Il Governo italiano ha approvato e sbloccato le risorse del nuovo DPCM Automotive, un vasto piano di interventi da 1 miliardo e 343 milioni di euro strutturato per supportare il settore dei motori, le aziende della filiera e i cittadini. Dopo quasi dodici mesi di attesa, il decreto introduce fondi mirati per gli investimenti produttivi e agevolazioni economiche dirette.
Se da una parte i fondi maggiori andranno alle aziende produttrici, e vengono introdotti sostegni per furgoni e moto, dall’altra viene esclusa la riproposizione dell’ecobonus auto. Al suo posto, il provvedimento lancia invece una misura inedita per le categorie svantaggiate: il programma di noleggio a lungo termine sociale.
Questa specifica agevolazione è stata concepita dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per offrire una soluzione di mobilità sostenibile alle famiglie che non dispongono della liquidità necessaria per acquistare una vettura nuova, garantendo al contempo la transizione verso mezzi meno inquinanti. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.
Cos’è il bonus per il noleggio auto a lungo termine sociale
Il decreto destina un plafond specifico di 50 milioni di euro alla creazione di questo nuovo bonus noleggio auto. Si tratta di un’agevolazione statale che mira a ridurre drasticamente il costo del canone mensile per l’utilizzo di vetture sicure e con basse emissioni inquinanti.
A differenza dei tradizionali contributi per l’acquisto di proprietà, questa misura permette alle persone fisiche di coprire il fabbisogno di mobilità pagando esclusivamente tariffe ridotte e calmierate, senza doversi sobbarcare l’intero prezzo di listino del veicolo e i grandi costi iniziali di acquisto solitamente richiesti per i veicoli di ultima generazione.
I requisiti economici e tecnici per ottenere il sussidio
Il legislatore ha fissato paletti molto rigidi per fare in modo che i 50 milioni di euro arrivino esclusivamente alle categorie di cittadini con reali necessità economiche. Per usufruire dei contratti agevolati, è obbligatorio possedere contemporaneamente due requisiti.
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Il limite ISEE per l’accesso
Il primo parametro è di natura reddituale e patrimoniale. La misura è strettamente riservata ai cittadini con un ISEE inferiore a 30.000 euro. Per dimostrare il rispetto di questo tetto, i beneficiari dovranno essere in possesso di una Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) in corso di validità. Un simile requisito di reddito sarà centrale anche per altre misure collegate al settore auto, come l’eventuale esenzione dal bollo auto per i redditi più bassi.
L’obbligo di rottamazione
Il secondo vincolo è di tipo ambientale. Non è possibile accedere alla prestazione economica senza effettuare la rottamazione di una vecchia auto. Il testo della norma specifica in modo inderogabile che il mezzo di proprietà destinato alla rottamazione deve appartenere a una classe di emissione inquinante fino a Euro 4 compreso.
Lo stato del decreto: dalla firma alla Corte dei conti
Il ritardo nell’approvazione del provvedimento è stato fortemente condizionato dalle recenti dinamiche industriali del settore. Le interlocuzioni complesse tra il Governo e il gruppo Stellantis sotto la direzione di Carlos Tavares hanno prolungato i tempi. La situazione si è sbloccata positivamente grazie alla nomina della nuova dirigenza affidata ad Antonio Filosa e alla conferma dei piani per la produzione di nuove auto elettriche presso lo stabilimento di Pomigliano.
Superato questo stallo durato un anno, il DPCM si trova ora nell’ultimo miglio del suo iter burocratico. Il testo ha ricevuto la firma ufficiale della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nei prossimi giorni, il documento passerà alla Corte dei conti per le dovute registrazioni. Solo al termine di queste verifiche e della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il sussidio diventerà pienamente operativo a livello nazionale.