Errore INPS sulla Certificazione Unica 2026: 270mila pensionati coinvolti. Ecco cosa devono fare

Redazione

21 Maggio 2026

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L’INPS ha comunicato un’anomalia fiscale che coinvolge circa 270.000 pensionati italiani. Il problema riguarda la Certificazione Unica, il documento fondamentale per la presentazione della dichiarazione dei redditi. A causa di un’omissione tecnica, molti contribuenti si trovano ora con dati parziali che potrebbero incidere sulla corretta compilazione del Modello 730.

La situazione richiede estrema attenzione, specialmente per chi ha già provveduto all’invio della dichiarazione all’Agenzia delle Entrate. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.

In cosa consiste l’errore nella Certificazione Unica 2026

Il disguido segnalato dall’INPS – l’ennesimo dopo il pasticcio di poche settimane fa – riguarda la mancata indicazione dell’addizionale comunale all’interno delle CU per un gruppo specifico di pensionati. Si tratta di una trattenuta fiscale che viene prelevata ogni mese dall’assegno pensionistico, ma che non è stata riportata nel riepilogo annuale.

Le somme omesse sono quasi sempre di entità contenuta, spesso con importi inferiori a 12 euro. Generalmente, questa è la soglia sotto la quale il Fisco non fa scattare richieste di pagamento. Ma nonostante l’importo ridotto, l’anomalia rende comunque il documento incompleto per la dichiarazione dei redditi.

Per fortuna l’Istituto previdenziale ha confermato di aver già aggiornato le Certificazioni errate, trasmettendole all’Agenzia delle Entrate che sta integrando le informazioni nelle dichiarazioni precompilate.

Modelli 730 già inviati ed eredi

Il nodo principale riguarda chi ha già trasmesso il modello 730 utilizzando il documento errato. In questi casi, la dichiarazione deve essere verificata e modificata. Il disagio si estende inoltre agli eredi dei pensionati deceduti nel 2025. Spetta a loro gestire la dichiarazione dei redditi per conto del defunto e dovranno prestare particolare attenzione all’aggiornamento dei dati INPS.


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Scadenze e procedure per correggere la dichiarazione

La direttiva dell’INPS è chiara: i contribuenti devono basarsi esclusivamente sull’ultima versione disponibile del file. Chi ha scaricato il documento in precedenza è tenuto quindi a effettuare un nuovo accesso per ottenere l’edizione aggiornata della Certificazione.

Nel frattempo i CAF stanno ricevendo le liste delle persone interessate per informarle in modo diretto. Se hai già inviato la tua dichiarazione, il sistema fiscale prevede precise finestre temporali per rimediare:

  • Dal 19 maggio: è possibile annullare il 730 già inviato, ma questa operazione è consentita una sola volta.
  • Entro il 22 giugno: termine per ripresentare la nuova dichiarazione corretta rivolgendosi a un CAF.
  • Entro ottobre: chi ha inviato il 730 in autonomia e non lo annulla in tempo, dovrà correggere i dati tramite il modello Redditi. Questa scelta comporta però la perdita dei benefici previsti dalla procedura ordinaria del precompilato.

I precedenti: altri errori sui documenti fiscali

Quello sui pensionati, purtroppo, non è l’unico problema tecnico registrato dall’INPS negli ultimi mesi sulle comunicazioni fiscali.

Il caso NASpI e maternità di inizio maggio

A inizio maggio, è emerso un difetto nelle elaborazioni per circa due milioni di beneficiari di indennità come NASpI e maternità. L’anomalia consisteva in un codice errato inserito nella casella 718, un problema che rischiava di compromettere l’accesso ai normali benefici fiscali per questi contribuenti.

I ricalcoli sugli assegni di marzo

A marzo 2026, invece, l’ente aveva erogato importi maggiorati fino a 1.000 euro a circa 15.000-20.000 pensionati. In quell’occasione, era stata applicata in modo improprio una detrazione fiscale riservata ai lavoratori dipendenti. Per correggere lo sbaglio, l’Istituto ha dovuto avviare il recupero delle somme in eccesso, concedendo in alcuni casi una restituzione rateizzata fino a otto mesi.

E per finire, sempre a marzo sono state applicate in modo inesatto alcune disposizioni meno favorevoli previste dalla Legge di Bilancio 2024. Stavolta vittime di questo errore sono stati pensionati iscritti a quattro ex casse Inpdap, per cui è già stata prevista la restituzione delle somme trattenute ingiustamente.