto delle detrazioni spettanti, supera la soglia di 51,65 euro, ed è pari al 100% dell’imposta stessa.

Le tempistiche e la divisione delle rate dipendono dall’importo complessivo:

  • Se l’importo dell’acconto è inferiore a 257,52 euro, il pagamento si effettua in un’unica soluzione entro il 30 novembre.
  • Se l’importo è pari o superiore a 257,52 euro, la somma viene ripartita in due scadenze: il 40% si paga entro il 30 giugno, mentre il restante 60% va saldato entro il 30 novembre.

L’acconto di novembre coinvolge non solo chi usa la dichiarazione ordinaria, ma anche i forfettari e i soggetti Isa tramite il modello Redditi Pf. Per chi ha un datore di lavoro o un ente previdenziale come sostituto d’imposta, eventuali importi a debito come gli acconti vengono gestiti direttamente in busta paga o sulla pensione. Chi è privo di sostituto d’imposta, invece, versa le somme in autonomia seguendo le stesse scadenze.

Chi ha diritto alla riduzione dell’acconto nel Modello 730

Il cittadino che ha la certezza o stima di avere entrate minori nell’anno in corso rispetto a quello passato, determinando di fatto un’imposta inferiore, ha il diritto di richiedere l’azzeramento o un ricalcolo al ribasso della rata di acconto fine anno.


Scarica la nostra app e risparmia con i bonus attivi in Italia:

Questa contrazione economica può derivare da svariati fattori pratici. I casi più comuni riguardano:

  • La chiusura di uno o più contratti di locazione che garantivano entrate fisse
  • La cessazione del lavoro
  • L’aver sostenuto oneri deducibili e spese detraibili molto alte che, nella dichiarazione successiva, andranno ad abbattere fortemente il carico fiscale.

Come non pagare o ridurre la seconda rata

Per bloccare i pagamenti futuri puoi seguire due procedure distinte. La prima opzione consiste nel comunicare la propria decisione direttamente al sostituto d’imposta entro il 10 ottobre, richiedendo espressamente che venga trattenuto un importo minore o nullo come rata di novembre.

Se questa strada non è percorribile, puoi indicare la tua scelta fin dal primo invio telematico, in totale autonomia. Per farlo occorre intervenire sulla sezione V del Quadro F del Modello 730/2026:

  • Barra la casella 1 del rigo F6 per non versare nessun acconto per il 2026
  • Barra la casella 2 del rigo F6 per versare un acconto inferiore, indicando nello spazio accanto la somma ridotta esatta che desideri farti trattenere.

Regole simili valgono anche per l’acconto dell’addizionale regionale e della cedolare secca:

  • Addizionale comunale: usa la casella 3 del rigo F6 per azzerare del tutto il pagamento, o compila la colonna 4 per definire una somma inferiore.
  • Cedolare secca: spunta la casella 5 del rigo F6 per non pagare alcun anticipo, oppure inserisci un importo riproporzionato nella colonna 6.

Metodo storico contro metodo previsionale: calcoli e rischi sanzionatori

I software dell’Agenzia delle Entrate calcolano gli acconti applicando in automatico il metodo storico, che presume semplicemente che nel 2026 si guadagni quanto si è guadagnato nel 2025. Per modificare al ribasso queste trattenute, il contribuente deve invece affidarsi al metodo previsionale, raccomandato solo se calcolato (con una sorta di ‘scommessa’) sui redditi futuri.

Analizziamo un caso concreto. Ipotizziamo che un contribuente abbia pagato 3.000 euro di imposta a saldo per il 2025. Con il calcolo storico, dovrebbe versare un anticipo totale per il 2026 di altri 3.000 euro (suddivisi in 1.200 euro a giugno e 1.800 euro a novembre). Tuttavia, sapendo di volersi prendere sei mesi di pausa dal lavoro da luglio a dicembre 2026, il suo consulente stima che le tasse future ammonteranno ad appena 1.000 euro totali. Dato che la sola prima rata di giugno pari a 1.200 euro supera già il debito atteso, il contribuente può azzerare legittimamente il secondo acconto e non versare nulla a novembre. Se avesse mantenuto invece il metodo storico avrebbe dovuto pagare i 1.800 euro di novembre, potendoli recuperare solo l’anno successivo tramite rimborso.

Attenzione alle stime errate sulle entrate

Si ricorda che modificare le trattenute fiscali è un’azione offerta sotto la propria esclusiva responsabilità. Sfruttare il sistema previsionale significa effettuare una vera e propria scommessa sulle proprie entrate future. Se, a conti chiusi, il calcolo si rivela sbagliato e l’anno successivo emerge un debito d’imposta non regolarizzato, l’Agenzia delle Entrate interverrà applicando una severa sanzione pari al 30% sulla differenza non versata in tempo. Questa eventualità impone quindi di valutare di anno in anno, con la massima cautela e precisione, ogni riduzione richiesta sugli acconti.